Ambiente Ibleo - Portale ambientalista del Sud-Est Siciliano

Le dune di Marina di Modica: “In nome della legge”.. di Concetto Scivoletto

Pubblicato in Pubblica Evidenza da admin il 18 agosto 2016

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In nome della legge continua lo scempio di Modica e dei suoi straordinari beni monumentali e paesaggistici.

In nome della legge negli anni ’60 fu rasa al suolo la Chiesa di S. Agostino, furono demoliti l’Hotel Bristol e anche un antico palazzo, con regolari licenze e pareri favorevoli, per far posto a tre mostruose costruzioni in cemento armato che hanno stravolto l’armonia del tessuto urbano di Modica Bassa.
In nome della legge seguirono, sempre con regolari licenze e pareri favorevoli, altre demolizioni nel centro storico e altri palazzi furono costruiti lungo il Corso Umberto, nella Via Marchesa Tedeschi, in Piazza S. Giovanni, lungo il Corso Principessa Maria del Belgio, in via Sottotenente Nino Barone, per citare i più eclatanti. Da Modica Bassa a Modica Alta anche gli orti urbani e i pochi spazi di verde attrezzato finirono per essere sommersi dal cemento.
In nome della legge nei decenni successivi, anche dopo il riconoscimento UNESCO, sono state deturpate irreversibilmente le colline che circondano il centro storico con ecomostri forniti di regolari concessioni e pareri favorevoli.
In nome della legge oggi vengono sacrificate senza scrupoli sull’altare del cemento le suggestive dune di Marina di Modica, vero e proprio monumento naturale, Sito di Interesse Comunitario (SIC), ancora una volta con regolari concessioni, autorizzazioni e pareri favorevoli.
Come può accadere tutto ciò, nonostante le leggi di tutela del patrimonio paesaggistico e la crescita della sensibilità ambientalista? Peraltro, è sempre più diffusa la consapevolezza che nuovi posti di lavoro qualificato, innanzitutto per i giovani, possono nascere solo da una politica di salvaguardia e valorizzazione dei nostri beni culturali e ambientali, non certo dalla loro umiliazione e distruzione. Cosa impedisce di realizzare impianti turistici in luoghi esenti da vincoli ambientali, perseguendo in tal modo sia la tutela della bellezza che la creazione di nuovi posti di lavoro? Anche quando la proprietà del suolo è privata, la bellezza del paesaggio specie se tutelato rimane un bene comune.
Se oggi tuttavia s’insiste pervicacemente nello scempio del nostro territorio, vuol dire che l’intreccio fra cattiva politica e interessi privati continua a mantenere in piedi a Modica un vero e proprio sistema che pare essere più forte delle leggi, dei valori, dei beni comuni, ma anche della memoria e della dignità politica, istituzionale e culturale. Un sistema che si alimenta da più di trentanni nella zona grigia della Variante Generale al P. R. G. della nostra Città, con i suoi tempi enormemente dilatati da periodici aggiornamenti, studi, relazioni, incompatibilità di consiglieri comunali e con le sue generose varianti ad personam. Un sistema particolarmente gradito agli amici degli amici e ai potenti di turno che sta distruggendo bellezza, paesaggio e identità territoriale.
Ebbe a dire Giovanni Giolitti, più volte Presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d’Italia: «Le leggi per i nemici si applicano, per gli amici s’interpretano».
Ed è impressionante come lo zelo della cattiva politica modicana – attraverso amministrazioni di vario colore e sigle fino a quella attuale – confermi pienamente questa massima giolittiana.
In nome della LEGGE e della COSTITUZIONE (art. 9) che «tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione», impegniamoci tutti a combattere apertamente tale sistema non solo con la vigilanza continua, ma con una straordinaria mobilitazione dei cittadini liberi, al fine di salvaguardare e trasmettere alle future generazioni la nostra identità territoriale, patrimonio dell’umanità.

​ Concetto Scivoletto

Sicilia, è strage di alberi nel Ragusano: “Iniettano diserbanti negli ulivi secolari”. E c’è l’ombra della “mafia dei pascoli”

Pubblicato in Articoli, Pubblica Evidenza da admin il 13 agosto 2016

Da più di un anno ignoti entrano in terreni privati per versare sostanze diserbanti sulle piante e iniettare direttamente dentro i tronchi liquidi tossici. Un attacco sistematico che si estende per 400 ettari intorno a Modica e Pozzallo. La denuncia: “Sono raid organizzati”. Il bilologo: “Nessun parassita, tracce di avvelenamento”. Il commissariato di Modica indaga per tentata estorsione.

Si materializzano nella notte, quando entrano nei boschi e nei campi per versare sostanze diserbanti sulle radici degli alberi, bruciandoli ed uccidendoli. Oppure utilizzano un trapano per iniettare direttamente dentro i tronchi liquidi tossici, che si espandono lentamente fino alle foglie. Il risultato è micidiale: alberi ancora giovani che si spaccano dal di dentro, disseccandosi, carrubi e ulivi secolari che si svuotano, si anneriscono e perdono le foglie. È una vera e propria strage di alberi quella che sta andando in onda in provincia di Ragusa: un attacco sistematico che si estende per 400 ettari nelle campagne intorno a Modica e Pozzallo.

Le ronde degli avvelenatori - E questa volta non c’entrano i virus o i parassiti: a massacrare gli ulivi e i carrubi del Ragusano infatti sono dei veri e propri blitz, ronde notturne di “squadrette di avvelenatori” che s’inseriscono nottetempo negli appezzamenti di terreno privati per devastare gli alberi con diserbanti e sostanze tossiche. “È una storia che va avanti da più di un anno ormai”, racconta l’agronomo Corrado Rizzone, proprietario di alcuni degli appezzamenti di terreno finiti sotto attacco. “Le ronde vanno in onda di notte, quando nei terreni non c’è nessuno: per mesi ho poi trovato pezzi di alberi spaccati direttamente alla base lasciati sul terreno, mentre tutti gli altri venivano sistematicamente avvelenati“, continua Rizzone che ha sporto una serie di denunce contro ignoti al commissariato di Polizia di Modica. “Nei mesi gli attacchi si sono intensificati creando un danno enorme, non solo per la mancata produzione di carrube e olive, ma anche perché parte della zona ricade sotto il vincolo paesaggistico. Qual è l’obiettivo? Radere al suolo tutti gli alberi della zona?”, dice l’agronomo che a sostegno dei suoi esposti ha anche depositato agli atti degli investigatori una perizia di parte, firmata dal biologo Daniele Tedeschi.

continua su Il Fatto Quotidiano

“Vogliono affossare le rinnovabili”:Il grido d’allarme di Giorgio Garuzzo

Pubblicato in Pubblica Evidenza da admin il 15 giugno 2014

“Vi invito ad ascoltare questo messaggio di Giorgio Garuzzo, possibilmente fino alla fine, prestando particolare attenzione ai numeri, utili per sfatare dei falsi miti. Tra pochi giorni il ministro Guidi dirà come “tagliano” le bollette del 10% alle PMI. Saranno dei regali straordinari ai fossili. Tagliando retroattivamente gli incentivi al fotovoltaico colpiranno migliaia di aziende, agricole e industriali, che avevano trovato nel fotovoltaico un aiuto a tenere in questo periodo di crisi, in primis abbassando i costi delle loro bollette. Non potranno più ripagare i finanziamenti o, se potranno continuare a farlo, non avranno più alcun beneficio e ancora più rischi. Guardate fuori dalla finestra. Oggi è domenica e c’è il sole (sono a Oristano e la giornata è bella): un buon 60/70% dell’energia italiana che stiamo consumando è prodotta dal fotovoltaico. Vuol dire che decine di centrali a carbone, gas e petrolio sono ferme! Stiamo risparmiando milioni di tonnellate di metri cubi di gas, a vantaggio della bilancia dei pagamenti italiani e della sicurezza energetica del Paese, ma soprattutto nessuno ora sta respirando inquinanti che contribuiscono sostanzialmente all’insorgere dei tumori che uccidono più di un italiano su tre! Quando ho iniziato nel 1996 a lavorare nel fotovoltaico, questo era il mio obiettivo. Pensavo che fosse un obiettivo importante e utile alla collettività. Purtroppo ero ingenuo: non pensavo che gli interessi dei fossili (nel business e nello spirito) avrebbero fatto di tutto per tagliare le gambe al fotovoltaico e a me e a molti altri come imprenditori. Giusto il riferimento di Garuzzo a Mattei: sta succedendo la stessa cosa, anche se meno eclatante perché non si abbatte nessun aereo e, controllando i mass media, TV in testa, si evita di far sapere la verità.” Paolo Rocco Viscontini

La spiaggia di Randello (S.I.C.) libera da strutture. FIRMA

Pubblicato in Pubblica Evidenza da admin il 9 giugno 2014

Da qualche giorno sulla spiaggia di Randello (Punta Braccetto RG), è in atto la costruzione relativa ad un progetto di stabilimento balneare presumibilmente della società Donnafugata Resort, così come reclamizzato con grande enfasi anche sul sito istituzionale della struttura alberghiera. L’area demaniale in cui i privati stanno realizzando strutture di servizio alla balneabilità, ( Bar, bagni, cabine ecc.) è inserita nel sito SIC ITA 080004 Punta Braccetto C.da Cammarana quindi dichiarata di grande interesse comunitario. Una porzione del nostro territorio di grande pregio e valenza ma anche di libera fruibilità, sta andando ad ingrassare l’esclusivo interesse di una multinazionale, con la conseguenza di impoverire ancora il nostro territorio ed i suoi cittadini. Tutto sta avvenendo in silenzio , senza esposizione di cartelli autorizzativi, furtivamente e con la massima celerità. L’intervento avviene certamente con il pieno assenso dell’Azienda Forestale di Ragusa gestore del Vivaio lì presente. La stessa Azienda che per anni ha tenuto sigillata l’area forestale, ora ha concesso alla multinazionale che gestisce il resort le chiavi di questo scrigno di Bio diversità, frutto anche di investimenti economici dei cittadini siciliani. Il Comitato Randello Libera ritiene che quanto stia avvenendo sia uno scippo per la nostra comunità, che si sta perpetrando in assenza dei dovuti controlli di legittimità con la logica di favorire interessi forti e penalizzare l’offerta turistica del nostro territorio. Sottoponiamo a Lei tutta la nostra contrarietà per quanto sta avvenendo in quell’area di grande pregio, ribadendo la nostra ferma volontà a portare avanti una decisa azione in difesa del nostro territorio del nostro diritto di cittadini e del futuro della nostra comunità che deve riuscire a trovare la forza, grazie alle sue splendide risorse naturali e culturali, per il suo rilancio economico e sociale.

Il Comitato “Randello Libera”, senza se e senza ma, e senza tante perifrasi, chiede e si attende tempestive iniziative da parte della Amministrazione e di tutto il Consiglio Comunale del Comune di Ragusa. Ci si attende una presa di posizione e decisioni in merito al tentativo di costruzione relativa al progetto di stabilimento balneare, presumibilmente della società Donnafugata Resort.

I cittadini si aspettano una immediata ordinanza di sgombero e disinstallazione delle strutture sino ad oggi installate.

I cittadini si aspettano che questa Amministrazione denunci alla Autorità Giudiziaria i fautori di questo prepotente atto e, congiuntamente, elevi, applicando sanzioni, le relative contravvenzioni.

I cittadini si aspettano dalla attuale Amministrazione un diniego su tutti i fronti.

Firma la petizione su change.org

Lanciata da Comitato Randello Libera Ragusa, Italy

I cittadini vogliono che Randello, sito di interesse comunitario (S.I.C.), sia libera, incontaminata e tutelata.

Collina Monserrato: il parco della vergogna!

Pubblicato in Pubblica Evidenza da admin il 30 maggio 2014

UN ECLATANTE CASO DI SPERPERO DI FONDI EUROPEI!

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MODICA – Un caso concreto di come vengono sperperati dai politici i pochissimi fondi europei che vengono intercettati. Si sta parlando del costruendo e mai finito parco ‘Collina Monserrato’. Un’opera progettata e iniziata durante l’amministrazione Torchi, per poi proseguire con l’amministrazione Buscema e, adesso, dopo quasi un anno di amministrazione Abbate, quello che doveva diventare un parco, versa ancora in uno stato di profondo degrado e abbandono tra erbacce e sterpaglie che superano l’altezza d’uomo. E ciò nonostante, parecchi mesi or sono, l’attuale primo cittadino abbia affidato la scerbatura dell’estesa area alla Forestale, annunciando anche il suo completamento e la messa a disposizione della cittadinanza. E invece l’unica cosa che ha saputo fare è stata quella di fare scomparire l’esplicito cartello dei lavori con l’indicazione, fra l’altro, dell’ingente somma di € 932.154,75, praticamente, buttata al vento. Ad oggi, infatti, il cartello non c’è più, ma noi l’abbiamo voluto fare risorgere per mostrare ai cittadini la grossa cifra di soldi pubblici europei vergognosamente sperperati in tale becero modo. In tal senso, cogliamo l’occasione per invitare l’attuale amministrazione comunale a portare avanti progetti non solo sulla carta, come quello, sottoscritto nei mesi scorsi, riguardante l’iniziativa ‘Un bosco in città’, ma progetti reali atti a valorizzare i numerosi parchi e spazi pubblici presenti in città, quasi tutti in pessime condizioni, come nel caso di Villa Cascino, al quartiere Dente, del parco S. Giuseppe ‘U Timpuni a Modica Bassa, dell’area sul Dirupo Rosso, a Modica Alta, della villetta di via Silla a Modica Sorda, per non parlare del parco archeologico di S. Lucia, nel cuore del centro storico e di tante altre piccole aree, tutte quante abbandonate al loro triste destino. Crediamo che sia giunto il momento di dire basta a questo modo ‘vergognoso’ di gestire gli spazi pubblici in città e di restituirli alla piena disponibilità dei cittadini.
Comitato per i Diritti del Cittadino
Marcello Medica

I Sopravvissuti

Pubblicato in Pubblica Evidenza da admin il 22 settembre 2013
I Sopravvisuti

I Sopravvisuti

Lunedì 8 Luglio Codigoro (FE), se non ricordo male la data, è stata una giornata particolarmente pesante (zona agricola ci hanno sempre dato forte fin dagli inizi), cominciano i passaggi di aerei (a occhio e croce 3-4 che battono i comuni del ferrarese) fin dalle solite 6 del mattino, ma stavolta hanno proseguito fino a sera, quando tra le 18 e le 19 erano visibili contemporaneamente 30-40 scie e gli aerei ancora giravano

Presa la bici e direttomi in piazza non ce l’ho fatta a resistere di fronte allo scempio così ho iniziato a gridare ai passanti di guardare in alto e dirmi di cosa si trattava!

Le reazioni:

-un mio coetaneo che portava il bimbo piccolo sulla bici “a me non me ne frega niente”

-una donna è fuggita in bicicletta “non mi interessa non lo voglio sapere”

-un uomo sui 35-40 seduto al bar davanti al comune “bhè è la ‘meteorologia’” (ovvio no?)

-un mio conoscente al bar “sono gli aerei, fanno così non lo sapevi che c’è di strano?” mentre alcuni ragazzi mi deridevano stupiti

-un ragazzo sceso dall’auto “sono le scie chimiche”

-un anziano “a volte le fanno anche rosse e verdi”

solo 2 ragazzi si sono fermati a riflettere alcuni secondi guardando perplessi e uno ha detto “hai ragione, bravo! non è normale!”

Bhè ho fatto la figura dello scemo sfigato paranoico allucinato di fronte a mezzo paese, ma ho potuto vedere che almeno un essere umano su 20.000 non è uno zombi lobotomizzato, così sono tornato a casa soddisfatto.

Da allora non hanno più volato di giorno, ma vedo che di notte girano continuamente parecchi aerei a quota piuttosto bassa… impossibile vedere se lasciano la scia…..

Alza gli occhi al cielo e dimmi cosa vedi

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No Muos: lettera al Papa contro la guerra e l’impianto Usa

Pubblicato in Pubblica Evidenza da admin il 7 settembre 2013

7 settembre 2013, 10:33

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Pubblichiamo la missiva inviata al Pontefice dal comitato di Piazza Armerina

“Caro Papa Francesco,

spirano sempre più forti i venti di guerra sul Mediterraneo, non più mare di pace, e la nostra terra di Sicilia non è più isola di cultura ma portaerei per fini bellici di superpotenze che si alimentano, insaziabili, dei profitti dell’economia di guerra.

Consapevoli di non dire nulla di nuovo, Le evidenziamo alcuni fatti:

all’interno della stupenda sughereta di Niscemi in Sicilia (Sito di Interesse Comunitario), la Marina Militare degli Usa, senza interpellare il Parlamento Italiano e la cittadinanza, ha installato, a partire dal 1991, 46 antenne per le telecomunicazioni con truppe e mezzi bellici nel Mediterraneo (può ricavare ulteriori informazioni dal libro Piazza No MUOS che abbiamo l’onore di donarLe);

è in costruzione, sempre all’interno della sughereta, il quarto impianto terrestre del MUOS, composto da tre parabole gigantesche che hanno il compito di guidare i droni (aerei senza pilota perché il pensiero umano è pericoloso), sommergibili, truppe e singoli soldati. La guerra sarà a portata di joystick.

La popolazione si è costituita in comitati che, coadiuvati da tante persone di buona volontà, stanno affrontando la problematica sotto diversi aspetti. Ma, sullo scoglio della totale mancanza di trasparenza e di democrazia reale, si imputridiscono le cattive abitudini italiche date dai partiti e dai vizi dei politici che condizionano organi di stato e i mezzi di informazione alla mercé dei poteri forti.

In un balletto di atti istituzionali, di revoca della revoca, di dichiarazioni fallaci pure in contraddizione diacronica tra loro, di azioni repressive sempre più frequenti, in presenza della manipolazione mediatica pressoché universale, il messaggio univoco che arriva ai cittadini è che il “MUOS s’ha da fare”, costi quel che costi. Ma  l’opinione pubblica sta sempre più cogliendo il nesso tra MUOS e guerre: il fronte di chi sta aprendo occhi e mente è sempre più vasto e pone, tra l’altro, un grosso problema di democrazia reale. La sensazione è di impotenza e frustrazione per il non ascolto di istanze vitali per la società, quali il rifiuto di guerre e del riarmo, il rispetto della sovranità territoriale, la difesa della salute e dell’ambiente.

In questi giorni, la pace è in forte pericolo.

Le forze del profitto e della guerra hanno già deciso il futuro del pianeta, suddiviso in aree da immiserire progressivamente e da soggiogare. In questo quadro, l’Europa del Sud è condannata a essere prima avamposto per l’aggressione ai paesi del Medio Oriente e del Maghreb e successivamente oggetto di ulteriore militarizzazione per il dominio culturale definitivo sui popoli ridotti a miseria.

La Sua autorità, caro Papa Francesco, è forte. Abbiamo apprezzato il suo grido contro la guerra che scuote anche chi, nella Chiesa, è sordo ai venti della pace.

Ci rivolgiamo a Lei perché noi, “credenti e non credenti”, siamo convinti che in questa terra possano vincere la vita e le forze del bene sull’oscurità del male e della guerra.

Per questo accogliamo il Suo invito a partecipare in piazza San Pietro alla giornata di digiuno e di preghiera di giorno 7 settembre.

Siano le Sue parole di pace e speranza monito verso la politica e i piccoli uomini deboli e corrotti.

Grazie e un caro saluto fraterno.

COMITATO No MUOS Piazza Armerina”

Tutte le salmonelle finiscono in gloria

Pubblicato in Pubblica Evidenza da admin il 11 agosto 2013

​«Mamma, posso fare il bagno?» era, fino a qualche anno fa, l’innocente quesito che il pargolo anelante la frescura delle onde rivolgeva alla propria genitrice, sentendosi rispondere, immancabilmente: «Sì, ma non ti allontanare troppo»; oggi, alla stessa domanda, è probabile che la madre, dopo aver chiesto al figlio qualche secondo per la risposta, si rivolga al marito: «Caro, cosa dicono l’Arpa, l’Asp, la Capitaneria di Porto, i NAS e la Procura sul nostro mare?», e il coniuge: «Dicono che il mare è pulito, tranne nei punti in cui è pieno di colibatteri fecali.»
​Dopo un anno di indagini appassionanti e sequestranti, questa è la massima sintesi dei risultati ottenuti: le nostre acque sono balneabili, tranne che alla foce dei fiumi, in prossimità degli scarichi dei depuratori e nei porti. Conclusione di certo poco tranquillizzante perché, ad eccezione delle acque dei porti per ovvî motivi, non si vede perché dovrebbe essere naturale il superamento della soglia di inquinamento vicino agli scarichi dei depuratori, se non nel caso in cui questi impianti non depurino bene e in prossimità delle foci dei fiumi, se non certificando come fatto notorio che nei canali si butti impunemente ogni genere di porcheria.
​Il Procuratore della Repubblica di Modica, dottor Puleio, ha scritto recentemente ai sindaci del Comprensorio (Scicli, Modica, Pozzallo e Ispica) chiedendo loro cosa abbiano intenzione di fare a fronte di dati preoccupanti sullo stato delle loro coste. I sindaci, dal canto loro, si sono rivolti all’Asp che, tramite il Laboratorio Provinciale d’Igiene Pubblica, ha fatto sapere che il nostro mare è balneabile nei limiti di legge, e che ogni voce contraria – compresa quella della Procura? – è priva di ogni fondamento.
​L’indagine sull’inquinamento dei nostri mari partita un anno fa dopo la denuncia del sindaco di Modica, Antonello Buscema, sembra arrivata al capolinea. Dopo il dissequestro di uno dei tre villaggi, il Marsa Siclà, il mancato ritrovamento di tubi nascosti o di scarichi occulti, l’indagine prosegue con l’analisi dei terreni attraverso una costosa perizia. In realtà, molti quesiti posti dalle indagini avrebbero potuto agevolmente trovare risposta in un documento della Regione Siciliana, datato dicembre 2007, dal titolo: “Piano di Tutela delle Acque della Sicilia”, composto da circa mille pagine dentro alcune delle quali si trovano descritte nel dettaglio tutte le nefandezze del sistema idrico e fognario della fascia costiera che va da Scicli a Capo Passero. Nel “Documento di Sintesi del Piano di Tutela”, alle pagine 239 – 241 (258 – 260 nel documento pdf), si trovano elencate tutte le criticità che presenta il bacino idrografico “Scicli”: dal mancato completamento della rete fognaria in alcune località, allo scarso funzionamento dei depuratori, con perdite nelle condotte; dall’inquinamento da parte dei reflui urbani e industriali, non collettati ai depuratori, nei corsi fluviali superficiali e cattivo funzionamento degli impianti di depurazione alla contaminazione da residui agricoli e pericolo di contaminazione dei pozzi. Non mancano nemmeno riferimenti alle numerose perdite della rete idrica, sia per la cattiva manutenzione che per la vetustà degli impianti.
​Sul reale, alto tasso d’inquinamento delle falde acquifere da parte dei prodotti utilizzati in agricoltura, arriva in soccorso una recentissima pubblicazione, aggiornata a luglio 2013, dell’I.S.P.R.A. (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale), dal titolo: “Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque”. Nel documento, peraltro liberamente scaricabile da Internet, come pure gli altri due documenti citati, nelle pagine 30, 31, 40, 51 e 52 si troveranno delle esaurienti cartine dei luoghi di massimo inquinamento in Sicilia e degli inquinanti trovati. E poiché in Sicilia la provincia di Ragusa costituisce un unicum per quanto riguarda l’agricoltura intensiva, essa è anche la provincia con il più alto tasso d’inquinamento da pesticidi.
​La sana e istruttiva lettura di questi documenti, che consiglio a tutti, soprattutto agli inquirenti e ai periti, dà una radiografia accurata del territorio, poco cambiata dal 2007, anno del documento sullo stato delle acque, tanto più che in quello studio si prevedeva in 92 milioni e 279 mila euro la somma occorrente per sistemare tutte le criticità di questo bacino, della quale non si è finora speso granché, forse nemmeno un tallero.
​La sconfortante conclusione è che la Procura, i Comuni, le aziende sanitarie, i consorzi bonificanti (e da bonificare) nulla possono per la soluzione di un problema che non è contingente, ma sistemico.
​Nel frattempo la pubblica opinione sbanda confusa, siccome gregge aggredito dai lupi dell’informazione; tra chi vuole le coste pulite come la coscienza di un neonato e chi non è di questo parere, tra il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà, troviamo pure l’informazione matematica, di quelle che ti propina il Tg regionale ove qualsiasi cosa tu dichiari, qualsiasi sia l’argomento trattato, di chiunque si parli se ne fa radice quadrata e chi ha voglia di capire capisca quello che vuole. Tanto i secondi disponibili sono sempre centottanta per notizia, sia essa riguardante l’onestà politica di Lombardo (per la quale tre secondi bastano e avanzano), sia un argomento complesso come il sequestro di tre villaggi turistici e 400 famiglie nella… posidonia oceanica, il Tg Tre, imperterrito, lavora di forbici più che di compasso e, alla fine, tutte le salmonelle finiscono in gloria.
​Del resto, dopo aver inanellato, questi Tg, un calo di ascolti che continua ormai da anni, fatti fuori persino gli angeli di Natale per far posto a qualche altra pecorella nel Presepe, cosa volete che sia per questi veri signori il concetto di informazione, ormai opaco e puzzolente come i prati della posidonia?

Fonte: Paolo Oddo da La Pagina

Il Procuratore della Repubblica trasmette ai sindaci di Modica, Scicli, Ispica e Pozzallo i dati sull’inquinamento. “Decidete che fare”

Pubblicato in Pubblica Evidenza da admin il 26 luglio 2013

I risultati delle analisi sulle condizioni del mare presentate dall’Arpa sono stati trasmessi dal Procuratore della Repubblica di Modica, Francesco Puleio ai sindaci dei quattro comuni del comprensorio modicano i risultati delle analisi dell’Arpa e del CNR,  100 pagine di documentazione ben dettagliata con la quale il procuratore chiede ai primi cittadini di verificare se ci sono gli estremi per prendere provvedimenti. A titolo informativo, dunque, ma soprattutto per sollecitarli, alla luce degli esiti, ad emettere eventuali ordinanze. L’acqua del mare, secondo quanto riferito sarebbe impregnata di liquami fognari e metalli tossici.

Il Procuratore della Repubblica, ha reso nota la condizione di salute delle acque di competenza del territorio di Scicli quindi inviando gli esiti al sindaco Franco Susino, a Modica ad Ignazio Abbate, ad Ispica a Piero Rustico ed a Pozzallo a Luigi Ammatuna. Contestualmente l’autorità giudiziaria si aspetta che i primi cittadini facciano bene analizzare gli esiti ed eventualmente emettere un’ordinanza che vieti la balneazione.

Fonte e commenti: RTM

Il serpentone schiumoso è ancora vivo.

Pubblicato in Pubblica Evidenza da admin il 22 luglio 2013

Domenica 21 luglio 2013 la giornata di mare piatto e le temperature “estive” hanno affollato le spiagge ragusane con il tutto pieno. Anche il famigerato e oramai pluriricercato “serpentone schiumoso” ha fatto la sua comparsa tra lo stupore e l’incredulità dei bagnanti lungo le coste che vanno da Maganuco a Punta Corvo. Avevamo già denunciato alla pubblica evidenza  “le scorribbande del serpentone” sin dal 2007 ( Il serpentone fermentante), ma dopo 6 anni, tre villaggi sequestrati e diversi Corpi dello Stato atti alla sua ricerca “Esso” vive ancora.  Dovrebbe essere più facile oramai risalire al “Pifferaio/i” che ne controllano le gesta!
Foto di Maurizio Pisana

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TANGENTI SULLA VENDITA D’ARMI : QUANTO VA AI PARTITI?

Pubblicato in Pubblica Evidenza da admin il 30 maggio 2013

L’inchiesta giudiziaria della Procura di Napoli su Finmeccanica, il colosso italiano che ingloba una ventina di aziende specializzate nella costruzione di armi pesanti, mi costringe a porre al nuovo governo Letta e al neo-eletto Parlamento alcune domande scottanti su armi e politica. Questa inchiesta, condotta dai pm. V. Piscitelli e H. John Woodcock della Procura di Napoli (ora anche da altre Procure), ci obbliga a riaprire un tema che nessuno vuole affrontare: che connessione c’è tra la produzione e vendita d’armi e la politica italiana? E’ questo uno dei capitoli più oscuri della nostra storia repubblicana.

Le indagini della Procura di Napoli hanno già portato alle dimissioni nel 2011 del presidente e dell’amministratore delegato di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, nonché di sua moglie, Marina Grossi, amministratrice delegata di Selex Sistemi Integrati , una controllata di Finmeccanica. Anche il nuovo presidente di Finmeccanica, G.Orsi, è stato arrestato il 12 febbraio su ordine della Procura di Busto Arsizio e verrà processato il 19 giugno, per la fornitura di 12 elicotteri di Agusta Westland al governo dell’India, del valore di 566 milioni di euro, su cui spunta una tangente di 51 milioni di euro. Sale così di un gradino l’inchiesta giudiziaria per corruzione internazionale e riciclaggio che ipotizza tangenti milionarie ad esponenti politici di vari partiti.

Nell’altra indagine della Procura di Napoli spunta una presunta maxitangente di quasi 550 milioni di euro (concordata, ma mai intascata) su una fornitura di navi fregate Fremm al Brasile ,del valore di 5 miliardi di euro. Per questa indagine sono indagati l’ex-ministro degli Interni, Claudio Scajola e il deputato PDL M. Nicolucci .
Un’altra ‘commessa’ sotto inchiesta da parte della Procura di Napoli riguarda l’accordo di 180 milioni di euro con il governo di Panama per 6 elicotteri e altri materiali su cui spunta una tangente di 18 milioni di euro. Per questo, il 23 ottobre il direttore commerciale di Finmeccanica, Paolo Pozzessere è finito in carcere.

La Procura sta indagando anche su una vendita di elicotteri all’Indonesia su cui spunta ‘un ritorno’ tra il 5 e il10%.
E’ importante sottolineare che il 30% delle azioni di Finmeccanica sono dello Stato Italiano.
Dobbiamo sostenere la Procura di Napoli ,di Busto Arsizio e di Roma perché possano continuare la loro indagine per permetterci di capire gli intrecci tra il commercio delle armi e la politica.

Noi cittadini abbiamo il diritto di sapere la verità su questo misterioso intreccio. E’ in gioco la nostra stessa democrazia. Soprattutto ora che l’Italia sta investendo somme astronomiche in armi. Secono il SIPRI di Stoccolma, l’Italia, nel 2012, ha speso 26 miliardi in Difesa a cui bisogna aggiungere 15 miliardi di euro stanziati per i cacciabombardieri F-35.

Ecco perché diventa sempre più fondamentale capire la connessione fra armi e politica.
E’ stata questa la domanda che avevo posto al popolo italiano come direttore della rivista Nigrizia negli anni ‘85-’87, pagandone poi le conseguenze.

All’epoca avevo saputo che alla politica andava dal 10 al 15 per cento, a seconda di come tirava il mercato.
Tutti i partiti avevano negato questo.
Noi cittadini italiani abbiamo il diritto di sapere se quella pratica è continuata in questi ultimi 20 anni. In questi anni l’industria bellica italiana è cresciuta enormemente. Abbiamo venduto armi, violando tutte le leggi, a paesi in guerra come Iraq e Iran e a feroci dittature da Mobutu a Gheddafi, che hanno usato le nostre armi per reprimere la loro gente.

Noi chiediamo al governo Letta e ai neo-eletti deputati e senatori di sapere la verità sulle relazioni tra armi e politica.
Per questo chiediamo che venga costituita una commissione incaricata di investigare la connessione tra vendita d’armi e politica. Non possiamo più accettare che il Segreto di Stato copra tali intrecci!
Ci appelliamo a voi, neodeputati e neosenatori ,perché abbiate il coraggio di prendere decisioni forti, rifiutandovi di continuare sulla via della morte(le armi uccidono!) e così trovare i soldi necessari per dare vita a tanti in mezzo a noi che soffrono.

E’ immorale per me spendere 26 miliardi di euro in Difesa come abbiamo fatto lo scorso anno, mentre non troviamo soldi per la sanità e la scuola in questa Italia.
E’ immorale spendere 15 miliardi di euro per i cacciabombardieri F-35 che potranno portare anche bombe atomiche, mentre abbiamo 1 miliardo di affamati nel mondo.
E’ immorale il colossale piano dell’Esercito Italiano di ‘digitalizzare’ e mettere in rete tutto l’apparato militare italiano, un progetto che ci costerà 22 miliardi di euro,mentre abbiamo 8 milioni di italiani che vivono in povertà relativa e 3 milioni in povertà assoluta.
E’ immorale permettere sul suolo italiano che Sigonella diventi entro il 2015 la capitale dei droni e Niscemi diventi il centro mondiale di comunicazioni militari, mentre la nostra costituzione ‘ripudia’ la guerra come strumento per risolvere le contese internazionali.

Mi appello a tutti i gruppi, associazioni, reti, impegnati per la pace , a mettersi insieme, a creare un Forum nazionale come abbiamo fatto per l’acqua. Cosa impedisce al movimento della pace, così ricco, ma anche così frastagliato, di mettersi insieme, di premere unitariamente sul governo e sul Parlamento?
E’ perché siamo così divisi che otteniamo così poco.
Dobbiamo unire le forze che operano per la pace, partendo dalla Lombardia e dal Piemonte come stanno tentando di fare con il convegno a Venegono Superiore(Varese) , fino alla Sicilia dove è così attivo il movimento pacifista contro il MUOS a Niscemi.
Solo se saremo capaci di metterci insieme , di fare rete, credenti e non, ma con i principi della nonviolenza attiva, riusciremo ad ottenere quello che chiediamo.
Alex Zanotelli
Napoli, 28maggio 2013


Per aderire all’appello vai su

http://www.ildialogo.org/appelli/MaleOscuro_1369771177.htm

Nuove trivelle siciliane – D33 GR AG e D28 GR AG

Pubblicato in Pubblica Evidenza da admin il 22 maggio 2013


  

 

Tra i punti A e B c’e’ la tutela integrale.
Il posto giusto per una trivella.

E’ festa grande all’ENI. Adesso ci sono altre due concessioni al largo delle coste di Sicilia depostitate presso i ministeri romani e per i quali c’e’ tempo fino a 6 e al 9 Luglio per mandare osservazioni.

I testi sono qui

D33 GR AG

D28 GR AG

Si tratta della D33 GR AG e della D28 GR AG, entrambe dell’ENI con partecipazione Edison e adiacenti, in cui si vuole fare acquisizione sismica con airgun su un area di 100 chilometri quadrati (D 33) e su 450 chilometri quadrati (la d28) e la perforazione di un pozzo esplorativo della profondita’ complessiva di 1600 metri. L’istanza si estende per 154 chilometri quadrati a 20 chilometri da Licata, in provincia di Agrigento e a 23 chilometri sia da Gela che dalla provincia di Ragusa.

La profondita’ del mare varia da 350 a 900 metri nelle due concessioni, per cui si tratta di acque profonde (e pericolose).

I comuni interessati sono Acate, Butera, Gela, Licata, Ragusa, Santa Croce Camerina, Vittoria sparsi fra le province di Agrigento, Caltanissetta, Ragusa.

Ovviamente questa concessione non e’ sola, ma ce ne sono diverse altre a tappezzare i mari di Sicilia: come per tutti i mari d’Italia e’ un continuo che abbraccia tutto il contorno dell’isola. Cambiano nomi, titolari e perimetri, ma sempre buchi e trivelle sono che puntellineranno tutto il litorale siciliano se nessuno fa niente.

Come giustifica tutto questo l’ENI? Con le solite balle che secondo me neanche loro  ci credono:

L’alternativa zero, ovvero la non realizzazione delle opere, è stata considerata non applicabile in quanto il progetto, può risultare estremamente vantaggioso per l’Italia, permettendo di ridurre la dipendenza energetica dall’estero attraverso lo sfruttamento delle risorse presenti sul territorio nazionale sia marino sia terrestre.


La mancata realizzazione del progetto porterebbe a non sfruttare una potenziale risorsa energetica ed economica del territorio attraverso la produzione di idrocarburi da immettere nella rete di distribuzione nazionale.

Qualcuno deve ancora spiegargli che tutto il petrolio d’Italia non servirebbe a soddisfare che una parte piccolissima di fabbisogno nazionale e che di vantaggi per l’Italia non ce ne sono – quelli sono solo per le tasche di Scaroni e dei loro investitori.

Ad ogni modo ecco qui le zone protette nelle vicinanze della concessione D33 GR AG

Siti ZPS (Zone di protezione speciale)

· ITA 050012 Torre Manfria Biviere e Piana di Gela che si spinge per un tratto anche a mare e che

dista circa 22.2 km (circa 12 miglia marine nel punto più prossimo) dal perimetro dell’Istanza di

Permesso di Ricerca d33 G.R-.AG.

Siti SIC (Siti di Importanza Comunitari)

· ITA040010 Litorale di Palma di Montechiaro a circa 29 km (circa 16 miglia marine nel punto più

prossimo) a Nord – Est dal perimetro dell’Istanza di Permesso di Ricerca d33 G.R-.AG;

· ITA050011 Torre Manfria a circa 22,2 km (circa 12 miglia marine nel punto più prossimo) dal

perimetro dell’Istanza di Permesso di Ricerca d33 G.R-.AG;

· ITA050001 Biviere e Macconi di Gela a circa 24,5 km (circa 13,2 miglia marine nel punto più

prossimo) dal perimetro dell’Istanza di Permesso di Ricerca d33 G.R-.AG;

· ITA080004 Punta Braccetto Contrada Cammarana a circa 23,6 km (circa 12,7 miglia marine nel

punto più prossimo) dal perimetro dell’Istanza di Permesso di Ricerca d33 G.R-.AG;

· ITA080001 Foce del Fiume Irmino a circa 33,3 km (circa 18 miglia marine nel punto più prossimo)

dal perimetro dell’Istanza di Permesso di Ricerca d33 G.R-.AG.

· ITA080010 Fondali Foce del Fiume Irmino a circa 34,6 km (circa 18,7 miglia marine nel punto più

prossimo) dal perimetro dell’Istanza di Permesso di Ricerca d33 G.R-.AG.

Siti IBA (Important Bird Watching)

· 166 Biviere e Piana di Gela – Important Bird Area a circa 22 km (circa 11,8 miglia marine nel punto più prossimo) dal perimetro dell’Istanza che ricade parte sulla costa e parte in mare.

Ci sono poi varie “aree di notevole interesse pubblico”a circa 20 chilometri dalla concessione

1) tratto di costa di contrada Branco Piccolo sita nel Comune di Ragusa

2) zona di Falconara;

3) zona di Manfria;

4) zona del lago di Biviere;

5) zona di Punta Braccetto;

6) territorio comprendente il Fiume Irminio e zone circostanti nei Comuni di Scicli, Ragusa, Modica e Giarratana

e poi ci sono Beni archeologici sommersi, in prossimità della costa, a circa 23,5 km (12,7 miglia marine) l’Area Marina di Tutela Archeologica in Località Bulala del Comune di Gela dove sussiste una  Zona di Tutela Integrale dove sono  vietate:

· il transito, la sosta e l’ancoraggio di qualsiasi unità navale;

· la pesca professionale e sportiva svolta con qualsiasi sistema (fatti salvi alcuni casi particolari);

· l’immersione subacquea in apnea e con bombole;

· qualsiasi altra attività in superficie o in immersione non autorizzata.

Cioe’ e’ tutto vietato, ma a 20 chilometri di distanza uno puo’ andare e fare trivelle e sondaggi, come se l’acqua del mare conoscesse confini e come se le navi volassero!!!

Ecco qui una interessante tabellina:
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Che dire. Ci sono solo X, niente numeri.

Se uno poi legge il progetto ci sono un sacco di blabla sul come nonostante le X tutto sara’ fatto nel rispetto dell’ambiente e che tutti gli impatti sono bassi, lievi, trascurabili, nulli.

Questa in particolare fa un po ridere:

L’immissione in mare degli scarichi civili generalmente è considerata circoscritta e di carattere temporaneo. Inoltre, poiché le operazioni di perforazione sono svolte in mare aperto, va considerata anche l’elevata capacità di diluizione dell’ambiente circostante che rende tale fattore di perturbazione ed i conseguenti effetti sulle popolazioni marine poco significativi.

Notare che parlano di scarichi civili, e non di che fine fanno i fanghi di perforazione. E notare la logica: buttiamo la monnezza a mare e il mare diluisce!!!!

E i fanghi di perforazione? Dicono che quelli
verranno raccolti da apposite navi che periodicamente riporteranno il materiale in
terraferma.  Ma e queste navi dove transiteranno? E visto che portano via il materiale di scarto delle operazioni petrolifere con queste navi, perche’ non portare via anche gli scarichi civili???

E’ come una favola.

Basta crederci.

Fonte: Stampa  Libera

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