Ambiente Ibleo - Portale ambientalista del Sud-Est Siciliano

“Xylosandrus compactus” attacco su carrubo

Pubblicato in Articoli, Documenti fotografici da admin il 6 novembre 2016

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Attacchi da scolitide, presumibilmente Xylosandrus compactus (Eichhoff), su carrubo (Ceratonia siliqua L.) si osservano per la prima volta, nella zona di Zimmardo-Bellamagna, a Modica, a dicembre del 2015; in tale circostanza, però, non si riesce a rinvenire l’insetto, bensì solo le gallerie da egli prodotte in alcuni rami.
Il 6 novembre 2016, si rileva un diffuso attacco dello scolitide su diverse piante di carrubo in un terreno a confine con la SP 40 Scicli-Sampieri e, per la prima volta, si osserva il fitofago all’interno delle brevi gallerie da lui prodotte. Le gallerie, larghe circa 0,8-1,0 mm, dopo un breve tratto si allargano in una camera di allevamento, in tronchi, rami e rametti, di forma irregolare in cui si trovano annidati numerosi individui, di colore bruno nerastro, lunghi circa 1,5-1,8 mm, quasi certamente femmine svernanti. In questa camera avviene l’ovideposizione e dopo la camera viene ampliata per facilitare lo sviluppo delle larve.

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Le piante colpite presentano, sparsi nella chioma, rametti apicali disseccati e anche rami più grossi, di 10-20 cm di diametro, con numerosi fori e gallerie prodotti dallo scolitide. Si tratta in genere di rami relativamente giovani, con corteccia liscia, priva delle caratteristiche screpolature che si riscontrano nei rami di una certa età.

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Le larve si nutrono essenzialmente a spese di funghi dell’ambrosia presenti all’interno delle gallerie materne. I propaguli di detti funghi sono trasportati dalle femmine, stoccati all’interno di strutture particolari del corpo dette micangi e disseminati nelle gallerie di sviluppo per assicurare l’alimentazione della prole. L’infezione micotica provoca un ulteriore deterioramento dei tessuti interessati. I danni alla pianta nei casi più gravi sono rappresentati da un generale e forte deperimento.
La larga polifagia dello scolitide e la capacità di attaccare anche piante sane rendono X. compactus potenzialmente dannoso a molte specie di interesse agrario, forestale e ornamentale.

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E’ di estrema importanza aver individuato l’insetto responsabile “con le mani nel sacco” e poter rendersi conto “de visu” quali sintomi mostra la pianta colpita. Anche perché l’attacco è progressivo nel corso del tempo e le manifestazioni esteriori della sofferenza della pianta sono facilmente riconoscibili con un “tingersi” di rosso delle foglie dei rami colpiti dall’insetto.

Naturalmente per una classificazione più precisa dell’insetto ed eventuali altre patologie ad esso collegate sono necessarie delle analisi più approfondite da svolgersi presso laboratori attrezzati.

Le dune di Marina di Modica: “In nome della legge”.. di Concetto Scivoletto

Pubblicato in Pubblica Evidenza da admin il 18 agosto 2016

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In nome della legge continua lo scempio di Modica e dei suoi straordinari beni monumentali e paesaggistici.

In nome della legge negli anni ’60 fu rasa al suolo la Chiesa di S. Agostino, furono demoliti l’Hotel Bristol e anche un antico palazzo, con regolari licenze e pareri favorevoli, per far posto a tre mostruose costruzioni in cemento armato che hanno stravolto l’armonia del tessuto urbano di Modica Bassa.
In nome della legge seguirono, sempre con regolari licenze e pareri favorevoli, altre demolizioni nel centro storico e altri palazzi furono costruiti lungo il Corso Umberto, nella Via Marchesa Tedeschi, in Piazza S. Giovanni, lungo il Corso Principessa Maria del Belgio, in via Sottotenente Nino Barone, per citare i più eclatanti. Da Modica Bassa a Modica Alta anche gli orti urbani e i pochi spazi di verde attrezzato finirono per essere sommersi dal cemento.
In nome della legge nei decenni successivi, anche dopo il riconoscimento UNESCO, sono state deturpate irreversibilmente le colline che circondano il centro storico con ecomostri forniti di regolari concessioni e pareri favorevoli.
In nome della legge oggi vengono sacrificate senza scrupoli sull’altare del cemento le suggestive dune di Marina di Modica, vero e proprio monumento naturale, Sito di Interesse Comunitario (SIC), ancora una volta con regolari concessioni, autorizzazioni e pareri favorevoli.
Come può accadere tutto ciò, nonostante le leggi di tutela del patrimonio paesaggistico e la crescita della sensibilità ambientalista? Peraltro, è sempre più diffusa la consapevolezza che nuovi posti di lavoro qualificato, innanzitutto per i giovani, possono nascere solo da una politica di salvaguardia e valorizzazione dei nostri beni culturali e ambientali, non certo dalla loro umiliazione e distruzione. Cosa impedisce di realizzare impianti turistici in luoghi esenti da vincoli ambientali, perseguendo in tal modo sia la tutela della bellezza che la creazione di nuovi posti di lavoro? Anche quando la proprietà del suolo è privata, la bellezza del paesaggio specie se tutelato rimane un bene comune.
Se oggi tuttavia s’insiste pervicacemente nello scempio del nostro territorio, vuol dire che l’intreccio fra cattiva politica e interessi privati continua a mantenere in piedi a Modica un vero e proprio sistema che pare essere più forte delle leggi, dei valori, dei beni comuni, ma anche della memoria e della dignità politica, istituzionale e culturale. Un sistema che si alimenta da più di trentanni nella zona grigia della Variante Generale al P. R. G. della nostra Città, con i suoi tempi enormemente dilatati da periodici aggiornamenti, studi, relazioni, incompatibilità di consiglieri comunali e con le sue generose varianti ad personam. Un sistema particolarmente gradito agli amici degli amici e ai potenti di turno che sta distruggendo bellezza, paesaggio e identità territoriale.
Ebbe a dire Giovanni Giolitti, più volte Presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d’Italia: «Le leggi per i nemici si applicano, per gli amici s’interpretano».
Ed è impressionante come lo zelo della cattiva politica modicana – attraverso amministrazioni di vario colore e sigle fino a quella attuale – confermi pienamente questa massima giolittiana.
In nome della LEGGE e della COSTITUZIONE (art. 9) che «tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione», impegniamoci tutti a combattere apertamente tale sistema non solo con la vigilanza continua, ma con una straordinaria mobilitazione dei cittadini liberi, al fine di salvaguardare e trasmettere alle future generazioni la nostra identità territoriale, patrimonio dell’umanità.

​ Concetto Scivoletto

Sicilia, è strage di alberi nel Ragusano: “Iniettano diserbanti negli ulivi secolari”. E c’è l’ombra della “mafia dei pascoli”

Pubblicato in Articoli, Pubblica Evidenza da admin il 13 agosto 2016

Da più di un anno ignoti entrano in terreni privati per versare sostanze diserbanti sulle piante e iniettare direttamente dentro i tronchi liquidi tossici. Un attacco sistematico che si estende per 400 ettari intorno a Modica e Pozzallo. La denuncia: “Sono raid organizzati”. Il bilologo: “Nessun parassita, tracce di avvelenamento”. Il commissariato di Modica indaga per tentata estorsione.

Si materializzano nella notte, quando entrano nei boschi e nei campi per versare sostanze diserbanti sulle radici degli alberi, bruciandoli ed uccidendoli. Oppure utilizzano un trapano per iniettare direttamente dentro i tronchi liquidi tossici, che si espandono lentamente fino alle foglie. Il risultato è micidiale: alberi ancora giovani che si spaccano dal di dentro, disseccandosi, carrubi e ulivi secolari che si svuotano, si anneriscono e perdono le foglie. È una vera e propria strage di alberi quella che sta andando in onda in provincia di Ragusa: un attacco sistematico che si estende per 400 ettari nelle campagne intorno a Modica e Pozzallo.

Le ronde degli avvelenatori - E questa volta non c’entrano i virus o i parassiti: a massacrare gli ulivi e i carrubi del Ragusano infatti sono dei veri e propri blitz, ronde notturne di “squadrette di avvelenatori” che s’inseriscono nottetempo negli appezzamenti di terreno privati per devastare gli alberi con diserbanti e sostanze tossiche. “È una storia che va avanti da più di un anno ormai”, racconta l’agronomo Corrado Rizzone, proprietario di alcuni degli appezzamenti di terreno finiti sotto attacco. “Le ronde vanno in onda di notte, quando nei terreni non c’è nessuno: per mesi ho poi trovato pezzi di alberi spaccati direttamente alla base lasciati sul terreno, mentre tutti gli altri venivano sistematicamente avvelenati“, continua Rizzone che ha sporto una serie di denunce contro ignoti al commissariato di Polizia di Modica. “Nei mesi gli attacchi si sono intensificati creando un danno enorme, non solo per la mancata produzione di carrube e olive, ma anche perché parte della zona ricade sotto il vincolo paesaggistico. Qual è l’obiettivo? Radere al suolo tutti gli alberi della zona?”, dice l’agronomo che a sostegno dei suoi esposti ha anche depositato agli atti degli investigatori una perizia di parte, firmata dal biologo Daniele Tedeschi.

continua su Il Fatto Quotidiano

Legambiente lancia la campagna contro le trivelle

Pubblicato in Comunicazioni da admin il 8 marzo 2016

Legambiente lancia la campagna contro le trivelle.
Previste una serie di iniziative anche in provincia di Ragusa.

Al referendum del 17
aprile i cittadini votino e facciano votare sì per fermare le trivelle, per
salvaguardare il mare italiano e le sue ricchezze. È ora di dire basta alla
deriva petrolifera e riaffermare il protagonismo, la bellezza e la forza dei
territori”.

Parte anche in provincia di Ragusa la campagna di Legambiente contro le trivellazioni petrolifere in vista del prossimo referendum.

Al referendum del 17 aprile vota sì per fermare le trivelle”. È questo l’appello lanciato da Legambiente per invitare gli italiani il 17 aprile a votare ed a far votare SI’. Solo così si potrà abrogare la norma, introdotta con l’ultima legge di Stabilità, che permette alle attuali concessioni di estrazione e di ricerca di petrolio e gas entro le 12 miglia dalla costa, come la VEGA A davanti alle coste iblee, di non avere più scadenze.

Il petrolio - dichiarano Claudio Conti e Natalia Carpanzano, del direttivo siciliano di Legambiente - è un’energia fossile ormai superata dalla storia, che causa inquinamento, dipendenza economica e conflitti, a discapito dei territori e delle risorse preziose come il turismo e la pesca. Per questo è indispensabile che il Governo rimetta in discussione la propria strategia energetica nazionale, abbandonando le fonti fossili, puntando su fonti rinnovabili, efficienza energetica, innovazione e investendo sui quei settori preziosi per l’economia nazionale come il turismo di qualità e la pesca sostenibile, espressione di ricchezza e forza dei territori italiani”-

“Nella battaglia contro la deriva petrolifera, è fondamentale il contributo dei cittadini che sono a chiamati a votare al referendum del 17 aprile contro le trivellazioni “hanno evidenziato Antonino Duchi e Giorgio Cavallo, presidenti dei circoli di Ragusa e Modica”. Per questo Legambiente in questi 47 giorni di campagna referendaria, insieme a tante altre associazioni, si impegnerà e sarà in prima linea per informare i cittadini sul quesito, per portare al voto 25milioni di persone e vincere anche questa volta”.

Per Legambiente è importante votare sì perché: 1) il petrolio è una superata ed inquinante fonte fossile. Tutto il petrolio presente sotto il mare italiano basterebbe al nostro Paese per sole 8 settimane, mentre già oggi produciamo più del 40% di energia da fonti rinnovabili. 2) Per salvaguardare la vera ricchezza del mare italiano: turismo, pesca e biodiversità. Negli ultimi anni nella Penisola è cresciuto il turismo verde, segno che gli italiani vogliono riscoprire le bellezze paesaggistiche del territori. Il patrimonio naturalistico delle nostre destinazioni balneari è la prima motivazione di visita per i turisti stranieri (muove il 30% dei turisti), ed è il secondo motivo di scelta, invece, (24,9%) dei turisti italiani. (Fonte Unioncamere 2013). Un patrimonio importantissimo per l’economia italiana e degli altri Paesi mediterranei, il cui motore principale sono le bellezze naturali dei luoghi. 3) Per completare la realizzazione di un modello energetico pulito, rinnovabile, distribuito e democratico rispettando gli impegni che il nostro Governo ha preso alla COP21 di Parigi a fine 2015.

Niscemi: il Muos è abusivo e resta sotto sequestro. La Cassazione rigetta il ricorso

Pubblicato in Articoli da admin il 18 febbraio 2016

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La Corte ha confermato la tesi della procura secondo cui l’impianto è stato realizzato in un’area di inedificabilità assoluta.

Resta sotto sequestro l’impianto di comunicazioni satellitare militare Muos realizzato dagli Stati Uniti nella riserva del Sughereto di Niscemi (Caltanissetta). Lo si apprende da fonti giudiziarie. E’ l’effetto della decisione della Cassazione che ha rigettato il ricorso dell’avvocatura dello Stato per conto del ministero della Difesa. Rimane vigente l’ordinanza emessa il 1 aprile del 2015 dal gip di Caltagirone, confermata poi dal tribunale per il Riesame di Catania, su richiesta del procuratore Giuseppe Verzera, che ha bloccato la prosecuzione dei lavori per la realizzazione dell’impianto di Telecomunicazione nella base americana per il quale sono indagate otto persone. La Cassazione ha anche condannato il ministero della Difesa al pagamento della spese processuali.

Il procuratore di Caltagirone, Giuseppe Verzera, competente per territorio su Niscemi, ritiene che il sistema di comunicazione del dipartimento della Difesa Usa, Mobile user objective system, il famoso Muos del Sughereto di Niscemi, è sottoposto ai vincoli di rispetto ambientali perché realizzato in un’aerea protetta con inedificabilità assoluta. Tesi condivisa dal Gip Salvatore Ettore Cavallaro che il 1 aprile del 2015 ha disposto il sequestro della struttura. Il provvedimento, che era stato eseguito dal nucleo di polizia giudiziaria della Polizia municipale e dai carabinieri della Procura, era stato confermato il 27 aprile del 2015 dal Tribunale del riesame di Catania, presieduto da Maria Grazia Vagliasindi.

Un sequestro del Muos era stato adottato nell’ottobre del 2012 su richiesta dell’allora procuratore Francesco Paolo Giordano che aveva ritenuto illegittime le autorizzazioni concesse dalla Regione Siciliana, ma era stato poi annullato dal Tribunale del riesame di Catania che invece valutava validi gli atti del governo dell’isola. Ma nel febbraio 2015, il Tar di Palermo, accogliendo il ricorso del Comune di Niscemi, ha annullato tutte le autorizzazioni delle Regione, imponendo il blocco dei lavori. Su questo fronte è ancora pendente un ricorso al Consiglio di giustizia amministrativo di Palermo. Ma per la Procura di Caltagirone è stata la svolta giudiziaria: non si è posto più il problema sulla legittimità delle autorizzazioni, perché non esistono più e quindi, per l’accusa, il “Muos è abusivo”.

Repubblica

Fumarole abusive e tossiche in contrada Bellamagna a Modica

Pubblicato in Articoli da admin il 18 febbraio 2016

Sopralluogo immediato della polizia provinciale che sta indagando. Sprigionate nell´aria sostanze potenzialmente tossiche. Ancora da individuare i responsabili.

E’ stata l’impressionante colonna di fumo nerastro, che sprigionava sostanze potenzialmente tossiche, levatasi alta in cielo e visibile a chilometri di distanza ad allertare la polizia provinciale che ha raggiunto contrada Bellamagna.

In una vasta porzione di area gli agenti hanno scoperto delle immense fumarole abusive che ardevano incontrollate. Il reato è aggravato dal fatto che buona parte della zona, immersa nelle splendide campagne tra Modica e Pozzallo, è protetta da vincolo paesaggistico. Numerosi residenti si erano accorti dell’inquietante fenomeno e stavano per avvisare le forze dell’ordine, ma l’arrivo della polizia provinciale li ha tranquillizzati. I tre agenti di pattuglia hanno sentito alcuni testimoni, procedendo poi all’identificazione di un soggetto intento ad irrigare i campi attigui a quelli dove ardevano le fumarole, per vagliarne posizione e responsabilità in ordine all’accaduto, su cui sono in corso indagini per risalire ai responsabili. Si tratta di persone piuttosto sicure dei fatti loro, dal momento che hanno tranquillamente ammassato cumuli di materiale per i terreni incolti, all’insaputa dei proprietari, in attesa di darvi fuoco come già fatto in precedenza, quando una pesante e densa coltre di fumo maleodorante ha ricoperto l’intera vallata.

I campi sono di fatto stati trasformati in autentiche discariche a cielo aperto di materiale di risulta dalle lavorazioni agricole da pieno campo e serricolo con l’accatastamento, da parte degli ignoti responsabili, di cumuli di ortaggi, in primis carciofi e pomodori andati a male, bocchette di plastica da irrigazione, legacci, plastica dismessa dalle serre ed altro materiale combustibile le cui ceneri, come accennato, risultano potenzialmente tossiche e pericolose per i residenti che respirano l’aria della zona interessata dalle fumarole abusive. I campi risultano disseminati da grosse pile di materiale ancora non dato alle fiamme, insieme ad altri cumuli di materiale inquinante che ancora bruciava alla presenza della polizia provinciale, la quale ha accertato tracce di grossi roghi verificatisi nei giorni precedenti e testimoniate da cataste di materiale e sterpaglia bruciata. Molte pile di materiale di risulta ancora bruciano dall’immediato sottosuolo. E’ dunque probabile che l’intera area possa essere sottoposta a sequestro nell’ambito delle indagini in corso sulla inquietante vicenda.

Antonio Di Raimondo

Il Canale di Sicilia sopra una polveriera

Pubblicato in Articoli da admin il 15 luglio 2014

Il governo dà l’ok a un progetto di trivellazioni nel Canale di Sicilia che potrebbe decretare una vera e propria emergenza ambientale. Ancora una volta Eni ha vinto. L’associazione ambientalista Greenpeace presenterà ricorso e ha chiesto il sostegno e la collaborazione dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani.

«Vergognose le omissioni del decreto che ha sancito la “compatibilità ambientale” del nuovo progetto di trivellazioni nel Canale di Sicilia – ha detto Greenpeace - abbiamo già avviato la procedura per presentare un ricorso e chiediamo aiuto alle amministrazioni locali e alle associazioni di categoria per fermare questa follia».

Il sindaco di Scicli ha confermato la volontà di partecipare al ricorso. Il sindaco di Palermo Orlando ha espresso il suo appoggio alla denuncia presentata da Greenpeace e assicurato che si farà portavoce presso i comuni interessati della necessità di presentare un ricorso contro il decreto. Greenpeace ha chiesto all’ANCI Sicilia di valutare la possibilità di ricorrere in rappresentanza dei Comuni che potrebbero essere in futuro interessati dalle trivellazioni petrolifere.

A esprimere le preoccupazioni del mondo della ricerca scientifica, della pesca e del turismo, sono stati Fabio Fiorentino, ricercatore Istituto per l’Ambiente marino e costiero CNR Mazara del Vallo; Giovanni Basciano, responsabile regionale Agci Agrital; Marco Lion, responsabile ambiente Touring Club Italiano.

Rischio frana, rischio di incidente ai gasdotti, rischio di incidente rilevante durante la perforazione o per incendio della piattaforma: sono alcuni dei punti senza risposta del decreto del Ministero dell’Ambiente che chiude il processo di Valutazione di Impatto Ambientale (decreto VIA n 149/14) del progetto “Off-shore Ibleo” di ENI, che prevede otto pozzi, una piattaforma e vari gasdotti al largo della costa tra Gela e Licata. Le valutazioni sono rimandate a successivi approfondimenti e, per il rischio di “incidente rilevante” deve essere ancora definito uno scenario che valuti i danni e la possibilità di riparare a tali danni, che identifichi le misure di mitigazione e compensazione e che quantifichi i costi per gli interventi.

«Questo decreto è scandaloso. La commissione che doveva valutare il rischio ambientale delle trivellazioni non lo ha fatto e non ha preso in considerazione il rischio da incidente rilevante» afferma Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace. «Lo stesso decreto dichiara che stiamo parlando di impianti ad alto rischio industriale: è gravissimo che siano stati autorizzati quando ancora non sappiamo nemmeno quali sono gli scenari da valutare».

Il decreto autorizza inoltre attività rischiose in un’area tutelata, il Biviere di Gela, che include numerosi siti della rete “Natura 2000”, nei quali sono consentiti solo interventi necessari per motivi di salute dell’uomo e sicurezza pubblica. Vi sono inoltre almeno otto siti “Natura 2000” a poche decine di chilometri dal progetto, su molti di essi non è stata nemmeno fatta una valutazione degli impatti.

Il decreto ignora infine il parere negativo della Regione Siciliana che fino a maggio 2013 si è opposta, con delibere di giunta e documenti degli uffici tecnici, alla proliferazione delle trivelle ritenendo che esse “porterebbero benefici praticamente nulli per la collettività e per il comparto dell’industria della pesca e del terziario turistico avanzato, mentre altissimi potrebbero risultare i potenziali costi relativi alla sostenibilità ambientale ed economica”.

Per rispondere a queste preoccupazioni il decreto prevede un fantasmagorico progetto di comunicazione sui valori del paesaggio e del patrimonio naturale a carico di ENI. «Fa riflettere il fatto che l’intesa di Crocetta con i petrolieri sia stata firmata proprio lo scorso 4 giugno, lo stesso giorno della pubblicazione del decreto che approva il progetto “Off-shore Ibleo”. Ovviamente, sulla Regione, che pure viene ridicolizzata da questo decreto, non possiamo più contare. Tocca ai sindaci dei territori coinvolti, e alle associazioni, intervenire subito per fermare questa follia» conclude Giannì.

Leggi il rapporto “Offshore Ibleo”

Fonte: Il Cambiamento

“Vogliono affossare le rinnovabili”:Il grido d’allarme di Giorgio Garuzzo

Pubblicato in Pubblica Evidenza da admin il 15 giugno 2014

“Vi invito ad ascoltare questo messaggio di Giorgio Garuzzo, possibilmente fino alla fine, prestando particolare attenzione ai numeri, utili per sfatare dei falsi miti. Tra pochi giorni il ministro Guidi dirà come “tagliano” le bollette del 10% alle PMI. Saranno dei regali straordinari ai fossili. Tagliando retroattivamente gli incentivi al fotovoltaico colpiranno migliaia di aziende, agricole e industriali, che avevano trovato nel fotovoltaico un aiuto a tenere in questo periodo di crisi, in primis abbassando i costi delle loro bollette. Non potranno più ripagare i finanziamenti o, se potranno continuare a farlo, non avranno più alcun beneficio e ancora più rischi. Guardate fuori dalla finestra. Oggi è domenica e c’è il sole (sono a Oristano e la giornata è bella): un buon 60/70% dell’energia italiana che stiamo consumando è prodotta dal fotovoltaico. Vuol dire che decine di centrali a carbone, gas e petrolio sono ferme! Stiamo risparmiando milioni di tonnellate di metri cubi di gas, a vantaggio della bilancia dei pagamenti italiani e della sicurezza energetica del Paese, ma soprattutto nessuno ora sta respirando inquinanti che contribuiscono sostanzialmente all’insorgere dei tumori che uccidono più di un italiano su tre! Quando ho iniziato nel 1996 a lavorare nel fotovoltaico, questo era il mio obiettivo. Pensavo che fosse un obiettivo importante e utile alla collettività. Purtroppo ero ingenuo: non pensavo che gli interessi dei fossili (nel business e nello spirito) avrebbero fatto di tutto per tagliare le gambe al fotovoltaico e a me e a molti altri come imprenditori. Giusto il riferimento di Garuzzo a Mattei: sta succedendo la stessa cosa, anche se meno eclatante perché non si abbatte nessun aereo e, controllando i mass media, TV in testa, si evita di far sapere la verità.” Paolo Rocco Viscontini

La spiaggia di Randello (S.I.C.) libera da strutture. FIRMA

Pubblicato in Pubblica Evidenza da admin il 9 giugno 2014

Da qualche giorno sulla spiaggia di Randello (Punta Braccetto RG), è in atto la costruzione relativa ad un progetto di stabilimento balneare presumibilmente della società Donnafugata Resort, così come reclamizzato con grande enfasi anche sul sito istituzionale della struttura alberghiera. L’area demaniale in cui i privati stanno realizzando strutture di servizio alla balneabilità, ( Bar, bagni, cabine ecc.) è inserita nel sito SIC ITA 080004 Punta Braccetto C.da Cammarana quindi dichiarata di grande interesse comunitario. Una porzione del nostro territorio di grande pregio e valenza ma anche di libera fruibilità, sta andando ad ingrassare l’esclusivo interesse di una multinazionale, con la conseguenza di impoverire ancora il nostro territorio ed i suoi cittadini. Tutto sta avvenendo in silenzio , senza esposizione di cartelli autorizzativi, furtivamente e con la massima celerità. L’intervento avviene certamente con il pieno assenso dell’Azienda Forestale di Ragusa gestore del Vivaio lì presente. La stessa Azienda che per anni ha tenuto sigillata l’area forestale, ora ha concesso alla multinazionale che gestisce il resort le chiavi di questo scrigno di Bio diversità, frutto anche di investimenti economici dei cittadini siciliani. Il Comitato Randello Libera ritiene che quanto stia avvenendo sia uno scippo per la nostra comunità, che si sta perpetrando in assenza dei dovuti controlli di legittimità con la logica di favorire interessi forti e penalizzare l’offerta turistica del nostro territorio. Sottoponiamo a Lei tutta la nostra contrarietà per quanto sta avvenendo in quell’area di grande pregio, ribadendo la nostra ferma volontà a portare avanti una decisa azione in difesa del nostro territorio del nostro diritto di cittadini e del futuro della nostra comunità che deve riuscire a trovare la forza, grazie alle sue splendide risorse naturali e culturali, per il suo rilancio economico e sociale.

Il Comitato “Randello Libera”, senza se e senza ma, e senza tante perifrasi, chiede e si attende tempestive iniziative da parte della Amministrazione e di tutto il Consiglio Comunale del Comune di Ragusa. Ci si attende una presa di posizione e decisioni in merito al tentativo di costruzione relativa al progetto di stabilimento balneare, presumibilmente della società Donnafugata Resort.

I cittadini si aspettano una immediata ordinanza di sgombero e disinstallazione delle strutture sino ad oggi installate.

I cittadini si aspettano che questa Amministrazione denunci alla Autorità Giudiziaria i fautori di questo prepotente atto e, congiuntamente, elevi, applicando sanzioni, le relative contravvenzioni.

I cittadini si aspettano dalla attuale Amministrazione un diniego su tutti i fronti.

Firma la petizione su change.org

Lanciata da Comitato Randello Libera Ragusa, Italy

I cittadini vogliono che Randello, sito di interesse comunitario (S.I.C.), sia libera, incontaminata e tutelata.

Fukushima sta trasformando il Pacifico in un Cimitero,ma nessuno ve lo dice

Pubblicato in Articoli da admin il 6 giugno 2014

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Il 98% dei fondali della California è cosparso di creature marine morte.
I media non lo hanno ancora diffuso, ma quanto sta accadendo nell’oceano californiano è sconvolgente.

La notizia è stata lanciata da National Geographic: fino a Marzo 2012 solo l’1% dei fondali del suddetto oceano era composto da creature defunte. Da Luglio di quest’anno si parla invece del 98%. E’ come se l’intera area si fosse trasformata in una sorta di cimitero marino, brulicante di cadaveri in decomposizione.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences, non ha ancora dimostrato alcuna correlazione con Fukushima , ma non è difficile immaginare uno stretto legame tra i due avvenimenti, anche perchè negli ultimi 24anni non si era mai verificato nulla del genere.
La zona analizzata è la stazione M, che si trova a 145 miglia al largo tra le città californiane di Santa Barbara e Monterey.

Sembra che i governi e i media vogliano che noi tutti dimentichiamo Fukushima ed il catastrofico danno ambientale che ha procurato al nostro pianeta. Ma non potranno coprire la verità per sempre: la vita umana è strettamente legata alla salute degli oceanied in particolar modo all’ossigeno che la vita marina crea e rilascia nella nostra atmosfera.

Fonte: http://informare.over-blog.it/article-national-geographic-fukushima-sta-trasformando-il-pacifico-in-un-immenso-cimitero-122041640.html?utm_medium=referral&utm_source=pulsenews

Collina Monserrato: il parco della vergogna!

Pubblicato in Pubblica Evidenza da admin il 30 maggio 2014

UN ECLATANTE CASO DI SPERPERO DI FONDI EUROPEI!

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MODICA – Un caso concreto di come vengono sperperati dai politici i pochissimi fondi europei che vengono intercettati. Si sta parlando del costruendo e mai finito parco ‘Collina Monserrato’. Un’opera progettata e iniziata durante l’amministrazione Torchi, per poi proseguire con l’amministrazione Buscema e, adesso, dopo quasi un anno di amministrazione Abbate, quello che doveva diventare un parco, versa ancora in uno stato di profondo degrado e abbandono tra erbacce e sterpaglie che superano l’altezza d’uomo. E ciò nonostante, parecchi mesi or sono, l’attuale primo cittadino abbia affidato la scerbatura dell’estesa area alla Forestale, annunciando anche il suo completamento e la messa a disposizione della cittadinanza. E invece l’unica cosa che ha saputo fare è stata quella di fare scomparire l’esplicito cartello dei lavori con l’indicazione, fra l’altro, dell’ingente somma di € 932.154,75, praticamente, buttata al vento. Ad oggi, infatti, il cartello non c’è più, ma noi l’abbiamo voluto fare risorgere per mostrare ai cittadini la grossa cifra di soldi pubblici europei vergognosamente sperperati in tale becero modo. In tal senso, cogliamo l’occasione per invitare l’attuale amministrazione comunale a portare avanti progetti non solo sulla carta, come quello, sottoscritto nei mesi scorsi, riguardante l’iniziativa ‘Un bosco in città’, ma progetti reali atti a valorizzare i numerosi parchi e spazi pubblici presenti in città, quasi tutti in pessime condizioni, come nel caso di Villa Cascino, al quartiere Dente, del parco S. Giuseppe ‘U Timpuni a Modica Bassa, dell’area sul Dirupo Rosso, a Modica Alta, della villetta di via Silla a Modica Sorda, per non parlare del parco archeologico di S. Lucia, nel cuore del centro storico e di tante altre piccole aree, tutte quante abbandonate al loro triste destino. Crediamo che sia giunto il momento di dire basta a questo modo ‘vergognoso’ di gestire gli spazi pubblici in città e di restituirli alla piena disponibilità dei cittadini.
Comitato per i Diritti del Cittadino
Marcello Medica

Cannonate dell’Esercito a pochi chilometri dalla Valle dei Templi

Pubblicato in Articoli da admin il 19 maggio 2014

Carri armati ripresi mentre bombardano le acque antistanti il poligono di Drasy, nella riserva di Punta Bianca, ad Agrigento. Gli ambientalisti insorgono

di FABIO RUSSELLO
AGRIGENTO - Si sparano cannonate a una decina di chilometri dalla Valle dei Templi di Agrigento e in una zona che la Regione Siciliana ha individuato come riserva naturale. E che invece l’Esercito italiano e la Nato utilizzano da decenni come poligono di tiro. E’ la servitù militare di Drasy, dove blindati e carri armati svolgono regolarmente esercitazioni militari nonostante i vincoli ambientali. Il video che riprende le cannonate, diffuso dall’associazione ambientalista Mare Amico, che da mesi si sta battendo affinché l’Esercito trovi un altro luogo per le sue esercitazioni, mostra i tiri dei carri armati e i proiettili che finiscono nel mare che la Regione vuole mettere sotto vincolo naturalistico.


Sull’acqua si notano chiaramente gli spruzzi dei proiettili, mentre qualche colpo sparato da due carri armati finisce anche sul terreno. Le ogive rimaste sul terreno, riprese in un secondo video, sono proiettili di metallo lunghi almeno venti centimetri. Le altre sono nel fondo del mare di Punta Bianca e Scoglio Patella, un luogo incantevole che si trova lungo la costa tra Agrigento e Palma di Montechiaro.
“Il nostro obiettivo - dice il responsabile provinciale di Mare Amico Claudio Lombardo - è quello di dire basta con le cannonate e accelerare l’iter per istituire velocemente la riserva naturale di Punta Bianca e Scoglio Patella”.

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