Ambiente Ibleo - Portale ambientalista del Sud-Est Siciliano

Se bevi una birra finisci in galera, se rubi un milione diventi onorevole

Pubblicato in Varie da admin il 18 novembre 2009

L’Italia è un Paese di straordinaria follia. Se corrompi un testimone o fai parte di una loggia massonica eversiva diventi presidente del Consiglio. Se invece mangi un boero e ti fermano mentre guidi rischi la galera. La storia raccontata da Gianluca è da manuale. Un Antistato forte con i deboli, spietato per le cazzate. Un comune cittadino può essere arrestato per aver distrutto un parchimetro o per 20 grammi di marijuana e morire in carcere. Se beve due birre piccole e guida la macchina è rovinato per sempre. Il Potere ha sempre due facce: l’arroganza e la stupidità.

Carissimo Beppe,
sabato 27 settembre vengo fermato a Sanremo da una pattuglia di Ventimiglia. Quella sera avevo bevuto due birre piccole e il mio tasso definitivo è stato dello 0, 89. Gli agenti mi hanno chiesto se avevo l’ avvocato con me o da chiamare (alle 3 di notte!). Mi sono sentito preso in giro.
Morale della favola: nella mia fascia, sopra lo 0,80, mi spetta il penale (art. 186), dai 800 a 3.200 euro di multa, -10 punti dalla patente, 6 mesi di carcere (ok, quelli non li fai ma devi patteggiarli), 6 mesi senza patente e - senti bene - la confisca dello scooter!
Perchè il mio scooter deve rimanere almeno 30 giorni in custodia prima (!) della sentenza? La sentenza è stata fissata il 2 febbraio 2010. Dove andrò a difendermi (5 mesi dopo il fermo) e magari vedrò (al 99%) finire all’asta il mio scooter. Dov’è il motivo? All’asta?
Quello che più mi fa incazzare è che vieni di fatto condannato prima della sentenza! Voglio difendermi nei tempi giusti. Se poi mi dai del colpevole, allora sono disposto a pagare con gli interessi. Morale: chi mi ripaga di tutto? L’ avvocato, la carrozzeria, i mesi senza la patente, il bollo, l’ assicurazione, ecc.
Credimi, ti rovinano la vita con un “” o un “no” in 30 secondi. O vivo, o morto. La legge non è chiara. Vieni fermato, e di cosa ti ha procurato il tasso fuori dalla norma non frega niente a nessuno. Anche i dottori e le infermiere mi hanno confermato con delle loro prove che mangiando un cioccolatino con il liquore dentro, il tasso sale oltre l‘ 1!
Quella sera, cinque persone di fila hanno subito la stessa cosa: via la patente e mandati a casa in taxi. In particolare una coppia, padre e figlio, dopo la prova: via la patente. Gli agenti hanno chiesto loro come sarebbero tornati a casa. Il figlio rispose che avrebbe chiamato la sorella. Questa in effetti arriva, magari ignara di tutto. Era a piedi (l’auto forse era parcheggiata nelle vicinanze). Comunque, prova anche a lei e via la patente!
Alla mia visita dai dottori per degli esami sul tasso alcolemico (che non ho potuto fare prima di 30 giorni dal fermo, per la lunga lista d’attesa), un ragazzo mi ha confidato che sono 5 anni che va su e giù tra analisi e rinnovi limitati della patente. Mi è venuto da piangere. Un altro ragazzo mi ha detto che si trova in questa condizione perché uscendo a piedi dal bar, un’auto della Polizia lo ha fermato chiedendogli i documenti. Obbligo della prova alcolemica e via la patente! Beppe, era a piedi! Sì, perché hanno dedotto che se avrebbe circolato sarebbe stato un danno certo. Piango, veramente. Ma dalla rabbia!
Nel mio caso, se fossi tutelato come cittadino, invece di avere già pronto il camioncino pronto per sequestrarmi il mezzo, ci sarebbe dovuta essere un’ambulanza pronta per il prelievo del sangue. Avrei potuto provare cosa diavolo mi ha portato il tasso alto (e magari non sarebbe stato così alto visto le bevante alcoliche gasate vanno a nozze con il palloncino).
Dovresti essere consigliato dalla Polizia, perché è un tuo diritto difenderti e provare che magari la macchinetta ha sbagliato. Quella è giustizia in un popolo civile.
Invece no. Con il sorriso ti dicono: “Giovanotto è meglio che ti cerchi subito un bravo avvocato“. Ormai lui ha deciso della tua “vita” in 30 secondi. Potrebbero inventarsi di tutto per fare cassa. Ormai lo Stato è un’ azienda a scopo di lucro nei nostri confronti. Non siamo tutelati.” Gianluca C..

Da Beppe Grillo

Parola di Nobel: “Legalizziamo l’uso delle droghe”

Pubblicato in Varie da admin il 18 novembre 2009

“Sa che le dico? Che la guerra contro le droghe è fallita ma nessuno lo ammette. Eppure basterebbe mettere i numeri in fila per capire che in 35 anni di onorate battaglie si è speso troppo, ottenuto niente e, cosa peggiore, ingrassato i conti delle organizzazioni criminali. Le sembra un buon risultato?”.

Domanda inutile, perché il professor Becker, Gary Becker, premio Nobel per l’Economia nel 1992, non perde tempo e riparte all’attacco. «C’è solo un modo per ridurre il consumo di droghe: legalizzarle».

È dal 2001 che il professore emerito all’Università di Chicago ripete con ostinazione il proprio mantra antiproibizionista. La prima volta lo fece con un articolo su Business Week, tono pacato ma contenuto esplosivo, perché a lanciare il tema della legalizzazione non era l’ultimo degli hippy ma l’allievo di Milton Friedman. Nel 2006 entrò nei dettagli pubblicando uno studio sul Journal of Political Economy, rivista accademica per addetti ai lavori. E lì, insieme a Kevin Murhpy e Michael Grossman dimostrò con la forza dei numeri che le sue tesi avevano un fondamento economico.

«Ogni anno gli Stati Uniti destinano 40 miliardi di dollari per combattere la diffusione delle droghe. Se a tutto questo aggiungiamo i costi per la società e lo Stato - poliziotti, tribunali, carceri - il costo arriva a 100 miliardi di dollari ogni anno. È una cifra enorme. Di fronte alla quale è bene porsi una domanda: esiste un modo meno costoso e più efficace per ridurre il consumo di droghe? Il nostro studio, quello del 2006, suggeriva un’altra strada: legalizzare le droghe e applicare una tassa sul consumo. Il ragionamento è semplice: la guerra alle droghe, aumentando il rischio di chi le produce e le commercia, ha fatto lievitare il prezzo delle sostanze vendute, tanto che il prezzo alla vendita è in genere il 200% rispetto a quello effettivo. Ebbene, con una tassa del 200% su un prodotto legalmente venduto, quello stesso ricavo finirebbe nelle casse dello Stato anziché nelle tasche delle mafie. Così, invece di spendere soldi per contrastare inutilmente i produttori illegali, si avrebbero fondi a sufficienza, ad esempio, per finanziare campagne di informazione sui pericoli legati all’uso delle droghe».

Lei contesta i risultati della cosiddetta guerra alle droghe, eppure l’Onu, lo scorso giugno ha pubblicato un rapporto in cui si spiega che l’uso di eroina, cocaina e marijuana, in alcuni mercati, inizia a calare.
“È il minimo che potesse accadere, visto quello che si spende in tutto il mondo. Ma è una impostazione sbagliata. Il concetto di “guerra alle droghe” venne lanciato per la prima volta da Nixon negli anni Settanta e ribadito da tutti i presidenti, nessuno escluso. Se i risultati di cui parla l’Onu fossero legati a un’attività di uno o due anni li potrei apprezzare. Trattandosi di una guerra di 35 anni si tratta di un fallimento. Non solo, ma trattandosi di mercati illegali, le stime che circolano sono del tutto teoriche: come si fa sapere la reale produzione mondiale di droga? O il consumo? Sono numeri difficili da dimostrare. E non dimentichiamo che quando un tipo di droga cala, quasi sempre ne spunta un’altra. Quelle sintetiche, ad esempio».

In effetti l’Onu parla proprio di un aumento di queste ultime, soprattutto nel Terzo mondo.
«Restiamo su quelle “classiche”, l’oppio ad esempio: un aspetto di cui si parla poco è che la produzione e il commercio di droga è la fonte principale di finanziamento dei talebani e di Al Qaeda. Ora, ha senso mandare truppe in Afghanistan e, nel contempo, consentire alle forze che si intende combattere di continuare a ricevere finanziamenti? Se le droghe venissero legalizzate, quegli introiti verrebbero meno».

Alberto Maria Costa, il direttore dell’Ufficio Onu contro la Droga e il Crimine, dice che anche in presenza di un mercato legale vi sarebbe sempre un mercato parallelo controllato dal crimine.
«Prendiamo l’alcol. Negli Stati Uniti è stato illegale per quattordici anni, fino a quando il presidente Roosevelt, nel 1933, decise di legalizzarne la produzione e l’utilizzo. Bene, prima di allora whisky, gin e quant’altro erano tutti controllati da organizzazioni criminali. Al Capone, per intenderci, era un trafficante di droga. E quella droga si chiamava alcol. Con la legalizzazione nacquero distillerie legali, distributori legali, rivenditori legali. In un attimo si mandò all’aria l’intero business del crimine. Lo stesso può accadere con le droghe vere e proprie. È possibile che continui a esistere una sorta di mercato nero per alcune sostanze, ma si tratterà di piccole nicchie all’interno di un mercato tutto alla luce del sole».

Ma lei esclude ogni tipo di divieto?
«Niente affatto. Tanto per cominciare vieterei la vendita ai minori, proprio come avviene negli Stati Uniti per i liquori. Un’altra limitazione, proprio come per le bevande alcoliche, è legata alla guida: punizioni severe per chi si mette al volante sotto l’effetto di droghe mettendo a rischio la vita degli altri. E visto che parliamo di regole e restrizioni ne aggiungerei un’altra: trattandosi di prodotti legali, i produttori dovranno essere sottoposti a controlli di qualità come avviene per il settore alimentare o farmacologico. Questo eviterebbe la circolazione di sostanze tagliate e pericolose come oggi invece avviene».

Chi si oppone alle sue proposte sostiene che la liberalizzazione provocherebbe un aumento dell’uso, non una diminuzione.
«Dipende dal livello di tassa che viene applicato: se è adeguatamente alta, la domanda non cresce affatto. Anzi, trattandosi di un bene legale, viene meno quel richiamo del proibito che è una spinta, almeno tra i giovani, a far uso di droghe».

Per i minorenni però questo richiamo continuerebbe ad esserci.
«Già, ma sarebbe un divieto limitato all’età. E tutti prima o poi diventiamo adulti. L’importante è non diventare dei fuorilegge. La guerra alla droga produce devastanti effetti collaterali. Proprio in Italia avete avuto il caso di quel ragazzo pestato a morte dopo essere stato trovato con 30 grammi di hashish: è la conferma che con la guerra alle droghe si entra in una visione violenta del problema. Da noi, come da voi, le carceri scoppiano perché vengono riempite con persone che hanno avuto a che fare con la droga. E non importa quanto siano state seriamente coinvolte. Quando sei in guerra, anche le ombre diventano nemici».

Lo dica francamente: è davvero convinto che si possa legalizzare l’uso delle droghe?
«Non subito e non ovunque. Ma la strada è quella. Guardi il Messico, lo scorso agosto ha approvato una legge che permette l’uso di hashish, marijuana e persino Lsd. Non è una proposta: è una legge. E qualcosa di simile è accaduto in Argentina».

E negli Stati Uniti?
«Non siamo ancora pronti, ma qualcosa si sta muovendo. La discussone al momento riguarda solo l’uso di marijuana per scopi terapeutici, ma è già qualcosa. Non mi illudo che tutto cambi all’improvviso. Ci vuole tempo, ma sono fiducioso. L’unica droga di cui abbiamo realmente bisogno è l’uso della ragione. Quando la provi, non smetti più».

L’Unità

Il Tar del Lazio sconfessa la Prestigiacomo “Quelle nuove nomine sono illegittime”

Pubblicato in Varie da admin il 2 novembre 2009

I giudici amministrativi contestano la revoca degli incarichi alle persone che componevano
le commissioni chiave per autorizzare centrali elettriche, ponti, aeroporti, autostrade, ferrovie

ROMA - Il Tar del Lazio boccia la nomina, da parte del ministero dell’Ambiente, delle commissioni chiave per autorizzare centrali elettriche e ponti, aeroporti e autostrade, porti e ferrovie. Una sconfessione secca contenuta nelle sentenze pubblicate il 30 ottobre che danno al ministero 45 giorni di tempo per rimettersi in regola.

Secondo il Tar, vanno annullati gli atti ministeriali che hanno portato alla riduzione dei membri delle commissioni Via (valutazione d’impatto ambientale), Covis (si occupa delle transazioni in materia di danno ambientale, in qualche caso sopra il miliardo di euro) e Ippc (valutazione dell’inquinamento).

Il Tar dichiara illegittima la nomina dei nuovi membri delle commissioni perché “la revoca è stata disposta nei confronti dei componenti ancora in carica, prima della scadenza del mandato, senza alcuna istruttoria volta all’accertamento e alla valutazione dei risultati dell’attività compiuta da ciascun componente e dalla Commissione nel suo complesso, e quindi senza l’indicazione di elementi idonei a motivare la mancata conferma dei ricorrenti nell’incarico ancora in corso”.

In sostanza, il Tar sostiene che la “procedura sprint” con la quale il ministero dell’Ambiente ha mutato la composizione delle commissioni è irregolare perché i vecchi membri non erano decaduti, né nei loro confronti, come ammesso anche dall’Avvocatura dello Stato, era applicabile lo spoil system.

“La sentenza del tribunale amministrativo regionale dimostra l’inadeguatezza e l’approssimazione con le quali si è mosso il ministero dell’Ambiente”, commenta Angelo Bonelli, presidente dei Verdi. “Ha tentato la decapitazione di commissioni di fondamentale importanza per il governo del territorio ed è stato fermato dalla magistratura. Un segnale che dovrebbe far riflettere sulle sorti del prossimo blitz annunciato: l’attacco agli enti parco”.
Da “la Repubblica”
Illustrazione Rosa Cerruto

mucca