Ambiente Ibleo - Portale ambientalista del Sud-Est Siciliano

Appello per le dune

Pubblicato in Articoli, Pubblica Evidenza da admin il 30 gennaio 2009

Riceviamo e pubblichiamo.

pisciotto3.jpg

 

pisciotto1.jpgC’è un area prossima alla strada provinciale SP66 (lato interno) nel tratto Marina di Modica - Pisciotto che presenta un piccolo relitto di paleodune scampato sorprendentemente (finora) all’opera agricola ed edilizia.

Non so se si tratta di terreno privato o forse di demanio vista la copertura vegetale artificiale ad acacia.

Si presenta come un avvallamento circondato in modo suggestivo da alte dune consolidate in fase di litificazione che stanno lì da chissà quanti anni, ma che ben poco potranno resistere alle forze erosive una volta che il loro delicato equilibrio vegetazionale viene disturbato in maniera continua.

pisciotto2.jpgQuesto sito che finora probabilmente era stato sfruttato solo dai cacciatori, da un pò di tempo è meta di appassionati del fuori-strada a motore, motociclisti prima e ultimamente persino automobilisti 4×4 (ultima conquista iblea della passione per la “natura”) che sfidano i propri limiti (o meglio quella dei loro mezzi meccanici) superando questi straordinari ostacoli, ottenuti miracolosamente senza nessuno sforzo solo tramite un semplice passa voce. Una passione che magari non durerà abbastanza a lungo da arrivare a far vedere le conseguenze di certe scelte. Scelte che stanno però danneggiando questo luogo in maniera irreversibile senza alcun motivo “giustificabile”.

Una qualche forma di protezione urge … magari semplicemente chiudere gli accessi.. prima che sia troppo tardi per conservare questa piccola fetta di patrimonio naturale.  Articolo correlato

EURISPES: CENTRALI NUCLEARI COSTANO 30 MLN MA POCO RISPARMIO

Pubblicato in Articoli da admin il 30 gennaio 2009

(ANSA) - ROMA, 30 GEN - Per costruire le centrali nucleari e ritornare all’atomo servono, al netto di problemi e di ”accettazione sociale”, almeno 10 anni e circa 30 miliardi di euro (stima non definitiva). E non allontanera’ dalla dipendenza dal petrolio, con un margine di risparmio sul consumo nazionale del 4,5% (per molti pari a quello che si puo’ ottenere puntando sulle rinnovabili). Questo lo scenario tracciato dall’Eurispes nel Rapporto Italia che parte dalla volonta’ ”dell’attuale governo” di soddisfare con l’atomo il 25% del fabbisogno energetico del Paese entro il 2020-2030. Non raggiungere l’obiettivo del protocollo di Kyoto sul taglio alle emissioni, comporta all’Italia, per l’Eurispes, ”un debito giornaliero di 4 milioni di euro” pari a ”un esborso di 1,5 miliardi di euro”. Eppure la richiesta maggiore di prodotti petroliferi si e’ avuto nel settore dei trasporti (piu’ 27,5%). Ma, se la produzione nazionale arriva all’85,1% (il 14,9% e’ nucleare importato dalla Francia), in quanto a potenza installata non servirebbe rivolgersi a nessuno: ”La potenza installata e’ di 89.800 Mw a fronte di una domanda di picco di 55.600 Mw, per una sovrapotenza di 34.000 Mw”. Il problema, evidenzia l’Eurispes, ”non e’ la carenza di centrali” ma che ”l’utilizzo degli impianti sia inferiore al 50%”. Un nucleare che produce il 25% del fabbisogno energetico, tra l’altro, osserva l’Eurispes, sarebbe ”in contrasto con le direttive Ue” per gli obiettivi sulle fonti rinnovabili. (ANSA). Y99-GU
30/01/2009 11:31

NUCLEARE: EURISPES, IL 45,7% DEGLI ITALIANI NON LO VUOLE
Roma, 30 gen.(Adnkronos) - Quasi la meta’ degli italiani boccia l’uso dell’energia nucleare. E’ quanto emerge dal ‘Rapporto Italia 2009′ dell’Eurispes. gli italiani bocciano il ricorso al nucleare come fonte di energia. Sebbene con motivazioni differenti, affermano di essere contrari alla attivazione di centrali sul nostro territorio il 45,7% dei cittadini, a fronte del 38,3% dei favorevoli. In particolare, le motivazioni di quanti si oppongono al nucleare sono il non ritenere questa una soluzione rapida per risolvere i problemi connessi all’energia (18,4%) e il timore dei rischi che una tale scelta comporterebbe (27,3%). Tra i favorevoli, invece, gli orientamenti si dividono tra quanti ritengono che il nucleare e’ una buona soluzione per porre rimedio alla crisi energetica (30,1%) e tra una parte minoritaria di coloro che pongono come unica condizione la locazione delle centrali in luoghi distanti dalla zona in cui abitano (8,2%). Non mancano infine alcuni cittadini che dichiarano di essere indifferenti nei confronti della questione (4,2%). Il 71,5% dei cittadini che si dichiarano di sinistra sono contari al nucleare a causa dei rischi che comporta (47,3%) e perche’ credono che esso non risolva rapidamente i problemi (24,2%). Seguono gli appartenenti al centro sinistra, contrari complessivamente nel 55,6% dei casi e che segnalano con percentuali elevate i rischi (32,6%) e la non immediatezza dei risultati (23%). (segue)
(Sec-Cid/Gs/Adnkronos)
30-GEN-09 11:45

Più pulita è l’aria che si respira e più si allunga la vita

Pubblicato in Articoli da admin il 24 gennaio 2009

La longevità legata all’aria pulita
Dieci microgrammi in meno di inquinanti per metro cubo di aria equivalgono a 7 mesi in più di vita

MILANO - L’aria pulita è buona da respirare e questo si è sempre saputo, ma ora sappiamo anche che, come un po’ di buonsenso avrebbe suggerito, allunga la vita. La ricerca, portata avanti dalla Brigham Young University in collaborazione con la Harvard School of Public Health, ha preso in esame 51 metropoli e ha confrontato i dati inerenti l’aspettativa di vita degli abitanti con quelli riguardanti l’inquinamento atmosferico in un periodo compreso tra il 1980 e il 2000. I ricercatori hanno rilevato che la vita media si è accresciuta di 2,72 anni a partire dal 2000 e assegnano il 15 per cento del merito alla diminuzione delle emissioni inquinanti. Altri studi affermano che una cattiva qualità dell’aria peggiora le condizioni di chi soffre di malattie cardiache o polmonari. Un esempio europeo è quello della Gran Bretagna dove stime ufficiali quantificano in otto mesi il danno dell’inquinamento dell’aria sull’aspettativa di vita.

LO STUDIO - I ricercatori hanno usato modelli statistici avanzati che hanno permesso loro di sgomberare il campo dalle altre variabili in grado di condizionare la durata della vita delle persone (come il fumo o la condizione sociale). La ricerca ha preso in esame soprattutto l’inquinamento dovuto al PM 2.5, le famigerate polveri sottili dovute prevalentemente al traffico automobilistico (e in grado di depositarsi nei nostri polmoni) e sospettate di peggiorare fenomeni asmatici e malattie cardiache. Il risultato cui sono approdati gli studiosi è che 10 microgrammi per metro cubo di particolato inquinante in meno rappresentano sette mesi di vita in più. Tra le città in esame, quelle che con maggiore decisione hanno perseguito l’obiettivo di migliorare l’aria per i propri abitanti hanno regalato loro ben dieci mesi di aspettativa di vita in più. Pittsburgh e Buffalo, che partivano dall’infelice condizione di essere tra le metropoli con l’aria peggiore, hanno visto decrescere le polveri sottili di 14 microgrammi per metro cubo.

LE CONCLUSIONI - «Abbiamo la prova che stiamo ottenendo un consistente ritorno dal nostro investimento speso per migliorare la qualità dell’aria. Questo non porta solo miglioramenti all’ambiente ma anche alla nostra salute», sostiene uno dei ricercatori coinvolti nello studio, il dottor C. Arden Pope. In Europa una ricerca di questo tipo non è ancora possibile poiché i dati necessari hanno iniziato a essere raccolti in tempi troppo recenti per fornire un dato statistico attendibile. Tuttavia, ufficiosamente, traspare dal mondo scientifico un piccolo vantaggio europeo rispetto all’aspettativa di vita americana. Resta quindi invariato il valore del consiglio della nonna di stare all’aria aperta. Se non è troppo inquinata.

Emanuela Di Pasqua

Lotta al bracconaggio. Denunciati sette cacciatori

Pubblicato in Articoli da admin il 23 gennaio 2009

Prosegue senza tregua l’attività di vigilanza venatoria condotta dalla Polizia Provinciale su direttive del comandante Raffaele Falconieri su tutto il territorio provinciale al fine di prevenire e contrastare soprattutto il deprecabile fenomeno del bracconaggio.
L’attenzione è stata concentrata in questi ultimi giorni sui Pantani Longarini e Bruno in territorio di Ispica. La zona è un autentico paradiso naturale dove non è raro godere della presenza di fenicotteri, folaghe, aironi, gabbiani, anatre ed altri uccelli acquatici (soprattutto anseriformi). La rete di pantani della Sicilia sud orientale, in quanto interessata dalle principali rotte di migrazione dell’avifauna, rientra tra quelle aree in cui non è consentita la caccia. I controlli, svolti anche di notte, hanno portato alla identificazione di sette cacciatori intenti a svolgere l’attività venatoria finalizzata all’abbattimento di uccelli acquatici ed in particolare di anatidi.

I cacciatori per attirare gli uccelli facevano pure uso di “stampi” ovvero di riproduzioni in materiale plastico di germani reali e altre specie volatili che galleggiando nelle acque dei pantani richiamavano al passaggio gli uccelli da abbattere. I sette cacciatori denunciati per l’ipotesi di reato di caccia in area protetta sono: - S.D. di anni 31di Rosolini - V.A. di anni 22, di Rosolini - E. R. di anni 47 di Ragusa - S. M. di anni 37 di Ragusa - V. C. di anni 47 di Ragusa - G. F. di anni 46 di Ragusa - G. R. di anni 47 di Pozzallo. La Polizia Provinciale ha sequestrato loro 7 fucili da caccia, 9 stampi di anatra di varie dimensioni ed oltre 50 cartucce ed altri accessori per la caccia. Fonte: RTM

Pubbliche affissioni. Chi controlla ?

Pubblicato in Articoli, Varie da admin il 20 gennaio 2009

A Modica la situazione delle pubbliche affissioni è veramente pessima, chiunque può affiggere un qualsiasi manifesto, di qualsiasi dimensione e con qualsiasi contenuto, senza pagare alcuna tassa. Cosa ancora più grave, è che molti non si fanno scrupoli sul dove affiggere i propri manifesti ed è cosi che troviamo i muri della nostra città “violentati” da ogni tipo di pubblicità e di evento.

Basta girare per pochi chilometri e si possono notare le migliaia di manifesti occupare gran parte dei muri di edifici privati, pubblici o di pannelli dedicati alla sola comunicazione del Comune. Tutto ciò è facilitato dal mal funzionamento degli organi preposti al controllo e alla repressione di tali comportamenti, in cui c’è il risparmio da parte dei titolari dei manifesti, ma soprattutto è notevole il danno che si arreca all’estetica della città e alle casse del Comune di Modica, dal momento in cui si evade dal pagamento della tassa delle pubbliche affissioni. All’interno del Corpo dei Vigili Urbani di Modica c’è un settore preposto al controllo di questo fenomeno, ma la sua attività è insufficiente, se addirittura non totalmente inefficace. L’individuazione dei mittenti di tali manifesti non è difficile da rendere nulla l’attività degli organi preposti, ma probabilmente è nullo il senso di dovere di questi, i quali stanno dimostrando di non avere a cuore la città, il rispetto verso di essa e soprattutto non hanno a cuore il rispetto delle leggi.

Esistono ditte che da un anno circa, costantemente e senza alcuna difficoltà, commettono ripetutamente lo stesso reato. Tra queste c’è l’Agenzia di Pompe Funebri di Raffaela Palladino, il quale con il messaggio “Basta con il “caro” estinto”, da più di un anno indisturbatamente inquina Modica. Questo è uno dei casi più gravi, per il quale non si può continuare a far finta di non vedere da cosi tanto tempo, per il quale è ora di dare una svolta decisiva nel campo delle pubbliche affissioni, per dare dignità all’estetica della nostra città e per fare entrare un po’ di liquidità nelle casse dell’ente comune. Rimanendo sempre in questo settore, è importante ricordare il degrado in cui versano puntualmente le città durante le campagne elettorali, in cui i “nostri” politici, anch’essi senza alcun problema e soprattutto scrupolo, danno un contributo notevole all’aumento dell’illegalità.

Nel Comune di Vittoria, grazie al consigliere comunale Peppe Cannella della lista “Bella Ciao – Rifondazione”, qualcosa sembra che stia andando nel verso giusto, infatti il Sindaco, in seguito ad un’interrogazione del consigliere, si è detto interessato a procedere nei confronti dei quali hanno affisso manifesti elettorali abusivi, direttamente e indirettamente. Molti modicani sperano che anche a Modica qualcosa in questo settore cambi direzione, la città è stanca di vedere tutto questo scempio, senza che i colpevoli siano colpiti, che siano imprenditori, politici o commercianti.

Francesco Ruta

Le escursioni di Kalura

Pubblicato in Varie da admin il 20 gennaio 2009

Amici camminatori di KaluraBoscagliaSicilia,

Domenica 25 Gennaio vi porteremo sull’altopiano modicano, nei dintorni di Cava D’Ispica, tra muretti a secco e nobili masserie raggiungeremo la curiosa  necropoli della tomba a finti pilastri…

La partenza è da Ragusa – P.zza Libertà ore 8.30 ( Si raccomanda la puntualità ), per le prenotazioni chiamate la segreteria 3939506186 o mandate una e-mail a info@kalura.org.

L’equipaggiamento è il solito (scarpe da trekking, zainetto, mantellina per la pioggia, acqua e pranzo a sacco).

N.B.: Vi preghiamo di avvisare in tempo, se dopo aver prenotato, non si avesse la possibilità di venire all’escursione. Così facendo qualcun’altro potrà partecipare al vs posto. Grazie

Vi ricordiamo che sono aperte le prenotazioni per la “Ciaspolata sull’Appennino modenese” del 13-14-15 febbraio che si chiuderanno il 25 gennaio. Troverete il programma sul nostro sito www.kalura.org… PRENOTATE PRESTOOOOOO!!!!!!

Le escursioni di Kalura

Pubblicato in Comunicazioni, Varie da admin il 5 gennaio 2009

Amici  carissimi,
si ricomincia… per fortuna!!!! Basta mangiare ed oziare…  apriamo il nuovo anno con una bella scarpinata, la prima “escursione novità” del nostro catalogo KaluraBoscagliaSicilia 2009 : R.N.O. ” Pino D’Aleppo“( Vittoria RG).
Domenica 11 gennaio andremo alla scoperta di una riserva naturale non troppo fortunata e mai abbastanza protetta…
La partenza è da Ragusa – P.zza Libertà ore 8.30 ( Si raccomanda la puntualità ), per le prenotazioni chiamate la segreteria 3939506186 o mandate una e-mail a info@kalura.org.

L’equipaggiamento è il solito (scarpe da trekking, zainetto, mantellina per la pioggia, acqua e pranzo a sacco).
N.B.: Vi preghiamo di avvisare in tempo, se dopo aver prenotato, non si avesse la possibilità di venire all’escursione. Così facendo qualcun’altro potrà partecipare al vs posto. Grazie

www.kalura.org
info@kalura.org

Decreto Ministeriale sulle energie da fonti rinnovabili

Pubblicato in Articoli da admin il 2 gennaio 2009

In materia di rinnovabili il 2008 si è concluso con l’attesa firma da parte del ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola di concerto con il Ministro all’Ambiente Stefania Prestigiacomo del Decreto Ministeriale Rinnovabili, il provvedimento che fornisce le prime direttive generali per regolare la transizione dal vecchio al nuovo meccanismo di incentivazione nel campo delle energie alternative, in attuazione dell’ultima Finanziaria. Dalla normativa rimane esclusa la tecnologia fotovoltaica che gode di una forma di incentivazione specifica, vale a dire il nuovo Conto Energia introdotto dal DM 19 febbraio 2007. Per tutti gli altri impianti il sistema di incentivi – certificati verdi (CV) o in alternativa una tariffa omnicomprensiva – è stabilito in base della taglia e la domanda per accedere all’incentivazione va presentata al Gestore del Servizio Elettrico (GSE) entro tre anni dall’entrata in esercizio dell’impianto. Sarà dunque il GSE stesso a qualificare gli impianti e a determinare l’energia elettrica incentivata, definendo il numero di CV e la tariffa onnicomprensiva cui si ha diritto. Spetterà poi all’Autorità per l’energia elettrica e il gas a stabilire, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento, modalità, tempi e condizioni per l’erogazione delle tariffe fisse onnicomprensive, modalità per lo scambio sul posto, nonché per la verifica del rispetto delle disposizioni che “trovano copertura nel gettito della componente tariffaria A3 delle tariffe dell’energia elettrica”. Ecco cosa si prevede in dettaglio:

Formula Conto energia
Tutti gli impianti con potenza non superiore a 1 MW e 0,2 MW per l’eolico, entrati in esercizio in data successiva al 31 dicembre 2007, hanno diritto, in alternativa ai certificati verdi ad una nuova forma di tariffa incentivante corrisposta per ogni kWh immesso in rete, mentre per gli impianti di potenza superiore a 1 MW viene modificato il sistema dei certificati verdi introdotto in precedenza stabilendo il diritto a una tariffa fissa onnicomprensiva di entità variabile. Gli incentivi non sono cumulabili ad esclusione di alcuni settori come gli impianti da biomasse di filiera per i quali i CV e tariffa fissa “sono cumulabili con altri incentivi pubblici di natura nazionale, regionale, locale o comunitaria in conto capitale o conto interessi con capitalizzazione anticipata, non eccedenti il 40 per cento del costo dell’investimento”.

Scambio sul posto
Il Decreto prevede che possano accedere al meccanismo di scambio sul posto, ovvero la possibilità di vendere alla rete l’energia prodotta in eccesso, gli impianti alimentati da fonti rinnovabili “ovvero cogenerativi ad alto rendimento la cui potenza nominale media annua complessiva non risulti superiore a 200 kW”, attraverso specifichi meccanismi che saranno oggetto di successivi provvedimenti. E’ consentito inoltre il passaggio dal sistema dello scambio sul posto al sistema della tariffa fissa onnicomprensiva. In tal caso, “il periodo di incentivazione è conseguentemente ridotto del periodo intercorrente tra la data di entrata in esercizio e la data di entrata in esercizio commerciale, comunicata dal produttore al GSE in seguito all’accoglimento della suddetta richiesta di qualifica”.

Certificati verdi
Ridefinito l’arco temporale nel quale si ha diritto agli incentivi: 15 anni per tutti gli impianti ibridi alimentati da fonti rinnovabili che hanno cominciato a operare dopo il 31 dicembre 2007, 12 anni per quelli entrati in esercizio prima di quella data e 8 anni per gli impianti di cogenerazione abbinata al teleriscaldamento e per quegli impianti anche ibridi alimentati da rifiuti non biodegradabili. Per questi ultimi tre casi è prevista la proroga di altri 4 anni rispetto alla durata stabilita “in misura corrispondente al 60% dell’energia elettrica incentivata”. Il certificato verde, di valore unitario pari a 1MWh, è emesso dal GSE, su richiesta del produttore per gli impianti dotati di relativa qualifica e lo stesso Gestore organizzerà, nell’ambito della gestione economica del mercato elettrico, una sede per la contrattazione dei CV.

Tariffe di istruttoria
I soggetti che intendono ottenere la qualifica di “impianto a fonte rinnovabile” devono corrispondere al GSE, contemporaneamente alla richiesta di qualifica, un contributo per le spese di istruttoria pari alla somma di una quota fissa, pari a 150 euro, più una quota variabile sulla base della potenza stabilita in:
• 50 € per richiesta di qualifica per gli impianti di potenza nominale media annua superiore a 20 kW e non superiore a 200 kW;
• 300 € per richiesta di qualifica per gli impianti di potenza nominale media annua superiore a 200 k W e non superiore a 1 MW;
• 800 € per richiesta di qualifica per gli impianti di potenza nominale media annua superiore a 1 MW e non superiore a 10 MW;
• 1200 € per richiesta di qualifica per gli impianti di potenza nominale media annua superiore a 10 MW. Produzione da biomasse.

Troppi pesticidi nell’acqua

Pubblicato in Articoli da admin il 2 gennaio 2009

ROMA - Non bisogna avere necessariamente la sfortuna di Emma Marcegaglia per finire avvelenati bevendo un bicchiere d’acqua. Il 36,6% dei campioni d’acqua analizzati dall’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale del ministero (ex Apat) è risultato infatti contaminato da pesticidi in quantità superiore ai limiti di legge. Il dato emerge dal dossier “Residui di prodotti fitosanitari nelle acque-Rapporto annuale, dati 2006″ presentato oggi alla stampa.

Uno studio che secondo i curatori “conferma e rende più evidente uno stato di contaminazione già rilevato negli anni precedenti”. Complessivamente i diversi pesticidi emersi dalle analisi di laboratorio sono stati 131. Per alcune sostanze, l’inquinamento è molto diffuso e interessa sia le acque superficiali, sia quelle sotterranee di diverse regioni, tanto da richiedere, secondo l’Isprat, “la necessità di interventi di mitigazione dell’impatto”.

In Italia, secondo il dossier, si impiegano circa 300 tipi di sostanze diverse, per un quantitativo complessivo di circa 150.000 tonnellate all’anno. I dati relativi al 2006 mostrano una contaminazione diffusa nelle acque superficiali, dove è stata riscontrata nel 57,3% dei 1.123 punti di monitoraggio, nel 36,6% dei casi con concentrazioni superiori ai limiti previsti dalla legge per le acque potabili. Nelle acque sotterranee, invece, sono risultati contaminati a diverso grado il 31,5% dei 2.280 punti totali di rilevamento, con il superamento dei limiti di potabilità nel 10,3% dei casi.

Nel 2006, ricorda l’Istituto, sono 18 le regioni che hanno trasmesso i dati al min istero per essere elaborati. Complessivamente sono stati monitorati 3.403 punti, per un totale di 11.703 campioni e 439.305, “con un buon incremento, rispetto agli anni precedenti, della copertura territoriale e della significatività delle indagini” (per il 2005, ad esempio, le misure erano 282.774).

Le sostanze più comunemente rinvenute sono gli erbicidi, fatto spiegabile sia con la loro modalità di utilizzo, che può avvenire direttamente al suolo, sia con il periodo dei trattamenti, in genere concomitante con le precipitazioni più intense che, attraverso il ruscellamento e l’infiltrazione, ne determinano un trasporto più rapido nei corpi idrici superficiali e sotterranei.

Tra le contaminazioni più diffuse, secondo l’Ispra, “vi è quella dovuta alla terbutilazina, utilizzata in particolare nella coltura del mais e del sorgo. La contaminazione è diffusa in tutta l’area Padano-Veneta ed evidenziata anche in alcune regioni del centro-sud: è stata trovata nel 51,0% dei punti di campionamento delle acque superficiali e nel 15,8% di quelli delle acque sotterranee indagate”.

Da segnalare ancora “la presenza diffusa di atrazina, sostanza ormai da lungo tempo fuori commercio”. “Senza poter escludere - rileva ancora l’Ispra - casi di uso illegale, i dati e le valutazioni effettuate dimostrano che quello misurato è essenzialmente il residuo di una contaminazione storica, dovuta al forte utilizzo della sostanza nel passato”.

La Repubblica