Ambiente Ibleo - Portale ambientalista del Sud-Est Siciliano

“Xylosandrus compactus” attacco su carrubo

Pubblicato in Articoli, Documenti fotografici da admin il 6 novembre 2016

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Attacchi da scolitide, presumibilmente Xylosandrus compactus (Eichhoff), su carrubo (Ceratonia siliqua L.) si osservano per la prima volta, nella zona di Zimmardo-Bellamagna, a Modica, a dicembre del 2015; in tale circostanza, però, non si riesce a rinvenire l’insetto, bensì solo le gallerie da egli prodotte in alcuni rami.
Il 6 novembre 2016, si rileva un diffuso attacco dello scolitide su diverse piante di carrubo in un terreno a confine con la SP 40 Scicli-Sampieri e, per la prima volta, si osserva il fitofago all’interno delle brevi gallerie da lui prodotte. Le gallerie, larghe circa 0,8-1,0 mm, dopo un breve tratto si allargano in una camera di allevamento, in tronchi, rami e rametti, di forma irregolare in cui si trovano annidati numerosi individui, di colore bruno nerastro, lunghi circa 1,5-1,8 mm, quasi certamente femmine svernanti. In questa camera avviene l’ovideposizione e dopo la camera viene ampliata per facilitare lo sviluppo delle larve.

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Le piante colpite presentano, sparsi nella chioma, rametti apicali disseccati e anche rami più grossi, di 10-20 cm di diametro, con numerosi fori e gallerie prodotti dallo scolitide. Si tratta in genere di rami relativamente giovani, con corteccia liscia, priva delle caratteristiche screpolature che si riscontrano nei rami di una certa età.

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Le larve si nutrono essenzialmente a spese di funghi dell’ambrosia presenti all’interno delle gallerie materne. I propaguli di detti funghi sono trasportati dalle femmine, stoccati all’interno di strutture particolari del corpo dette micangi e disseminati nelle gallerie di sviluppo per assicurare l’alimentazione della prole. L’infezione micotica provoca un ulteriore deterioramento dei tessuti interessati. I danni alla pianta nei casi più gravi sono rappresentati da un generale e forte deperimento.
La larga polifagia dello scolitide e la capacità di attaccare anche piante sane rendono X. compactus potenzialmente dannoso a molte specie di interesse agrario, forestale e ornamentale.

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E’ di estrema importanza aver individuato l’insetto responsabile “con le mani nel sacco” e poter rendersi conto “de visu” quali sintomi mostra la pianta colpita. Anche perché l’attacco è progressivo nel corso del tempo e le manifestazioni esteriori della sofferenza della pianta sono facilmente riconoscibili con un “tingersi” di rosso delle foglie dei rami colpiti dall’insetto.

Naturalmente per una classificazione più precisa dell’insetto ed eventuali altre patologie ad esso collegate sono necessarie delle analisi più approfondite da svolgersi presso laboratori attrezzati.

Sicilia, è strage di alberi nel Ragusano: “Iniettano diserbanti negli ulivi secolari”. E c’è l’ombra della “mafia dei pascoli”

Pubblicato in Articoli, Pubblica Evidenza da admin il 13 agosto 2016

Da più di un anno ignoti entrano in terreni privati per versare sostanze diserbanti sulle piante e iniettare direttamente dentro i tronchi liquidi tossici. Un attacco sistematico che si estende per 400 ettari intorno a Modica e Pozzallo. La denuncia: “Sono raid organizzati”. Il bilologo: “Nessun parassita, tracce di avvelenamento”. Il commissariato di Modica indaga per tentata estorsione.

Si materializzano nella notte, quando entrano nei boschi e nei campi per versare sostanze diserbanti sulle radici degli alberi, bruciandoli ed uccidendoli. Oppure utilizzano un trapano per iniettare direttamente dentro i tronchi liquidi tossici, che si espandono lentamente fino alle foglie. Il risultato è micidiale: alberi ancora giovani che si spaccano dal di dentro, disseccandosi, carrubi e ulivi secolari che si svuotano, si anneriscono e perdono le foglie. È una vera e propria strage di alberi quella che sta andando in onda in provincia di Ragusa: un attacco sistematico che si estende per 400 ettari nelle campagne intorno a Modica e Pozzallo.

Le ronde degli avvelenatori - E questa volta non c’entrano i virus o i parassiti: a massacrare gli ulivi e i carrubi del Ragusano infatti sono dei veri e propri blitz, ronde notturne di “squadrette di avvelenatori” che s’inseriscono nottetempo negli appezzamenti di terreno privati per devastare gli alberi con diserbanti e sostanze tossiche. “È una storia che va avanti da più di un anno ormai”, racconta l’agronomo Corrado Rizzone, proprietario di alcuni degli appezzamenti di terreno finiti sotto attacco. “Le ronde vanno in onda di notte, quando nei terreni non c’è nessuno: per mesi ho poi trovato pezzi di alberi spaccati direttamente alla base lasciati sul terreno, mentre tutti gli altri venivano sistematicamente avvelenati“, continua Rizzone che ha sporto una serie di denunce contro ignoti al commissariato di Polizia di Modica. “Nei mesi gli attacchi si sono intensificati creando un danno enorme, non solo per la mancata produzione di carrube e olive, ma anche perché parte della zona ricade sotto il vincolo paesaggistico. Qual è l’obiettivo? Radere al suolo tutti gli alberi della zona?”, dice l’agronomo che a sostegno dei suoi esposti ha anche depositato agli atti degli investigatori una perizia di parte, firmata dal biologo Daniele Tedeschi.

continua su Il Fatto Quotidiano

Niscemi: il Muos è abusivo e resta sotto sequestro. La Cassazione rigetta il ricorso

Pubblicato in Articoli da admin il 18 febbraio 2016

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La Corte ha confermato la tesi della procura secondo cui l’impianto è stato realizzato in un’area di inedificabilità assoluta.

Resta sotto sequestro l’impianto di comunicazioni satellitare militare Muos realizzato dagli Stati Uniti nella riserva del Sughereto di Niscemi (Caltanissetta). Lo si apprende da fonti giudiziarie. E’ l’effetto della decisione della Cassazione che ha rigettato il ricorso dell’avvocatura dello Stato per conto del ministero della Difesa. Rimane vigente l’ordinanza emessa il 1 aprile del 2015 dal gip di Caltagirone, confermata poi dal tribunale per il Riesame di Catania, su richiesta del procuratore Giuseppe Verzera, che ha bloccato la prosecuzione dei lavori per la realizzazione dell’impianto di Telecomunicazione nella base americana per il quale sono indagate otto persone. La Cassazione ha anche condannato il ministero della Difesa al pagamento della spese processuali.

Il procuratore di Caltagirone, Giuseppe Verzera, competente per territorio su Niscemi, ritiene che il sistema di comunicazione del dipartimento della Difesa Usa, Mobile user objective system, il famoso Muos del Sughereto di Niscemi, è sottoposto ai vincoli di rispetto ambientali perché realizzato in un’aerea protetta con inedificabilità assoluta. Tesi condivisa dal Gip Salvatore Ettore Cavallaro che il 1 aprile del 2015 ha disposto il sequestro della struttura. Il provvedimento, che era stato eseguito dal nucleo di polizia giudiziaria della Polizia municipale e dai carabinieri della Procura, era stato confermato il 27 aprile del 2015 dal Tribunale del riesame di Catania, presieduto da Maria Grazia Vagliasindi.

Un sequestro del Muos era stato adottato nell’ottobre del 2012 su richiesta dell’allora procuratore Francesco Paolo Giordano che aveva ritenuto illegittime le autorizzazioni concesse dalla Regione Siciliana, ma era stato poi annullato dal Tribunale del riesame di Catania che invece valutava validi gli atti del governo dell’isola. Ma nel febbraio 2015, il Tar di Palermo, accogliendo il ricorso del Comune di Niscemi, ha annullato tutte le autorizzazioni delle Regione, imponendo il blocco dei lavori. Su questo fronte è ancora pendente un ricorso al Consiglio di giustizia amministrativo di Palermo. Ma per la Procura di Caltagirone è stata la svolta giudiziaria: non si è posto più il problema sulla legittimità delle autorizzazioni, perché non esistono più e quindi, per l’accusa, il “Muos è abusivo”.

Repubblica

Fumarole abusive e tossiche in contrada Bellamagna a Modica

Pubblicato in Articoli da admin il 18 febbraio 2016

Sopralluogo immediato della polizia provinciale che sta indagando. Sprigionate nell´aria sostanze potenzialmente tossiche. Ancora da individuare i responsabili.

E’ stata l’impressionante colonna di fumo nerastro, che sprigionava sostanze potenzialmente tossiche, levatasi alta in cielo e visibile a chilometri di distanza ad allertare la polizia provinciale che ha raggiunto contrada Bellamagna.

In una vasta porzione di area gli agenti hanno scoperto delle immense fumarole abusive che ardevano incontrollate. Il reato è aggravato dal fatto che buona parte della zona, immersa nelle splendide campagne tra Modica e Pozzallo, è protetta da vincolo paesaggistico. Numerosi residenti si erano accorti dell’inquietante fenomeno e stavano per avvisare le forze dell’ordine, ma l’arrivo della polizia provinciale li ha tranquillizzati. I tre agenti di pattuglia hanno sentito alcuni testimoni, procedendo poi all’identificazione di un soggetto intento ad irrigare i campi attigui a quelli dove ardevano le fumarole, per vagliarne posizione e responsabilità in ordine all’accaduto, su cui sono in corso indagini per risalire ai responsabili. Si tratta di persone piuttosto sicure dei fatti loro, dal momento che hanno tranquillamente ammassato cumuli di materiale per i terreni incolti, all’insaputa dei proprietari, in attesa di darvi fuoco come già fatto in precedenza, quando una pesante e densa coltre di fumo maleodorante ha ricoperto l’intera vallata.

I campi sono di fatto stati trasformati in autentiche discariche a cielo aperto di materiale di risulta dalle lavorazioni agricole da pieno campo e serricolo con l’accatastamento, da parte degli ignoti responsabili, di cumuli di ortaggi, in primis carciofi e pomodori andati a male, bocchette di plastica da irrigazione, legacci, plastica dismessa dalle serre ed altro materiale combustibile le cui ceneri, come accennato, risultano potenzialmente tossiche e pericolose per i residenti che respirano l’aria della zona interessata dalle fumarole abusive. I campi risultano disseminati da grosse pile di materiale ancora non dato alle fiamme, insieme ad altri cumuli di materiale inquinante che ancora bruciava alla presenza della polizia provinciale, la quale ha accertato tracce di grossi roghi verificatisi nei giorni precedenti e testimoniate da cataste di materiale e sterpaglia bruciata. Molte pile di materiale di risulta ancora bruciano dall’immediato sottosuolo. E’ dunque probabile che l’intera area possa essere sottoposta a sequestro nell’ambito delle indagini in corso sulla inquietante vicenda.

Antonio Di Raimondo

Il Canale di Sicilia sopra una polveriera

Pubblicato in Articoli da admin il 15 luglio 2014

Il governo dà l’ok a un progetto di trivellazioni nel Canale di Sicilia che potrebbe decretare una vera e propria emergenza ambientale. Ancora una volta Eni ha vinto. L’associazione ambientalista Greenpeace presenterà ricorso e ha chiesto il sostegno e la collaborazione dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani.

«Vergognose le omissioni del decreto che ha sancito la “compatibilità ambientale” del nuovo progetto di trivellazioni nel Canale di Sicilia – ha detto Greenpeace - abbiamo già avviato la procedura per presentare un ricorso e chiediamo aiuto alle amministrazioni locali e alle associazioni di categoria per fermare questa follia».

Il sindaco di Scicli ha confermato la volontà di partecipare al ricorso. Il sindaco di Palermo Orlando ha espresso il suo appoggio alla denuncia presentata da Greenpeace e assicurato che si farà portavoce presso i comuni interessati della necessità di presentare un ricorso contro il decreto. Greenpeace ha chiesto all’ANCI Sicilia di valutare la possibilità di ricorrere in rappresentanza dei Comuni che potrebbero essere in futuro interessati dalle trivellazioni petrolifere.

A esprimere le preoccupazioni del mondo della ricerca scientifica, della pesca e del turismo, sono stati Fabio Fiorentino, ricercatore Istituto per l’Ambiente marino e costiero CNR Mazara del Vallo; Giovanni Basciano, responsabile regionale Agci Agrital; Marco Lion, responsabile ambiente Touring Club Italiano.

Rischio frana, rischio di incidente ai gasdotti, rischio di incidente rilevante durante la perforazione o per incendio della piattaforma: sono alcuni dei punti senza risposta del decreto del Ministero dell’Ambiente che chiude il processo di Valutazione di Impatto Ambientale (decreto VIA n 149/14) del progetto “Off-shore Ibleo” di ENI, che prevede otto pozzi, una piattaforma e vari gasdotti al largo della costa tra Gela e Licata. Le valutazioni sono rimandate a successivi approfondimenti e, per il rischio di “incidente rilevante” deve essere ancora definito uno scenario che valuti i danni e la possibilità di riparare a tali danni, che identifichi le misure di mitigazione e compensazione e che quantifichi i costi per gli interventi.

«Questo decreto è scandaloso. La commissione che doveva valutare il rischio ambientale delle trivellazioni non lo ha fatto e non ha preso in considerazione il rischio da incidente rilevante» afferma Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace. «Lo stesso decreto dichiara che stiamo parlando di impianti ad alto rischio industriale: è gravissimo che siano stati autorizzati quando ancora non sappiamo nemmeno quali sono gli scenari da valutare».

Il decreto autorizza inoltre attività rischiose in un’area tutelata, il Biviere di Gela, che include numerosi siti della rete “Natura 2000”, nei quali sono consentiti solo interventi necessari per motivi di salute dell’uomo e sicurezza pubblica. Vi sono inoltre almeno otto siti “Natura 2000” a poche decine di chilometri dal progetto, su molti di essi non è stata nemmeno fatta una valutazione degli impatti.

Il decreto ignora infine il parere negativo della Regione Siciliana che fino a maggio 2013 si è opposta, con delibere di giunta e documenti degli uffici tecnici, alla proliferazione delle trivelle ritenendo che esse “porterebbero benefici praticamente nulli per la collettività e per il comparto dell’industria della pesca e del terziario turistico avanzato, mentre altissimi potrebbero risultare i potenziali costi relativi alla sostenibilità ambientale ed economica”.

Per rispondere a queste preoccupazioni il decreto prevede un fantasmagorico progetto di comunicazione sui valori del paesaggio e del patrimonio naturale a carico di ENI. «Fa riflettere il fatto che l’intesa di Crocetta con i petrolieri sia stata firmata proprio lo scorso 4 giugno, lo stesso giorno della pubblicazione del decreto che approva il progetto “Off-shore Ibleo”. Ovviamente, sulla Regione, che pure viene ridicolizzata da questo decreto, non possiamo più contare. Tocca ai sindaci dei territori coinvolti, e alle associazioni, intervenire subito per fermare questa follia» conclude Giannì.

Leggi il rapporto “Offshore Ibleo”

Fonte: Il Cambiamento

Fukushima sta trasformando il Pacifico in un Cimitero,ma nessuno ve lo dice

Pubblicato in Articoli da admin il 6 giugno 2014

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Il 98% dei fondali della California è cosparso di creature marine morte.
I media non lo hanno ancora diffuso, ma quanto sta accadendo nell’oceano californiano è sconvolgente.

La notizia è stata lanciata da National Geographic: fino a Marzo 2012 solo l’1% dei fondali del suddetto oceano era composto da creature defunte. Da Luglio di quest’anno si parla invece del 98%. E’ come se l’intera area si fosse trasformata in una sorta di cimitero marino, brulicante di cadaveri in decomposizione.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences, non ha ancora dimostrato alcuna correlazione con Fukushima , ma non è difficile immaginare uno stretto legame tra i due avvenimenti, anche perchè negli ultimi 24anni non si era mai verificato nulla del genere.
La zona analizzata è la stazione M, che si trova a 145 miglia al largo tra le città californiane di Santa Barbara e Monterey.

Sembra che i governi e i media vogliano che noi tutti dimentichiamo Fukushima ed il catastrofico danno ambientale che ha procurato al nostro pianeta. Ma non potranno coprire la verità per sempre: la vita umana è strettamente legata alla salute degli oceanied in particolar modo all’ossigeno che la vita marina crea e rilascia nella nostra atmosfera.

Fonte: http://informare.over-blog.it/article-national-geographic-fukushima-sta-trasformando-il-pacifico-in-un-immenso-cimitero-122041640.html?utm_medium=referral&utm_source=pulsenews

Cannonate dell’Esercito a pochi chilometri dalla Valle dei Templi

Pubblicato in Articoli da admin il 19 maggio 2014

Carri armati ripresi mentre bombardano le acque antistanti il poligono di Drasy, nella riserva di Punta Bianca, ad Agrigento. Gli ambientalisti insorgono

di FABIO RUSSELLO
AGRIGENTO - Si sparano cannonate a una decina di chilometri dalla Valle dei Templi di Agrigento e in una zona che la Regione Siciliana ha individuato come riserva naturale. E che invece l’Esercito italiano e la Nato utilizzano da decenni come poligono di tiro. E’ la servitù militare di Drasy, dove blindati e carri armati svolgono regolarmente esercitazioni militari nonostante i vincoli ambientali. Il video che riprende le cannonate, diffuso dall’associazione ambientalista Mare Amico, che da mesi si sta battendo affinché l’Esercito trovi un altro luogo per le sue esercitazioni, mostra i tiri dei carri armati e i proiettili che finiscono nel mare che la Regione vuole mettere sotto vincolo naturalistico.


Sull’acqua si notano chiaramente gli spruzzi dei proiettili, mentre qualche colpo sparato da due carri armati finisce anche sul terreno. Le ogive rimaste sul terreno, riprese in un secondo video, sono proiettili di metallo lunghi almeno venti centimetri. Le altre sono nel fondo del mare di Punta Bianca e Scoglio Patella, un luogo incantevole che si trova lungo la costa tra Agrigento e Palma di Montechiaro.
“Il nostro obiettivo - dice il responsabile provinciale di Mare Amico Claudio Lombardo - è quello di dire basta con le cannonate e accelerare l’iter per istituire velocemente la riserva naturale di Punta Bianca e Scoglio Patella”.

Fracking e terremoti: riconosciuto collegamento da geologi di stato Usa

Pubblicato in Articoli da admin il 26 aprile 2014
Arriva un’altra conferma ufficiale tra alcuni eventi sismici e l’attività di estrazione di gas e petrolio attraverso la fratturazione idraulica indotta.

Non è la prima volta che il fracking viene indicato come possibile causa di terremoti. L’ipotesi ha superato da tempo i confini di una nicchia ristretta a cui si riconosceva malvolentieri credibilità scientifica. Circa un anno fa gli studiosi di Geology ventilarono la possibilità che i forti terremoti in Okahoma fossero stati causati dall’estrazione di gas naturale realizzata attraverso fratturazione idraulica. Qualche mese dopo seguì l’allarme di Science. Dell’ 11 aprile la notizia del primo collegamento diretto “probabile” tra il fracking e i terremoti, ammesso dai geologi di stato dell’Ohio.
A Youngtown, ai piedi della catena degli Appalachi, si registrarono nel 2012 cinque eventi sismici appena avvertiti dalla popolazione in una regione ritenuta geologicamente stabile. Glenda Besana-Ostman, sismologa dell’ufficio bonifica del Dipartimento degli Interni americano, ha riconosciuto il collegamento, che sarebbe il primo a ricondurre gli eventi sismici dell’Ohio alla fase di estrazione di gas e petrolio e non allo smaltimento delle acque reflue necessarie alla fase di fratturazione.
Lo stato americano ha adottato una regolamentazione particolarmente restrittiva – stando alla media degli altri confederati – circa le concessioni di attività di perforazione. Secondo le nuove condizioni, bisogna installare apparecchiature di controllo sismico presso tutti i siti di perforazione collocati in un raggio di 3 miglia (4,8 km) da un luogo interessato da attività sismica di magnitudo pari ad almeno 2.0. Nel caso in cui tali apparecchiature dovessero registrare un movimento tellurico di magnitudo 1.0 o superiore, le attività vengono interrotte affinché si possa valutare un’eventuale connessione tra l’attività estrattifera e il sisma. Nel caso in cui tale collegamento dovesse essere confermato, l’operazione viene immediatamente interrotta. James Zehringer, Direttore del Dipartimento Risorse naturali dell’Ohio ha spiegato che “se è vero che non possiamo mai essere sicuri al 100% che le attività di perforazione causi un evento sismico, altrettanto vero è che la cautela impone di prendere nuove misure per tutelare l’uomo, la sicurezza e l’ambiente”.

Earth day 2014 Italia: il 22 Aprile tanti eventi per festeggiare la terra

Pubblicato in Articoli da admin il 22 aprile 2014

Nata il 22 aprile del 1970, la Giornata della Terra vuole sottolineare la necessità e l’esigenza di conservare le risorse che la terra offre e coinvolge ben 192 Paesi. Vediamo quali sono i programmi di questa edizione.

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EARTH DAY 2014 ITALIA - La giornata mondiale della terra si tiene ogni anno il 22 Aprile, un mese e un giorno dopo l’equinozio di Primavera. Tantissimi eventi vengono organizzati  per festeggiare questo giorno importante, per sensibilizzare le persone circa uno stile di vita più consapevole e sostenibile nel rispetto dell’ambiente. Nata il 22 aprile del 1970, la Giornata della Terra vuole sottolineare la necessità e l’esigenza di conservare le risorse che la terra offre e coinvolge ben 192 Paesi. Vediamo quali sono i programmi di questa edizione.

LEGGI ANCHE: Per i bambini essere un pò selvatici è necessario

CONCERTO EARTH DAY ITALIA - Earth day 2014 italia I concerti musicali sono gli strumenti privilegiati da Earth Day Italia, lo scorso anno i protagonisti sono stati Fiorella Mannoia e Khaled al teatro della Luna di Milano, quest’anno per la 44ma edizione della Giornata della Terra, la testimonial d’eccezione è Arisa che aprirà il concerto al teatro Arcimboldi di Milano al grido di “Cambiamo clima“. Uno speciale dedicato all’Earth Day Italia con alcuni brani del Concerto per la Terra di Arisa sarà trasmesso su LA7 il 22 aprile intorno alle 12.30.

MOSTRA FOTOGRAFICA EARTH DAY ITALIA – Dal 22 aprile 2014 presso il Maxxi di Roma – Museo per le arti contemporanee del XXI secolo – avrà inizio una mostra fotografica che ospiterà gli scatti di grandi fotografi italiani di fama internazionale e fotografi della rete di Shoot4Change, un progetto fotografico che ogni anno si rinnova, in occasione della Giornata Mondiale della Terra. Un momento in cui la gente si incontrano per mobilitarsi, persone semplici, imprenditori, cittadini, pionieri del cambiamento in armonia con l’ambiente, modelli di ispirazione creativa e poeti dell’innovazione sociale e ambientale.

La mostra sarà inaugurata il 22 aprile alle ore 11 in occasione dell’Earth Day al Maxxidove resterà per l’interna settimana fino al 29 aprile. Dal primo all’11 maggio una selezione della mostra farà tappa sul Gianicolo, a Piazza Garibaldi. Dal 5 giugno la mostra diventerà permanente presso il Centro Elsa Morante, centro culturale della Periferia Romana.

Per sapere se nella vostra città sono state organizzate iniziative per festeggiare la terra, potete leggere tutti gli eventi in questo articolo.

Fonte:http://www.nonsprecare.it/earth-day-2014-italia-22-aprile-eventi

Mous, chi fermerà tutto questo?

Pubblicato in Articoli da admin il 18 ottobre 2013

Chi può fermare tutto questo?

Chi è in grado di mettersi seriamente in gioco con coraggio per contrapporsi alla realizzazione di un’opera ritenuta socialmente pericolosa e a quanto pare inarrestabile? La politica nostrana? No di certo. I nostri politicanti, hanno già ammainato la bandiera della “finta resistenza” da un bel pò. Ignavia e mancanza di credibilità, li stanno relegando ai margini della discussione e della trattativa, proni alle decisioni già prese,ab illo tempore,nei palazzi romani.

“E tanto tuonò che non cadde nemmeno una goccia” Presidente Crocetta, che sia stata in grado di spegnere il “fuoco” elettromagnetico che sta invadendo il niscemese. Lo scrittore e giornalista Pietrangelo Buttafuoco in diretta Tv l’ha definita“il peggior Presidente che la Sicilia abbia mai avuto”. Mentre i sindaci locali fanno quello che possono. Limitati a lanciare slogan o firmare protocolli d’intesa anti adesione all’installazione e uso di tecnologia militare sofisticata nel loro territorio. Ma si sa, le decisioni le prendono le diplomazie, a testimonianza che la battaglia è impari e il risultato scontato.

Le mostruose imponenti parabole (due sono attive, e una è di riserva) e le altrettanto portentose antenne (una attiva e una di riserva) che nella Sughereta puntano dritte verso il cielo,pongono due inquietanti interrogativi.
Il primo, il confermato inquinamento elettromagnetico oltre la soglia della tollerabilità vigente, il secondo, le ricadute che tutto ciò produrrà nel tempo nelle generazioni presenti e future e sull’ambiente nel raggio di alcuni chilometri di distanza dalla stazione.

Compound tecnologici creati dall’’ingegneria umana di difficile comprensione, correlati da politiche poco trasparenti e rassicuranti come quelle fornite dall’Istituto Superiore della Sanità che omette di redigere un rapporto completo e dettagliato rispondente alle richieste di trasparenza e completezza dei dati,avanzate dal mondo scientifico e accademico.

Il Mobile User Objective System (MUOS) allocato presso l’esistente Naval Radio TransmitterFacility (NRTF) di Niscemi, quest’ultima stazione già in funzione dal 1991 con ben 41 antenne ad alta frequenza (di attive, sarebbero, solo poco più della metà), entrerà a pieno regime entro il 2015. Servirà a pilotare i droni (aerei senza pilota) a monitorare e indirizzare le attività dei sottomarini,addirittura, ad individuare un soldato americano ferito in mezzo alla giungla, rintanato in una grotta. Tecnologia sofisticatissima in grado di garantire alla marina militare statunitense un coordinamento geostazionario estremamente analitico di tutti i sistemi militari avanzati statunitensi sparpagliati nel Pianeta: dalle Hawaii, all’Australia.

Da qui nasce spontanea l’angoscia della popolazione residente, a ragion veduta,fortemente preoccupata delle conseguenze nocive che questi potenti marchingegni tecnologici,sono in grado di sprigionare nel comprensorio. Dal canto loro gli americani da tempo confermano con fermezza la volontà di non spostarsi dalla Sughereta. Potremmo dire, scomodando le “Metamorfosi” di Ovidio: “Ho, or ora, posto termine ad un’opera, che né l’ira di Giove, né il fuoco, né il ferro, né il tempo che divora, potranno annientare”. Della serie: sono cavoli vostri, qui sono, qui resto.

Chi invece si sta concretamente battendo per contrapporsi alla realizzazione dell’opera sono gli indomiti attivisti del Movimenti No Muos Sicilia e No Muos Mamme di Niscemi e Giuseppe Maida che si sono battuti e ottenuto “l’istituzione di una commissione d’inchiesta” volta a chiarire con quale criterio si sia arrivati all’approvazione e autorizzazione del progetto Muos, e le eventuali responsabilità politiche. Commissione, che proprio sulla scorta delle pressioni esercitate dai NoMuos,è stata istituita di recente, ma che invece di affrontare la delicata questione  nel dibattito del Consiglio Comunale, sede deputata e idonea per affrontare un tema così rilevante, ha preferito una riunione“inter nos”, della quale hanno fatto parte, si legge in un recente documento pubblico del Movimento, “un gruppo di consiglieri che fanno capo, in grande maggioranza, proprio ai partiti che hanno voluto o tollerato l’approvazione del progetto MUOS“.

Sorpresa nella sorpresa, dalla Commissione sarebbero stati esclusi “gli unici consiglieri –si legge- che già in tempi non sospetti e lontani dalle telecamere, si sono battuti da cittadini in mezzo a cittadini”. Scorgendo, invece, il documento ufficiale “Analisi dei Rischi” redatto nel 2011 dal prof. dottor Massimo Zucchetti, Professore Ordinario di Impianti Nucleari, cattedra di “Protezione dalle Radiazioni” al Politecnico di Torino, si nota come l’illustre docente avverta dei potenziali pericoli della stazione di telecomunicazioni Muos, soprattutto alla luce dei dati tecnici richiesti, a suo avviso “ incompleti” forniti dall’ Istituto Superiore della Sanità.

I rischi sono inquietanti: irraggiamento diretto, pericolo di incidenti dovuti a interferenze elettromagnetiche, danni ambientali che le emissioni possono provocare nell’area circostante la Sughereta. Le conclusioni –si legge- evidenziano gravi rischi per la popolazione residente, tanto da impedirne la realizzazione per tutte le problematiche sociali e ambientali che, a lungo termine, la realizzazione del stazione MUOS comporta. “Dategli tempo” ha asserito il professor Zucchetti, commentando certe imprecisioni giornalistiche, riportate in un quotidiano nazionale, in cui sottolineava come le leggi americane in fatto di emissioni siano molto più tolleranti rispetto all’Italia.

di Giannino Ruzza

Fukushima, rischio nucleare mondiale. “Emisfero Nord da evacuare”

Pubblicato in Articoli da admin il 22 settembre 2013

Era tutto vero: il pericolo Fukushima comincia solo adesso e il Giappone non sa come affrontarlo. Le autorità hanno finora mentito, ai giapponesi e al mondo intero: Fukushima era una struttura a rischio, degradata dall’incuria. Un impianto che andava chiuso molti anni fa, ben prima del disastro nucleare del marzo 2011. Da allora, la situazione non è mai stata sotto controllo: la centrale non ha smesso di emettere radiazioni letali. Tokyo finalmente ammette che, da mesi, si sta inquinando il mare con sversamenti continui di acqua radioattiva, utilizzata per tentare di raffreddare l’impianto. Ma il peggio è che nessuno sa esattamente in che stato siano i reattori collassati: si teme addirittura una imminente “liquefazione” del suolo. L’operazione più pericolosa comincerà a novembre, quando sarà avviata la rimozione di 400 tonnellate di combustibile nucleare. Operazione mai tentata prima su questa scala, avverte la “Reuters”: si tratta di contenere radiazioni equivalenti a 14.000 volte la bomba atomica di Hiroshima. Enormità: bonificare Fukushima – ammesso che ci si riesca – richiederà 11 miliardi di dollari. Se tutto va bene, ci vorranno 40 anni.

Gli scienziati non hanno idea del vero stato dei nuclei dei reattori, riassume il “Washington’s Blog” in un lungo reportage tradotto da “Megachip”: le radiazioni potrebbero investire la Corea, la Cina e la costa occidentale del Nord America. Perché il peggio deve ancora arrivare: gli stessi tecnici incapaci, che hanno prima nascosto l’allarme e poi sbagliato tutte le procedure di emergenza, ora «stanno probabilmente per causare un problema molto più grande». Letteralmente: «La più grande minaccia a breve termine per l’umanità proviene dai bacini del combustibile di Fukushima: se uno dei bacini crollasse o si incendiasse, questo potrebbe avere gravi effetti negativi non solo sul Giappone, ma sul resto del mondo». Se anche solo una delle piscine di stoccaggio dovesse crollare, avvertono l’esperto nucleare Arnie Gundersen e il medico Helen Caldicott, non resterebbe che «evacuare l’emisfero nord della Terra e spostarsi tutti a sud dell’equatore». Un allarme di così vasta portata, che disorienta anche gli esperti più prudenti. Come Akio Matsumura, già consulente Onu, secondo cui la rimozione dei materiali radioattivi dai bacini del combustibile di Fukushima è «una questione di sopravvivenza umana».

Migliaia di lavoratori e una piccola flotta di gru, riferisce il “New York Times”, si preparano a «evitare un disastro ambientale ancora più profondo, che ha già reso la Cina e gli altri paesi vicini sempre più preoccupati». Obiettivo, neutralizzare le oltre 1.300 barre di combustibile esaurito dall’edificio del reattore 4. E’ come sfilare sigarette da un pacchetto accartocciato, avverte Gundersen: basta che due barre si urtino, e c’è il rischio che rilascino cesio radioattivo, xenon e kripton. «Ho il sospetto che nei prossimi mesi di novembre, dicembre e gennaio, sentiremo che l’edificio è stato evacuato, che hanno rotto una barra di combustibile, e che la barra di combustibile sta emettendo dei gas. Ritengo che le griglie si siano contorte, il combustibile si sia surriscaldato e il bacino sia giunto a ebollizione: la conseguenza naturale è che sia probabile che una parte del combustibile rimarrà incastrata lì per un lungo, lungo periodo». Le griglie sono contorte per effetto del terremoto, che ha fatto collassare il tetto proprio sopra il deposito nucleare.

«Le conseguenze – conferma il “Japan Times” – potrebbero essere di gran lunga più gravi di qualsiasi incidente nucleare che il mondo abbia mai visto: se una barra di combustibile cadesse, si rompesse o si impigliasse mentre viene rimossa, i possibili peggiori scenari includono una grande esplosione, una fusione nel bacino o un grande incendio. Ognuna di queste situazioni potrebbe portare a massicci rilasci di radionuclidi mortali nell’atmosfera, mettendo in grave rischio gran parte del Giappone – compresi Tokyo e Yokohama – e anche i paesi vicini». Secondo la “Cnbc”, il pericolo maggiore riguarda il possibile sversamento di acqua in uno dei bacini, che potrebbe incendiare il combustibile. «Un enorme incendio del combustibile esaurito – dichiara alla “Cnn” il consulente nucleare Mycle Schneider – probabilmente farebbe apparire poca cosa le attuali dimensioni della catastrofe, e potrebbe superare le emissioni di radioattività di Chernobyl di decine di volte». Una sorta di apocalisse: «Le pareti della piscina potrebbero avere perdite al di là della capacità di fornire acqua di raffreddamento, o un edificio del reattore potrebbe crollare in seguito una delle centinaia di scosse di assestamento. Poi, il rivestimento del combustibile potrebbe incendiarsi spontaneamente emettendo il suo intero accumulo radioattivo».

Sarebbe il più grave disastro radiologico mai visto fino ad oggi, conferma Antony Froggatt nel suo “World Nuclear Industry Status Report 2013”, redatto con Schneider. E per Gundersen, direttore di “Fairewinds Energy Education”, l’operazione si prospetta «piena di pericoli», e la verità è che «nessuno sa quanto male potrebbero andare le cose». Ciascun assemblaggio di barre combustibili pesa 300 chili e misura 4 metri e mezzo. Gli assemblaggi da rimuovere sono 1.331, informa Yoshikazu Nagai della Tepco, più altri 202 stoccati nel bacino: le barre di combustibile esaurito inoltre contengono plutonio, una delle sostanze più tossiche dell’universo, che si forma durante le ultime fasi del funzionamento di un reattore. «Il problema di una criticità che colpisca il bacino del combustibile è che non la si può fermare, non ci sono barre di controllo per gestirla», sostiene Gundersen. «Il sistema di raffreddamento del bacino del combustibile esaurito è stato progettato solo per rimuovere il calore di decadimento, non il calore derivante da una reazione nucleare in corso».

Le barre sono rese ancora più vulnerabili agli incendi nel caso debbano essere esposte all’aria. Il quadro è estremamente precario: l’operazione si svolgerà sott’acqua, in un bacino all’interno di un edificio lesionato, che la Tepco ha già puntellato. «La rimozione delle barre dal bacino è un compito delicato», testimonia Toshio Kimura, ex tecnico della Tepco, al lavoro a Fukushima per 11 anni. «In precedenza era un processo controllato dal computer che memorizzava al millimetro le posizioni esatte delle barre, ma ora non se ne può più disporre: il processo deve essere fatto manualmente, quindi c’è un alto rischio che si possa far cadere e rompere qualcuna delle barre di combustibile». In più, la situazione è assolutamente instabile. Secondo Richard Tanter, esperto nucleare dell’università di Melbourne, il reattore 4 di Fukushima «sta affondando». Lo conferma l’ex premier giapponese Naoto Kan: sotto il grande deposito di combustibile atomico, il terreno è già spofondato di circa 31 centimetri.

Per tentare di stabilizzarlo e isolarlo dall’acqua, la Tepco sta considerando la possibilità di congelare il suolo attorno all’impianto. Essenzialmente, riferisce “Nbc News”, si tratta di costruire un muro sotterraneo di ghiaccio lungo un miglio, cosa che non è mai stata tentata prima: in pratica, stanno cercando di arrampicarsi sugli specchi perché non sanno come risolvere il problema. «Un altro errore che venisse fatto dalla Tepco potrebbe avere conseguenze perfino esiziali, per il Giappone», sottolinea “Japan Focus” puntando il dito contro l’azienda elettrica responsabile del disastro. La Tepco ha infatti taciuto la verità sul degrado dell’impianto prima ancora del sisma, poi ha sbagliato tutto il possibile. Il governo di Tokyo ha concluso che il disastro ha avuto “cause umane”, ed è stato provocato da una “collusione” tra il governo stesso e la Tepco, oltre che da una cattiva progettazione del reattore. Già all’indomani della tragedia, «la Tepco sapeva che 3 reattori nucleari avevano perso capacità contenitiva, che ilcombustibile nucleare era “scomparso”, e che non vi era di fatto alcun vero contenimento».

L’azienda, ricorda il “Washington’s Blog” ha cercato disperatamente di coprire la verità per due anni e mezzo, «fingendo che i reattori fossero in fase di “spegnimento a freddo”», e solo ora ha ammesso che da due anni sta rilasciando enormi quantità di acqua radioattiva che, attraverso le falde sotterranee, si riversano nell’Oceano Pacifico. La dimensione del pericolo lascia sgomenti: nessuno, al mondo, è preparato a fronteggiare una catastrofe come quella evocata dai tecnici più pessimisti. Ma l’aspetto più sinistro, forse, è proprio quello che riguarda l’informazione e l’assoluta mancanza di trasparenza: la verità è stata negata dai tecnici, minimizzata dai politici, oscurata dai media. Molti blogger hanno incessantemente rilanciato l’allarme, fino alla notizia – qualche mese fa – degli sversamenti radioattivi in mare. Solo ora – di fronte all’impossibilità di continuare a negare, alla vigilia della pericolosissima operazione di bonifica – si giunge ad ammettere tutto. Colpisce l’appello di Mitsuhei Murata, ex ambasciatore giapponese in Svizzera, che chiede che il Giappone rinunci ad ospitare a Tokyo le Olimpiadi 2020, perché non potrebbe garantire la sicurezza degli atleti. Così, il Sol Levante tramonta nella vergogna.

[Fonte Articolo, http://www.libreidee.org]

Frutta e verdura mutante dopo il disastro di Fukushima: le foto

Un sito web sudcoreano ha rivelato le foto di verdura mutanti dal Giappone. Dicono che è accaduto a causa del disastro nucleare di Fukushima.
Anguria

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Melanzane
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un fiore
fiore di fukushima_03

Patate
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Pomodoro
pomodoro di fukushima

Giglio
un giglio di fukushima

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Girasoli
Girasoli fukushima

Patate
patate fukushima

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Fragola
fragole fukushima

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Patata dolce
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Arance
arance fukushima

Fragole
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Melanzane e pomodori
Melanzane e pomodori di fukushima

Girasoli
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Fungo
Fungo fukushima

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Cavolo
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Cavolo
cavolo fukushima

Fonte: http://simplepimple.com/2013/07/the-fukushima-nuclear-disaster-has-resulted-in-some-pretty-weird-plant-hybrids-35-pictures/

Giappone: da oggi senza energia nucleare

Pubblicato in Articoli da admin il 16 settembre 2013

TOKYO - Oggi il Giappone è investito da un tifone ma per gli oppositori dell’energia nucleare è una bella giornata: il Sol levante non ha più reattori atomici in attività. L’ultimo impianto funzionante _ il reattore numero 4 della centrale di Oi gestita dalla Kansai Electric Power _ è stato fermato per attività di manutenzione ordinaria.

Quasi tutti i 50 reattori del Paese _ che fornivano circa il 30% delle necessità energetiche _erano stati bloccati dopo l’incidente ….

Dal nostro corrispondente Stefano Carrer - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/Zgqj4

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