Ambiente Ibleo - Portale ambientalista del Sud-Est Siciliano

Un’ora al buio per la Terra

Pubblicato in Varie da admin il 28 marzo 2009
Per la terra

Per la terra

Un milione di cittadini al buio per un’ora

per sensibilizzare i Grandi del mondo sulle drammatiche conseguenze del surriscaldamento del pianeta. Alla vigilia della ‘Earth Hour’, il segretario generale Onu, Ban Ki-Moon, ha diffuso un messaggio per l’”importante” occasione.

“E’ un modo che i cittadini del mondo hanno di inviare un messaggio chiaro”, ha osservato, “vogliono che si intervenga sul cambiamento climatico. Sara’ la piu’ grande dimostrazione pubblica mai tentata prima sul cambiamento climatico.

Le persone chiederanno ai loro rappresentanti di stipulare un patto a Copenhagen.
Un patto che proteggera’ persone e Stati dal cambiamento climatico”. E ancora: “C’e’ bisogno di un accordo ambizioso, giusto ed effettivo. Un accordo basato su solide fondamenta scientifiche”. E ha ammonito: “Ci siamo avviati lungo una china pericolosa. Il nostro pianeta e’ surriscaldato. Vanno cambiate le abitudini. Abbiamo bisogno di una crescita ecologica da cui tutta la comunita’ tragga beneficio.
Ci occorre energia sostenibile per rispettare maggiormente il clima: questa e’ la strada del futuro e dobbiamo percorrerla insieme”.

In tutto il mondo saranno oscurati numerosi luoghi simbolici. A New York spegneremo le luci del quartiere generale delle Nazioni Unite e molte agenzie Onu parteciperanno all’iniziativa. “Chiedo a tutti voi di fare lo stesso”, ha insistito il segretario generale, “vi prego di mandare un messaggio forte: insieme possiamo trovare una soluzione al
problema piu’ serio tra i cambiamenti globali”. Perche’, ha aggiunto, “il cambiamento climatico e la crisi finanziaria richiedono un’azione coraggiosa. Adesso. La buona notizia e’ che possiamo affrontare entrambe le crisi insieme”.
E ha continuato: “La nostra dipendenza dai combustibili fossili sta surriscaldando il pianeta: occorre passare a un’energia pulita. Queste azioni possono anche dare un impulso alla ripresa economica: possono concorrere alla creazione di posti di lavoro e rappresentare un trampolino di lancio per un’economia ecologicamente sostenibile. Si tratta di grandi sfide. Ma grandi sono anche le opportunita’.

L’occasione e’ unica: possiamo proteggere il nostro pianeta e aiutare a invertire la tendenza di recessione economica”.
A dicembre i governi s’incontreranno a Copenhagen per negoziare un nuovo accordo sul clima. “Abbiamo bisogno che sia sigillato un patto che porti il mondo verso una diversa direzione”, ha concluso Ban, “i Paesi industrializzati devono impegnarsi a ridurre drasticamente le emissioni di carbonio.
Anche quelli in via di sviluppo devono dare il loro contributo. Dobbiamo decidere di condividere tecnologie volte alla promozione di un’energia sicura e pulita. E occorre aiutare gli indigenti e i bisognosi ad adattarsi ai cambiamenti climatici”.
Fonte: La Repubblica

Quasi 3000 città spente per l’Ora della Terraper l’Ora della Terra
Si sono spente per l’Earth Hour, iniziativa promossa dal Wwf, anche le mille luci di New York, all’1:30 ora italiana, 20:30 locale. Buio, dunque, nei teatri di Broadway, sull’Empire State Building, sul grattacielo della Chrysler, sul Ponte di Brooklyn e a Manhattan.

Spente anche le insegne luminose giganti di Times Square, nonché il palazzo di vetro dell’Onu. «E’ un buon modo di ricordare che il destino è nelle nostre mani», ha dichiarato il sindaco della Grande Mela, Michael Bloomberg.

Iniziata con le isole Chatman in Nuova Zelanda, proseguita con Sydney, Melbourne, il London eye, la Tour Eiffel a Parigi, lo Stadio Nido d’uccello di Pechino, le Torri Petronas di Kuala Lumpir, l’ora di buio mondiale è arrivata in Italia tra le 20.30 e le 21.30 di ieri sera. Da qui ha proseguito la sua cavalcata con l’Empire State Building di New York, la Sagrada Familia di Barcellona, il Golden Gate di San Francisco, per concludersi a Las Vegas.

Quasi 3000 le città nel mondo hanno aderito all’iniziativa del Wwf, tra queste 66 capitali e nove delle dieci metropoli più popolate al mondo, 25 le fasce orarie attraversate dall’ora di buio. Un segnale fortissimo, sottolinea il Wwf, contro il riscaldamento globale, lanciato proprio durante l’anno mondiale del clima.
Oltre allo spegnimento Colosseo, il secondo evento spettacolare per l’Italia è stato organizzato a Venezia, con una fiaccolata sulle gondole che passeranno sotto il Ponte di Rialto rimasto al buio. Oltre a questi due monumenti, lungo tutta la penisola sono rimaste senza luce per un’ora anche, tra gli altri, la Basilica di San Pietro, la Torre di Pisa, la Valle dei Templi di Agrigento, la Reggia di Caserta.
Fonte: ilsole24ore

Le escursioni di Kalura

Pubblicato in Varie da admin il 27 marzo 2009

Carissimi,

aspettando ancora… sta primavera, che non vuole arrivare, domenica 5 aprile vi proponiamo “Cava Sughera” (Donnafugata RG) trekking KaluraBoscagliaSicilia nel cuore dei pascoli dell’altopiano ragusano tra vacche ruminanti e una magica sughera…

La partenza è da Ragusa, P.zza Libertà ore 8.30 ( Si raccomanda la puntualità ), per le prenotazioni chiamate la segreteria 3939506186 o mandate una e-mail a info@kalura.org.

Vi informiamo che sono aperte le iscrizioni per l’escursione dall’ 1 al 3 maggio all’Isola di Ustica (PA). IL programma è visionabile sul sito www.kalura.org. Prenotate entro il 19 Aprile

N.B.: Vi preghiamo di avvisare in tempo, se dopo aver prenotato, non si avesse la possibilità di venire all’escursione. Così facendo qualcun altro potrà partecipare al vs posto. Grazie

Il G8 sull’ambiente a Siracusa

Pubblicato in Articoli da admin il 3 marzo 2009

inc_resize.jpgVerranno a Siracusa. Si barricheranno a Ortigia, dentro il castello Maniace dal 22 al 24 aprile.
Sono i rappresentanti per l’ambiente degli otto governi cosiddetti più grandi del mondo: grandi inquinatori, grandi devastatori, grandi sostenitori e applicatori delle politiche liberiste, grandi responsabili del declino inarrestabile del Pianeta e dell’oppressione dei suoi abitanti, a cominciare dai paria dei paesi del Sud del Mondo.

In vista del G8 superblindato de La Maddalena della prossimo mese di luglio, per questo vertice tematico è stata scelta Siracusa, la città del ministro italiano Stefania Prestigiacomo, che intende in questo modo far valere il proprio peso politico-elettorale sul governo e sul suo territorio. Un territorio le cui classi politiche che lo hanno amministrato da sempre possono fregiarsi del record negativo nazionale in materia di raccolta differenziata dei rifiuti; ma queste sono bazzecole, rispetto agli altri e più deflagranti motivi che pongono la provincia di Siracusa in posizione centrale in materia di ambiente; motivi noti e tutti negativi: un’area industriale che dal capoluogo si estende fino alla provincia di Catania, dove da 40 anni e passa le multinazionali del petrolio e della chimica, italiane ed estere, hanno devastato tutto quello che c’era da devastare: aria, terra, acqua e naturalmente l’uomo, aggredito dai veleni, ucciso dal cancro, spogliato nelle speranze di un futuro migliore da vivere su una terra irrimediabilmente compromessa, e frustrato per non aver saputo riservare un avvenire migliore del suo ai propri figli, la cui salute e integrità fisica è e sarà sempre a rischio a causa delle malformazioni genetiche che hanno colpito gli abitanti e tutti gli altri esseri viventi dell’area.Siracusa è quindi, senza dubbio, il luogo migliore per affrontare le tematiche ambientali, ma abbiamo la certezza che la sua condizione di cesso delle multinazionali e del capitale non c’entri nulla con la scelta di tenervi il G8 sull’ambiente. Scelta che quindi assume tutto l’aspetto di una beffa e di una provocazione cinica contro la popolazione siracusana e siciliana tutta.

Nel territorio aretuseo stremato dalla ricerca di profitto e dal falso mito dello sviluppo che ha ammaliato e offuscato le menti di intere generazioni e dopato non pochi “sinistri” ex anticapitalisiti, oltre allo scempio della chimica e del petrolio, abbiamo assistito anche alla strage dell’amianto provocata dallo stabilimento Eternit di contrada Targia, alla piaga delle discariche, all’inquinamento delle campagne e della produzione agricola contaminate dalla chimica; mentre oggi si parla di rigassificatori e inceneritori da impiantarvi.

In territorio siracusano ricade la base di Sigonella, fonte di inquinamento materiale e di militarizzazione cancerogena, ipoteca sul territorio e sulla Sicilia tutta, centrale operativa di morte sempre più al centro dei progetti di guerra della Nato.
E ancora più a sud e verso l’interno incombe la questione delle trivellazioni in Val di Noto: ancora petrolieri americani a colonizzare e defecare sul nostro territorio. Poco più in là la piana di Gela, ostaggio del petrolchimico, avvelenata e moribonda, con la sua catena di morti, di cancri, di mafie. Sempre nel siracusano, c’è Augusta, con i suoi depositi di armi anche nucleari, con la sua base per sommergibili atomici, ed il rilascio di sostanze radioattive sul territorio e sulle acque della rada. E poi v’è Lentini, con le morti - non più sospette - collegate all’inquinamento provocato dal rilascio di sostanze tossiche in seguito ad incidenti di aerei americani.
E poco più in su c’è lo Stretto, con il progetto mostruoso del Ponte, la più grande di tutte le grandi opere: grande abbuffata di miliardi da parte dei padroni del tondino e del cemento, da parte delle cosche mafiose e ‘ngranghetiste, da parte della classe politico-clientelare massonica.
Il Ponte, castigo che si impone ad una Sicilia in ginocchio, arsa dalla sete di lavoro, rovinata dal clientelismo e dall’arroganza di una borghesia compradora avida e senza scrupoli, da sempre compromessa con il malaffare.

In quest’isola stuprata dai conquistatori di turno, con la complicità delle classi dirigenti siciliane, si parla anche di centrale nucleare. Ed è la faccia angelica di Stefania Prestigiacomo, figlia d’arte e ministra, a farlo.
Con la sua famiglia controlla diverse aziende presenti nel triangolo della morte Augusta-Priolo-Melilli: la Coemi spa (99%), la Vetroresina engineering development (59,1%), e la fallita Sarplast (6,29%), nota per alcuni incidenti e diversi casi di malattia di operai, che hanno avuto figli con malformazioni congenite o che si ritrovano a distanza di anni con i polmoni avvelenati; senza parlare delle pendenze fiscali riscontratevi e delle inchieste per lesioni colpose avanzate dalla Procura di Siracusa.

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Un G8 che è un’offesa, un atto di sfida al popolo inquinato. Sarebbe bene quindi preparare una buona accoglienza agli otto Grandi Inquinatori. Siracusa sarà una città blindata, inaccessibile, militarizzata; e fin da ora siamo certi che i controlli sulle nostre attività, sulle nostre sedi, sui nostri telefoni cellulari e fissi, sui nostri computer, sui nostri movimenti siano già stati attivati per carpire ogni segnale riguardo le nostre intenzioni di protestare e opporci all’evento, per neutralizzare ogni volontà di mettere in piedi ogni manifestazione che non voglia essere solo passerella fine a se stessa.
Non siamo così sciocchi da accettare la sfida in campo aperto con le forze del dis-ordine erette a protezione del vertice; non cadremo in nessuna trappola. E tuttavia non staremo con le mani in mano, privilegeremo il territorio siracusano e siciliano per far conoscere le nostre posizioni e far sviluppare una opposizione di base in grado di dimostrare tutta l’ostilità e la contrapposizione di chi subisce le politiche devastanti dei governi e dei padroni, per proseguire, dopo il vertice, un percorso di riappropriazione delle facoltà decisionali da parte delle popolazioni, con l’obiettivo di liberare noi e la nostra terra dall’unico disastro di cui si deve parlare: quello capitalistico-statale.
Articolo apparso su Sicilia Libertaria di Febbraio 2009
Approfondimenti:
http://it.wikipedia.org/wiki/Polo_petrolchimico_siracusano

Contro il rigassificatore di Augusta

Pubblicato in Documenti da admin il 2 marzo 2009

Oggetto: reclamo e richiesta di verifica di adempimento delle disposizioni di diritto comunitario relativamente al progetto di costruzione del rigassificatore Erg-Shell di Melilli (Siracusa).

I comitati “No Rigassificatore” di Priolo e Melilli, e le Associazioni “AugustAmbiente” di Augusta, “Vivere di Rosolini” e “Decontaminazione Sicilia”, considerati i pareri tecnici negativi al rigassificatore in oggetto, considerate le pressioni politiche, sindacali ed industriali a cui è sottoposto il Presidente della Regione Sicilia, On. Raffaele Lombardo, (da sempre contrario a tale impianto) affinché la regione Sicilia dia parere favorevole alla sua realizzazione, considerato che non viene tenuta in nessun conto la volontà popolare (referendum Priolo con oltre il 98% di No a detto impianto) e che di fatto ad oggi è stata negata l’indizione di analogo referendum a Melilli, nonostante il parere favorevole del Consiglio Comunale, si rivolgono alla Comunità Europea per chiedere di accertare la legittimità dell’eventuale rilascio di tale autorizzazione, in relazione alle disposizioni e prescrizioni sull’iter autorizzativo di tali impianti, ed il rispetto del Principio di Precauzione sancito dalla Costituzione italiana e dalla Comunità europea.

Cognome e nome del denunciante: “Decontaminazione Sicilia, Associazioni “AugustAmbiente” di Augusta e “Vivere” di Rosolini, Comitati “No Rigassificatore” di Melilli e Priolo.

Cittadinanza: italiana.

Indirizzo: Luigi SOLARINO 96011 Augusta (Siracusa), Italia; via O. M. Ciorbino, 56.

Posta elettronica: luigi.solarino@alice.it.

Stato membro o organismo pubblico che, secondo i denuncianti, non ha ottemperato al diritto comunitario: Italia, Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Descrizione circostanziata dei fatti contestati: rilascio VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) per la realizzazione del rigassificatore della Erg-Shell da 12 miliardi di m3/anno di metano da costruire nella zona industriale Augusta-Priolo-Melilli in provincia di Siracusa, nonostante quest’ultima sia zona sismica di primo grado, zona militare e sia stata dichiarata zona ad elevato rischio di crisi ambientale (DM del 30/11/90).

Le principali ragioni del nostro dissenso sono le seguenti:

1)      La pericolosità intrinseca dell’impianto è tale da renderne inaccettabile la localizzazione nel sito prescelto. Trattasi infatti di impianto a rischio di incidente rilavante come da direttive “Seveso” tutt’ora vigenti e dalle quali ne è vietata la realizzazione in siti come quello nel quale si intende ubicarlo. Infatti detto impianto sorgerebbe a circa 200 metri dall’impianto etilene della Polimeri Europa che, nel maggio del 1985 scoppiò, andando completamente distrutto (vedi foto allegata dell’incidente). Praticamente sorgerebbe all’interno della raffineria Erg Nord, nella quale si verificò il pauroso incendio del 30 aprile e del 1° maggio 2006. Detto incendio assunse proporzioni preoccupanti tanto che il direttore dello stabilimento attivò il P.E.I. (Piano d’Emergenza Interno) dichiarò l’Emergenza Grandi Rischi Esterna, disponendo il fermo degli impianti. A seguito della comunicazione dell’Emergenza Esterna, la Prefettura di Siracusa attivava il “Piano dei Cancelli” con la chiusura sia delle strade che collegano il polo industriale con i centri abitati che la linea ferroviaria Siracusa-Catania. La Capitaneria di Porto di Augusta provvedeva a far sospendere le operazioni commerciali in atto ed far allontanare dalla rada le 14 navi in prossimità dell’incendio. Infine negli ultimi 3 mesi del 2008 si sono verificati 5 incidenti nella zona industriale in cui dovrebbe sorgere il rigassificatore, di cui 3 incendi proprio nella raffineria Erg Nord ed il crollo parziale del pontile vicino al sito destinato al rigassificatore. Dato il sito prescelto, anche un incidente non immediatamente catastrofico, avrebbe quindi grandi probabilità di innescare un effetto “domino” che concretizzerebbe un rischio imprevedibile per gli insediamenti umani limitrofi. A tali conclusioni sono giunti anche i Consulenti incaricati dal Comune di Melilli, Avv. Mario Giarrusso e Prof. Giuliano Cammarata dell’Università di Catania. Che il sito prescelto abbia un grado di pericolosità tale da rendere improponibile la realizzazione di un altro impianto a rischio di incidente rilevante, quale è il rigassificatore, risulta assai chiaro dalla delibera n. 111 del 23/10/2008, del Comitato Tecnico Regionale per la Sicilia, notificata alla ERG, ai Comuni di Melilli e Priolo, alla Provincia Reg.le di Siracusa, alla Questura di SR, alla Prefettura di SR, all’Assessorato Reg.le Territorio e Ambiente, all’Assessorato Reg.le all’Industria, al Ministero dell’Ambiente, dell’Industria e delle Infrastrutture nel novembre 2008, nella quale, si esprime giudizio negativo sulle attuali condizioni di sicurezza dello stabilimento ERG (nel quale si propone appunto la costruzione del rigassificatore) e si sottolinea che non potranno essere prese in considerazione proposte che prevedano incrementi del preesistente livello di rischio (Allegata documentazione fotografica).

2)      L’area nella quale si vorrebbe collocare l’impianto è zona sismica di primo grado e, in caso di sisma, qualunque precauzione tecnologica sarebbe inutile ed è legittimo aspettarsi delle inevitabili perdite di GNL che, con un evento sismico di proporzioni pari a quello del 1990 o superiori, troverebbero sicuro “innesco” nelle fiaccole sempre attive del petrolchimico, determinando gli eventi di cui al punto 1), con devastazione dei territori circostanti, perdita di vite umane e scarico, in atmosfera, di abnormi quantità di tossici e cancerogeni che graverebbero sulla salute e sulla vita dei Siciliani per decine di anni. A sostegno e prova di quanto sopra, si consideri il voto del CRU (Comitato Regionale Urbanistico) n. 41/1991 che riporta elencati cronologicamente al foglio n. 3, i numerosi terremoti che hanno colpito la Sicilia sud-orientale; indica i periodi di ritorno caratterizzati sempre dallo stesso epicentro, quello del 13/12/90 di Augusta. Detto documento indica infatti i periodi di ritorno dei sismi: 144 anni per i sismi compresi fra il 7° e il 9° grado (penultimo nel 1848, atteso nel 1992 ed avvenuto il 13/12/1990) e quelli fra il 9° e 11° grado periodo di ritorno 322 anni (ultimo 1693, atteso entro i prossimi 10 anni: 2015, stando alle previsioni). Nello stesso documento al foglio n 25 si legge testualmente: “Riteniamo che gran parte dei Comuni della Sicilia orientale dovrebbero essere riclassificati ed inclusi tra i Comuni di 1° cat.”, cosa non ancora attuata, visto che la zona in oggetto rimane classificata come S-9.

3)      La zona in cui dovrebbe sorgere il rigassificatore, assieme al porto di Augusta, è anche zona militare. Infatti in essa è presente una importante base della Marina Militare Italiana e della NATO, quest’ultima dotata di pontile proprio per attracco anche di sommergibili nucleari. Pontile Nato che verrebbe a trovarsi a non più di 200 metri dal pontile destinato alle metaniere, e poco distante dai depositi militari di Cava Sorciaro (Nato e Marina militare Italiana). Pertanto tre grossi fattori di rischio che potrebbero malauguratamente sommarsi fra di loro: sismico, chimico-industriale e bellico, infatti sia le navi metaniere con i suoi 140.000 m3 di GNL che l’impianto stesso, con i suoi tre enormi serbatoi di stoccaggio a terra da 450.000 m3, rappresenterebbero un target ideale per organizzazioni terroristiche.

4)      Il GNL arriverebbe al porto di Augusta su navi metaniere delle quali sono ben noti i pericoli, sia in fase di scarico, che in fase di navigazione. Tant’è che è interdetta la navigazione a qualsiasi natante attorno alle metaniere in navigazione ed all’interno del porto. La possibile perdita di una nube di metano, peraltro prevista come cosa normale nello stesso progetto ERG-Shell, a seconda della forza e direzione dei venti e della distanza dalla costa, rappresenterebbe un pericolo assolutamente incompatibile con la costante presenza di fonti di ignizione quali le torce del petrolchimico. Se è la stessa Erg-Shell a dichiarare che le perdite in fase di scarico sono inevitabili, come si può consentire una simile attività all’interno di uno stabilimento come quello “dipinto” dal CTR nella relazione di cui si è detto?

5)      Paralisi di tutte le attività portuali: le dimensioni stesse delle metaniere e le eccezionali precauzioni che ne accompagnano l’ingresso e l’uscita dai porti e la navigazione, significherebbero (in media ogni tre giorni) un blocco al traffico di navi mercantili e militari, di cui alcune, come detto, a propulsione nucleare che accedono ed escono dal porto.

6)      Come dimostrano i dati Regionali sulla situazione energetica della Sicilia, l’impianto in questione è tutt’altro che necessario: in quanto la Sicilia produce nelle sue 5 raffinerie una quantità di prodotti petroliferi finiti superiori al 45% del fabbisogno nazionale; in Sicilia arriva metano algerino e metano libico che solo in piccola parte serve per i consumi regionali; in Sicilia c’è una sovrapproduzione di energia elettrica che, assieme al metano, per la maggior parte viene esportata nel resto d’Italia. Inoltre, data la recente scoperta di ENI ed Edison di alcuni giacimenti di metano al largo della costa siciliana fra Agrigento e Gela, non appare ragionevole la costruzione di rigassificatori, mentre appare opportuna la scelta di sfruttare le nostre risorse e riservare maggiore attenzione alle energie rinnovabili e non inquinanti come il fotovoltaico e l’eolico.

7)      Danno economico diretto si concretizzerebbe per i Cittadini in quanto se, da un lato, grazie alla delibera 178/2005 dell’Autorità per l’Energia e il Gas (art. 13 comma 2), lo Stato Italiano si impegna a corrispondere per 20 anni ai gestori di impianti di rigassificazione l’80% dei ricavi di riferimento, anche in caso di inutilizzo dell’impianto (ovviamente il denaro necessario proverrebbe dalle bollette), dall’altro non va ignorata la circostanza che i Paesi produttori di GNL (Paesi liquefattori) non hanno tanta disponibilità di gas da far fronte alle richieste dei 53 rigassificatori già esistenti su tutto il pianeta. E’ ragionevole, quindi, dedurre che i ben 15 rigassificatori progettati in Italia potrebbero restare a corto di rifornimenti ed i gestori avrebbero lo stesso gli utili derivanti dal dettato della citata delibera, mentre a noi rimarrebbe solo il pericolo e il danno economico.

8)      Analoghe considerazioni suscita l’argomentazione relativa all’uso del metano in sostituzione degli oli combustibili, al fine di ridurre le emissioni in atmosfera per il funzionamento degli impianti. Ma per detto scopo, se le aziende fossero state rispettose dell’ambiente, avrebbero potuto già da almeno 20 anni, usare il metano che arriva via gasdotto o il singas che la Isab Energy ricava dal “fondo del barile” invece di destinarlo alla lucrosa produzione di energia elettrica. Inoltre è convinzione comune che il problema dell’inquinamento dell’aria nel polo industriale si possa risolvere con l’ammodernamento degli impianti, con una saggia manutenzione programmata, con il controllo in continuo anche delle emissioni degli organoclorurati, come diossine e benzofurani, e con il rispetto delle Norme Comunitarie e Nazionali in materia, così come sostanzialmente indicato dal CTR nel documento di cui si è già detto.

9)      In fase di rilascio V.I.A. non è stata tenuta in nessun conto la volontà popolare (referendum del Comune di Priolo con il 98,71% di No a detto impianto), ed i cittadini non sono stati interpellati come previsto dall’art. 23 del dlgs. 334/99. Inoltre a Melilli, malgrado la raccolta di firme per l’indizione del referendum sul rigassificatore ed il successivo parere favorevole del Consiglio Comunale, a tutt’oggi non è stato indetto alcun referendum. Sempre in fase di rilascio V.I.A. non è stato tenuto in giusto conto il D.M. LL.PP. 9 maggio 2001 “Requisiti minimi di sicurezza in materia di pianificazione urbanistica e territoriale per le zone interessate da stabilimenti a rischio di incidente rilevante”.

In circa 15 km di costa si affacciano tre raffinerie, diverse centrali termoelettriche, diversi impianti petrolchimici, un inceneritore per rifiuti speciali e pericolosi, un depuratore di acque reflue industriali, un cementificio, un impianto di produzione di calce, un impianto di produzione di ossigeno e azoto liquido; malgrado l’esistenza di tanti stabilimenti vengono ancora proposti un inceneritore di RSU da 500 mila tonnellate/anno, un inceneritore di biomasse ed una piattaforma polifunzionale per rifiuti pericolosi industriali.

10)  Non è stato tenuto in debita considerazione il dlgs. 17 agosto 1999 n. 334 “Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose” di cui fa parte il metano.

Augusta 28 gennaio 2008

Il Presidente di Decontaminazione Sicilia (Luigi SOLARINO)

Il Coordinatore del Comitato “No al Rigassificatore” di Melilli (Giuseppe ANNINO)

Il Coordinatore del Comitato “No al Rigassificatore” di Priolo (Angelo MUSUMECI)

Il Coordinatore del Comitato “VIVERE” di Rosolini (Vincenzo BLANCO)

Il Presidente dell’Associazione “AugustAmbiente, Comitato Contro gli inceneritori e per il Diritto alla Vita” di Augusta (Giuseppe CONTE)

TAR SICILIA, Palermo, Sez. I, 4 febbraio 2009, n. 302

Pubblicato in Documenti da admin il 1 marzo 2009

AREE PROTETTE - ZPS e ZSC - Regione Siciliana - Decreto Ass. territorio e Ambiente del 22 ottobre 2007 - Dichiarazione di non operatività, nella regione siciliana, della deliberazione del comitato per le aree protette 02/12/2006 e ss.mm. - Illegittimità - Sottrazione al sistema sanzionatorio penale di condotte configuranti reato nel resto del territorio italiano - Competenza statale in materia penale. Nel prevedere (decreto dell’Assessore Territorio e Ambiente 22 ottobre 2007, come modificato dal decreto 28 ottobre 2007) la non operatività nell’ambito della Regione Siciliana della Deliberazione 02/12/1996 e ss. mm e ii. del Comitato per le aree protette, con la quale è stata introdotta una nuova classificazione delle ZPS e ZSC, l’Amministrazione Regionale di fatto sottrae al sistema sanzionatorio - anche penale (cfr. art.30 lett.D L.157/92 e 30 L.394/91) - condotte che, se commesse fuori dal territorio siciliano, rientrerebbero a pieno titolo nelle fattispecie di reato e/o di illecito civile ed amministrativo ivi previste. Con ciò violando le previsioni costituzionali, ed anche statutarie, sulla competenza statale in materia penale. Ed invero, anche all’interno della potestà legislativa esclusiva esercitabile dalla Regione nelle materie di cui all’art.14 dello Statuto, non è consentito limitare l’ambito della tutela penale prevista dalla normativa nazionale (cfr. da ultimo Cassazione Penale, Sez. III, 24/04/2008 n.22252 proprio in riferimento alla tutela penale in ambito ambientale). Ove si aderisse alla tesi di non ritenere operante sul territorio regionale della classificazione delle aree protette, di cui alla deliberazione cit., si impedirebbe altresì di estendere a tali aree la tutela vincolistica di cui al D.Lgs.42/04 con la connessa tutela penale di cui all’art.181 D.lgs42/04 e 734 c.p..  Pres. Giallombardo, Est. Valenti - Legambiente - Comitato Regionale Siciliano e altri (avv. Giudice) c. Assessorato Reg.Le del Territorio e dell’Ambiente (Avv. Stato) - T.A.R. SICILIA, Palermo, Sez. I - 4 febbraio 2009, n.302

AREE PROTETTE - Ambiente - Regione Siciliana - Competenza esclusiva nella materia ambiente - Esclusione - Materia rimessa in via esclusiva allo Stato - ZPS eZSC - D.M. 17/10/2007 - Previsioni minime di tutela - Deroghe in peius - Inammissibilità. Non può sostenersi che la Regione Siciliana, ai sensi delle specifiche previsioni statutarie, sia depositaria di una competenza esclusiva in materia di ambiente. La disciplina unitaria di tutela del bene complessivo ambiente, come ha osservato la Corte Costituzionale, è invece rimessa in via esclusiva allo Stato e viene a funzionare come un limite alla disciplina che le Regioni e le Province autonome dettano in altre materie di loro competenza, salva la facoltà di queste ultime di adottare norme di tutela ambientale più elevata nell’esercizio di competenze, previste dalla Costituzione, che vengano a contatto con quella dell’ambiente. In mancanza di una idonea previsione statutaria in materia di ambiente, quindi, la Regione Siciliana non può apportare deroghe in peius alle previsioni minime di tutela e garanzia predisposte, a livello nazionale, dal D.M. 17/10/2007 per le ZPS e ZSC.  Pres. Giallombardo, Est. Valenti - Legambiente - Comitato Regionale Siciliano e altri (avv. Giudice) c. Assessorato Reg.Le del Territorio e dell’Ambiente (Avv. Stato) - T.A.R. SICILIA, Palermo, Sez. I - 4 febbraio 2009, n.302

 

Inoltre, ed in disparte le considerazioni sopra esposte, non può sostenersi che la Regione Siciliana, ai sensi delle specifiche previsioni statutarie, sia depositaria di una competenza esclusiva in materia di ambiente. Materia che invece la Corte Costituzionale ha in realtà riconosciuto appartenere alla competenza dello Stato (da ultimo anche con la sentenza n.104/08 evocata con differenti intenti dall’Avvocatura erariale): << La competenza a tutelare l'ambiente e l'ecosistema nella sua interezza è stata affidata in via esclusiva allo Stato dall'art. 117, comma secondo, lettera s), della Costituzione, e per «ambiente ed ecosistema», come affermato dalla Dichiarazione di Stoccolma del 1972, deve intendersi quella parte di "biosfera" che riguarda l'intero territorio nazionale (sentenza n. 378 del 2007). In base alla Costituzione, «spetta allo Stato disciplinare l'ambiente come un'entità organica, dettare cioè delle norme di tutela che hanno ad oggetto il tutto e le singole componenti considerate come parte del tutto. Ed è da notare, a questo proposito, che la disciplina unitaria e complessiva del bene ambiente inerisce ad un interesse pubblico di valore costituzionale "primario" (sentenza n. 151 del 1986) ed "assoluto" (sentenza n. 641 del 1987), e deve garantire (come prescrive il diritto comunitario) un elevato livello di tutela, come tale inderogabile dalle altre discipline di settore. Si deve sottolineare, tuttavia, che, accanto al bene giuridico ambiente in senso unitario, possono coesistere altri beni giuridici aventi ad oggetto componenti o aspetti del bene ambiente, ma concernenti interessi diversi, giuridicamente tutelati. Si parla, in proposito, dell'ambiente come "materia trasversale", nel senso che sullo stesso oggetto insistono interessi diversi: quello alla conservazione dell'ambiente e quelli inerenti alle sue utilizzazioni» (vedi, ancora, la sentenza n. 378 del 2007). In questi casi, la disciplina unitaria di tutela del bene complessivo ambiente, rimessa in via esclusiva allo Stato, viene a prevalere su quella dettata dalle Regioni o dalle Province autonome, in materia di competenza propria, che riguardano l'utilizzazione dell'ambiente, e , quindi, altri interessi. Ciò comporta che la disciplina statale relativa alla tutela dell'ambiente «viene a funzionare come un limite alla disciplina che le Regioni e le Province autonome dettano in altre materie di loro competenza», salva la facoltà di queste ultime di adottare norme di tutela ambientale più elevata nell'esercizio di competenze, previste dalla Costituzione, che vengano a contatto con quella dell'ambiente. E' dunque in questo senso che può intendersi l'ambiente come una «materia trasversale» (come ripetutamente affermato dalla giurisprudenza di questa Corte; si veda, per tutte, la sentenza n. 246 del 2006) >>.

Fonte: Ambientediritto