Ambiente Ibleo - Portale ambientalista del Sud-Est Siciliano

IL PIANO TERRITORIALE PAESAGGISTICO DELLA PROVINCIA DI RAGUSA

Pubblicato in Varie da admin il 22 ottobre 2010

Sul piano paesistico si è detto tutto il male possibile: che gli agricoltori non avrebbero potuto continuare la loro attività, che non avrebbero potuto costruire i capannoni per la loro azienda e soprattutto che l’economia locale ne avrebbe avuto gran danno: ma quale economia, quali attività produttive in particolare? Nessuno l’ha mai saputo spiegare. Forse perché quasi nessuno conosce il Piano. Un dubbio che prima era appena percepito ora si sta
trasformando in quasi certezza ascoltando le dichiarazioni pubbliche della politica locale e di parte delle categorie produttive: quasi nessuno ha letto il piano e tutti ripetono la solita tiritera che c’è qualcuno con particolari interessi che vuol mettere le mani sulla campagna ragusana a discapito degli altri.

IL PIANO PAESISTICO in formato Acrobat

Il fotovoltaico più economico dell’energia atomica, ma l’Italia non vuole cambiare strada

Pubblicato in Varie da admin il 15 ottobre 2010

Secondo il rapporto della Duke University in North Carolina i costi dei sistemi solari sono scesi a un punto che è ormai inferiore a quelli previsti per la costruzione di nuove centrali nucleari.

Solare pulito ma più costoso del nucleare? Forse ieri, ma ora non più. Al di là dei possibili problemi legati al loro smaltimento, gli impianti fotovoltaici sono generalmente visti come un modo più pulito e sostenibile di produrre energia rispetto all’energia atomica, ma molto più dispendioso. Secondo lo studio americano “Solar and Nuclear Costs — The Historic Crossover”, non è più così. Un recente rapporto della Duke University, in North Carolina, rivela infatti che l’energia solare è diventata ormai più conveniente di quella nucleare non solo a livello ambientale (smaltire o riciclare i moduli è generalmente ritenuto meno problematico che gestire scorie che rimangono radioattive per migliaia di anni), ma anche economico. “Il solare fotovoltaico ha raggiunto le alternative a più basso costo all’energia nucleare”, ha affermato il professor John O. Blackburn, docente di economia presso la Duke University e autore dello studio.

Nel rapporto di Blackburn viene dimostrato come i costi dei sistemi fotovoltaici siano scesi a un punto che è ormai inferiore a quello dei costi previsti per la costruzione di nuove centrali nucleari, e che potrebbe succedere lo stesso nei confronti delle fonti fossili di energia già entro il 2013. Questo “passaggio storico” sarebbe dovuto al fatto che negli Usa il costo del solare è, in questo momento, di 16 centesimi di dollaro al kWh. Secondo Mark Cooper, analista specializzato nell’individuare i costi dell’energia nucleare presso l’Institute for Energy and Environment della Vermont Law School, questi 16 centesimi potrebbero scendere a 6, se si implementassero maggiormente “efficienza energetica, co-generazione e utilizzo di fonti rinnovabili”. Cooper ha poi affermato che mentre i costi del solare sono costantemente diminuiti negli ultimi otto anni, quelli stimati per costruire negli Stati Uniti una centrale nucleare sono passati dai 3 miliardi di dollari nel 2002 agli attuali 10 miliardi per reattore.

Nel rapporto “All Risk, No Reward for Taxpayers and Ratepayers”, Cooper ha riportato inoltre che questo aumento dei costi è “nulla in confronto ai rischi finanziari e ai sussidi che affiancheranno la nuova ondata di centrali nucleari in costruzione”. Sussidi che “producono una distorsione del mercato”, afferma Doug Koplow, economista dell’Earth Track di Cambridge, in Massachusetts, un’associazione che si oppone ai sussidi nel settore dell’energia, i quali rischiano di “chiudere il mercato a fonti di energia più competitive”. Rendendo ancora più complicata l’identificazione di quelli che sono i costi reali delle tecnologie energetiche in competizione fra loro. A Koplow ha fatto eco Peter Athrton, analista del colosso finanziario Citigroup e autore di uno studio che ha dimostrato come l’industria nucleare non potrebbe sopravvivere, senza trasferire i costi e i rischi economici sui contribuenti. Fatto confermato dalle condizioni poste dalle compagnie che dovrebbero costruire i nuovi reattori nel Regno Unito.

Nuovi reattori che, nei luoghi in cui sono già in fase di costruzione, stanno subendo enormi ritardi e importanti lievitazioni dei prezzi. Ne è un ottimo esempio quello di Olkiluoto in Finlandia, che ha già accumulato un ritardo di oltre tre anni rispetto alla sua prevista data di ultimazione, e del quale i costi finali sono più che raddoppiati. La spesa prevista del reattore finlandese era infatti di 2,5 miliardi di euro nel 2002, quando fu approvato; nel 2005, alla firma del contratto, era salita a 3,3 miliardi; nel 2009, con i lavori già in grande ritardo, la spesa preventivata era giunta a 5,3 miliardi; oggi, dopo un altro anno di ritardo accumulato, la stessa avrebbe già abbondantemente superato i 6 miliardi di euro.

Da questi studi traspare il fatto che in un sistema nel quale si tende a aumentare l’offerta di energia piuttosto che diminuirne la domanda (e gli sprechi), se si calcola solo la quantità di energia prodotta le rinnovabili sono ancora perdenti nei confronti del nucleare, che ne produce una enorme quantità. Ma se si calcolano nel bilancio i costi economici e ambientali, incrementando il generale livello di efficienza energetica, è evidente che bisogna cambiare prospettiva, e che non serve produrre più energia, ma bisogna consumarne di meno. Nonostante tutti questi segnali che giungono dall’estero, però, in Italia sembrerebbe imminente un “rinascimento atomico”, accompagnato dalla promozione di metodi di produzione di energia tanto costosi quanto rischiosi per la collettività.

Già nel 1985 la prestigiosa rivista americana Forbes, specializzata da quasi un secolo in economia e finanza, definì la costruzione degli impianti nucleari americani di prima generazione “il più grande disastro gestionale della storia del business”. Le classi dirigenti italiane, invece, non hanno ancora capito nel 2010 che di disastri gestionali, in Italia, ne abbiamo e ne abbiamo avuti a sufficienza.

di Andrea Bertaglio Il Fatto Quotidiano

SIT-IN di protesta a Ragusa mercoledì 13 ottobre

Pubblicato in Varie da admin il 11 ottobre 2010

SIT –IN davanti al tribunale di Ragusa mercoledì 13 ottobre alle ore 10.30 e davanti alla prefettura alle ore 11 per difendere il parco degli Iblei e il piano paesistico

Quanto sta succedendo in questi mesi in provincia di Ragusa sul parco degli iblei e sul piano paesistico è di una gravità inaudita. Soggetti istituzionali mossi da meri interessi elettorali e di carriera, con in testa il Sindaco di Ragusa,  stanno ingenerando una vera e propria strategia di procurato allarme producendo, pericolosamente, infondate preoccupazioni , paura, sconcerto, disagio, allarme.
L’obiettivo è di fare saltare tutto e continuare con la politica di cementificazione delle campagne come è successo a Modica e sta succedendo a Ragusa.
Capannoni industriali e artigianali, villette in zona agricola illegali,  grandi impianti fotovoltaici a terra stanno stravolgendo il nostro paesaggio e il nostro patrimonio ambientale.
Cerchiamo di essere presenti nel maggior numero possibile. Portate amici e conoscenti e fare girare questo messaggio sulle vostre mailing-list

Legambiente MODICA

La disamina politica di Benigni. Luglio 2010

Pubblicato in Varie da admin il 11 ottobre 2010

L’intelligenza e la verità

Pubblicato in Varie da admin il 9 ottobre 2010

“Più risorse all’ambiente” per italiani è in cima alla lista

Pubblicato in Varie da admin il 8 ottobre 2010

Secondo l’indagine di Ecobarometro, per il 71,9% la questione è prioritaria insieme al lavoro. Il 75% incolpa il governo per la mancanza di investimento. Bocciato il nucleare, grande maggioranza favorevole alle energie pulite e in molti hanno cambiato il proprio stile di vita.

La novità è al secondo posto. Che al primo posto nelle preoccupazioni degli italiani ci fosse l’occupazione  -  o per meglio dire la disoccupazione  -  non era difficile da prevedere. Ma al secondo posto troviamo l’ambiente. Più di 7 italiani su 10 sono preoccupati per l’inquinamento e per lo spreco di risorse che derivano da scelte vecchie, dalla mancanza di coraggio e di innovazione. E quando dal generale si scende al particolare, al locale, la protesta si concentra sull’arretratezza del sistema di trasporti che in Italia penalizza il trasporto su ferro a vantaggio degli ingorghi su gomma.

E’ questa la fotografia che emerge dal sondaggio, curato da Lorien Consulting e dal mensile La Nuova ecologia,  reso noto al Forum QualEnergia organizzato a Firenze da Legambiente e Kyoto Club. Dopo il tema lavoro (88,1 per cento di risposte in un questionario in cui si potevano barrare fino a tre caselle) e il pacchetto dei problemi ambientali che si colloca a quota 71,9 per cento, nella classifica sulle preoccupazioni degli italiani troviamo la debolezza della classe politica (24,6 per cento), il terrorismo e la guerra (23 per cento), i conflitti istituzionali (14,5).
L’Ecobarometro segna dunque tempesta. E indica i responsabili. Il 75,7 degli intervistati ritiene che il governo centrale potrebbe fare di più per risolvere i problemi ambientali. Mentre il giudizio sulle amministrazioni locali, pur restando negativo, è meno severo: sono bocciate dal 61,5 per cento delle risposte.

Dal sondaggio emerge poi una grande speranza nei confronti delle fonti energetiche pulite. L’indice di gradimento vede al primo posto il solare, seguito da eolico e idroelettrico. Bocciato il nucleare: solo il 30 per cento delle risposte è a favore e si scende al 25 per cento se la prospettiva è quella di una centrale atomica nella regione in cui si vive. Non si tratta solo di aspettative e giudizi teorici. Molti degli intervistati hanno cominciato a fare quello che potevano. Il 98 per cento usa lampadine ad alta efficienza, il 96 per cento ha comprato un elettrodomestico che riduce i consumi, il 73 per cento ha adottato una misura di coibentazione (dall’isolamento delle pareti ai doppi vetri).

E di fronte all’ultima, provocatoria domanda del sondaggio (avendo un milione di euro meglio investirli in una grande azienda automobilistica come la Fiat o aiutare una nuova impresa nel settore delle rinnovabili?) il 77 per cento degli intervistati ha optato per le rinnovabili.

ANTONIO CIANCIULLO La Repubblica