Ambiente Ibleo - Portale ambientalista del Sud-Est Siciliano

Il processo Ruby - Il Trailer

Pubblicato in Segnalazioni da admin il 31 marzo 2011

Tutta la verità sul fabbisogno energetico nazionale

Pubblicato in Articoli da admin il 25 marzo 2011

chernobyl_fukushima

Dalle centrali atomiche francesi l’Italia importa solo l’uno per cento dell’elettricità totale che consuma

“Che senso ha continuare a snobbare il nucleare? Alla fine lo importiamo dalla Francia, tanto vale portarcelo in casa”. Lo sentiamo ripetere come un mantra ogni volta che si tocca la questione dell’atomo. Ma è veramente così? E se lo è, quanto pesa effettivamente l’energia atomica francese sul totale del nostro fabbisogno energetico? Per capirlo basta armarsi di pazienza e fare due calcoli. Partiamo dal “fabbisogno nazionale lordo” e cioè dalla richiesta totale di energia elettrica in Italia. Nel 2009, secondo i dati pubblicati da Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, è stato pari a circa 317.602 Gwh (Gigawatt/ora all’anno). Di questi, circa 278.880 Gwh (87,81%) sono stati prodotti internamente, in buona parte da centrali termoelettriche (77,4% delle produzione nazionale) che funzionano principalmente a gas (65,1% del totale termoelettrico), carbone (17,6%) e derivati petroliferi (7,1%): combustibili fossili, in larga parte importati. Il gas, che è la fonte più rilevante nel mix energetico italiano, arriva per il 90% dall’estero, soprattutto da Algeria (34,44% del totale importato), Russia (29,85%) e Libia (12,49%). La parte di fabbisogno non coperta dalla produzione nazionale viene importata, tramite elettrodotti, dai paesi confinanti.

In tutto, nel 2009, sempre secondo i dati di Terna, abbiamo acquistato dall’estero circa 44.000 Gwh di energia, al netto dei 2.100 circa che abbiamo esportato. 10.701 Gwh ce li ha ceduti la Francia, 24.473 la Svizzera e 6.712 la Slovenia. Tre paesi ai nostri confini che producono elettricità anche con centrali nucleari. In base ai dati pubblicati dalla Iaea (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), la Francia produce il 75,17% dell’elettricità con il nucleare, la Svizzera il 39,50% e la Slovenia circa il 38%. In termini di Gwh questo significa che importiamo circa 8.000 Gwh di energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari francesi, 9.700 Gwh dalle centrali svizzere e 2.550 Gwh dall’unica centrale slovena. Quanto pesa quindi il nucleare estero sul fabbisogno italiano? Il conto è presto fatto. Basta dividere i Gwh nucleari importati mettendo a denominatore il fabbisogno nazionale lordo. Si scopre così che solo il 2,5% del fabbisogno nazionale è coperto dal nucleare francese, il 3,05% dal nucleare svizzero e lo 0,8% da quello sloveno.

In realtà, se si considera il mix medio energetico nazionale calcolato dal Gestore servizi energetici (GSE) in collaborazione con Terna, la percentuale di energia nucleare effettivamente utilizzata in Italia è pari ad appena l’1,5% del totale. Se si scompone il dato, si scopre che il nucleare francese pesa per circa lo 0,6% sul mix energetico nazionale. Ma c’è un’altro dato da considerare. Consultando i dati pubblicati da Terna si scopre infatti che l’Italia dal punto di vista energetico è tecnicamente autosufficiente. Le nostre centrali (termoelettriche, idroelettriche, solari, eoliche, geotermiche) sono in grado di sviluppare una potenza totale di 101,45 GW, contro una richiesta massima storica di circa 56,8 GW (picco dell’estate 2007). Perché allora importiamo energia dall’estero? Perché conviene. Soprattutto di notte, quando l’elettricità prodotta dalle centrali nucleari, che strutturalmente non riescono a modulare la potenza prodotta, costa molto meno, perché l’offerta (che più o meno rimane costante) supera la domanda (che di notte scende). E quindi in Italia le centrali meno efficienti vengono spente di notte proprio perché diventa più conveniente comprare elettricità dall’estero.

“E se dovesse succedere un incidente in una delle centrali dei paesi confinanti?”. Beh, non ci sarebbe da rallegrarsi, ma ancora una volta i dati possono esserci (un po’) di conforto. Le tre centrali nucleari più vicine all’Italia sono in Francia a Creys-Malville (regione dell’Isère), in Svizzera a Mühleberg (vicino a Berna) e in Slovenia a Krško, verso il confine con la Croazia. Creys-Malville è a circa 100 Km in linea d’aria dalla Valle d’Aosta, a 250 Km da Torino e a 350 Km da Milano. Mühleberg dista circa 100 Km dal confine piemontese e 220 Km da Milano. Krško è a 140 Km da Trieste. Ammesso che si possa usare come riferimento il disastro di Černobyl‘, in caso di incidente sembra che la più alta esposizione alle radiazioni si verifichi nel raggio di 30-35 chilometri dal reattore. Quindi nelle nostre valli alpine e nelle grandi città del nord si possono dormire ancora sonni abbastanza tranquilli rispetto all’eventualità che si costruisca un reattore dentro i confini nazionali

Il Fatto Quotidiano

Qui di seguito potete trovare in dispositivo geiger presente su territorio italiano, visionabile in streaming,  a scopo dimostrativo da parte di un  riventitore di apparecchiature (per la quale non intendiamo far nessuna forma di pubblicità, ma solo segnalare la fonte d’ informazione, visto che gli Enti dell’Ambiente italiani non hanno messo a disposizione alcun sito per il monitoraggio pubblico provenienti da stazioni per rilevamento di radiazioni ). Le valutazione del geiger in questione sono espresse in micro sievet (μSv)

Dal sito Rischio Calcolato:
100 milli Sievert all’anno il limite oltre il quale si iniziano ad
avere un insorgenza di patologie tumorali oltre la media.
100 milli Sievert= 100.000 micro-Sievert (all’anno)
100.000 micro-Sievert all’anno = 11,41 micro-Sievert all’ora.

Acqua, in piazza per il referendum.

Pubblicato in Varie da admin il 25 marzo 2011

Domani a Roma l’appuntamento che lancia la campagna per il voto del 12 e 13 giugno. Alla mobilitazione contro la privatizzazione degli acquedotti, si affiancano anche i timori provenienti dal Giappone: “Basta scelte dettate solo da interessi economici”

SI DEFINISCONO i garibaldini dell’acqua. Hanno percorso il Belpaese raccogliendo oltre un milione e quattrocentomila firme. Per dire no alla privatizzazione di un bene pubblico essenziale, con una mobilitazione dal basso che ha coinvolto movimenti e associazioni. E domani saranno in piazza. Manifestazione nazionale a Roma. Si parte alle 14 da Piazza della Repubblica. Una giornata organizzata dal Forum Italiano dei movimenti per l’acqua 1 per promuovere la battaglia referendaria in vista delle consultazioni del prossimo 12 e 13 giugno. E non solo. Alla piattaforma programmatica si è aggiunto l’impegno contro l’intervento militare in Libia e contro il nucleare in Italia. Per protestare contro “una drammatica crisi economica, sociale, ecologica e di democrazia nella quale siamo tuttora immersi”.

L’appello. La preparazione per la manifestazione è stata lunga e accurata. Documenti, campagne informative, iniziative preparatorie. E un appello, per richiamare l’attenzione dei cittadini sul senso della mobilitazione e sull’importanza del voto referendario: “Noi che ci siamo nelle battaglie per la riappropriazione sociale dei beni comuni e per la difesa dei diritti pensiamo che i referendum siano un’espressione sostanziale della democrazia attraverso la quale i cittadini esercitano la sovranità popolare su scelte essenziali della politica che riguardano l’esistenza collettiva”.

Il referendeum. Per il comitato promotore il referendum del 12 giugno “può costituire una prima e fondamentale tappa non solo per riconsegnare il bene comune acqua alla gestione partecipativa delle comunità locali”. L’obiettivo è anche “invertire la rotta e sconfiggere le politiche liberiste e le privatizzazioni dei beni comuni che negli ultimi trent’anni hanno prodotto solo l’impoverimento di larga parte delle popolazioni e dei territori”. E in rete è già attivo il sito 2 con tutte le informazioni sui quesiti referendari.

Contro il nucleare. Poi lo tsunami in Giappone, la tragedia di Fukishima. Eventi che hanno modificato l’impianto della manifestazione. In un documento del Forum si legge: “Il tremendo terremoto che ha colpito recentemente il Giappone e la drammatica situazione venutasi a creare nella centrale nucleare di Fukushima rendono l’appuntamento del 26 ancora più importante e urgente”. Quindi un invito rivolto ai cittadini italiani: “Chiediamo a tutte le donne e gli uomini di questo Paese, di dimostrare il proprio rifiuto a scelte dettate da interessi economici e di potere che disprezzano e distruggono il diritto alla vita, all’acqua, alla salute e ai beni comuni delle popolazioni e del pianeta”.

Napolitano e i garibaldini dell’acqua. E il Forum ha deciso di promuovere le proprie iniziative anche con un dono particolare a Giorgio Napolitano: al Presidente della Repubblica è stata consegnata, in occasione delle celebrazioni per il 150° dell’Unità d’Italia, l’opera “L’Acqua Bene Comune unisce l’Italia in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia”. Un collage di immagini degli attivisti dell’acqua che ricalca le forme della penisola. E non è mancata la mobilitazione in rete. Con contenuti multimediali e video su YouTube diffusi sui principali social-network. Come I garibaldini dell’acqua 3, una videolettera, sempre indirizzata a Napolitano, che ha fatto il giro della rete.

di CARMINE SAVIANO Repubblica.it

Sabato 26 marzo manifestazione nazionale a Roma

Pubblicato in Varie da admin il 24 marzo 2011

SABATO 26 MARZO TUTTI ALLA

MANIFESTAZIONE NAZIONALE
Vota SÌ ai referendum per l’acqua bene comune! SÌ per fermare il nucleare,
per la difesa dei beni comuni, dei diritti, della democrazia”

 

Appuntamento Legambiente ore 13.00 a Piazza della Repubblica
altezza cancellata via Terme Diocleziano

Care e cari,
cambia il nostro appuntamento.
Data l’alta partecipazione prevista e il cambio di senso di marcia del corteo che finirà a Piazza San Giovanni il nostro appuntamento è anticipato alle ore 13,00 sempre a Piazza della Repubblica ma nei pressi della cancellata delle Terme di Diocleziano. La squadra di Legambiente nazionale sarà comunque presente dalle 12,30 per rendere visibile il luogo del nostro incontro.
Due i pezzi di corteo che ci vedranno protagonisti: con i Comitati “Vota Si per fermare il nucleare” e con la rappresentanza delle Associazioni.
In entrambi i casi dovremo ben rappresentare l’associazione con bandiere, magliette e cappellini. Ovviamente molto “giallo” lo troverete all’appuntamento.
Vi aspettiamo a Roma!
 

 

 

Ci vediamo sabato 26 marzo, appuntamento Legambiente ore 12.30 a Piazza della Repubblica, altezza cancellata via Terme Diocleziano!

 per informazioni
www.legambiente.it

 

 

Vanno a ruba, ma non sono I-pad. Il contatore geiger

Pubblicato in Risorse da admin il 23 marzo 2011

contatore-geiger

Roma, 23 mar. (TMNews) - Apparecchio scientifico o nuovo accessorio di tendenza? Dall’allerta nucleare in Giappone, il mondo intero sembra aver scoperto una nuova fobia: quella delle radiazioni. Ma se il pericolo è tangibile in Giappone, molto meno lo è in Europa.

In Francia, però, il contatore Geiger sembra essere diventato indispensabile; un oggetto da portare sempre con sé, nello zaino o in borsetta. Ma è semplicemente un piccolo strumento per misurare le radiazioni. Talmente richiesto, da essere oggi introvabile, dopo meno di due settimane: scorte esaurite e liste d’attesa, come nemmeno per l’ultima novità tecnologica.

“In poco meno di due settimane, abbiamo esaurito tutte le scorte, ovvero più di 500 pezzi, quando in media se ne vendevano una cinquantina in un anno” racconta Jeremy Blumenstein, a capo della Jr International, impresa di installazioni elettriche di Tolosa. “Tutti hanno esaurito le scorte. Per una richiesta fatta oggi, bisogna attendere il 6 maggio per avere il Geiger”. Perché una volta si comprava solo per motivi professionali. Ora, invece, lo richiedono tutti. E non solo in Francia. “Ho ricevuto degli ordini da Giappone, Stati Uniti, Inghilterra. E visto che la nube sta passando sopra di noi, mi aspetto di ricevere ordini da tutta Europa” ha dichiarato Blumenstein.

L’apparecchio, poi, è semplicissimo da usare. “Lo si accende e in 20 secondi fornisce la misurazione” ha dichiarato Christophe Salgueiro, altro commerciante di strumenti scientifici. Per averlo per una settimana, bastano 40 euro; per portarlo sempre con sé, ne servono 250: una somma che tutti, al momento, sono disposti a sborsare.

“Oggi, non è più una guerra tra venditori: potremmo metterlo anche a 500 euro, lo venderemmo comunque” ha sottolineato Blumenstein. Ma cosa succederà quando la mania sarà svanita? “La gente si renderà conto di aver comprato un oggetto che non serve a niente” ha confidato Salgueiro. E a quel punto, “tutti lo metteranno in vendita su eBay”.
——

In realtà non è così, perchè i costi sono notevolmente inferiori per chi sà cercare bene tra le offerte, soprattutto tra la roba ex-militare, i prezzi oscillano dalle 60 euro a qualche centinaia. Però per chi ha dimistichezza di elettronica è possibile anche costruirlo in casa.

Esistono molti forum e riviste di elettronica, per chi ha tempo e voglia per documentarsi, che spiegano bene come evitare di prendere bufale e costruirlo in casa addirittura con pezzi di riciclo come lattine e computer dismessi.

Buon Lavoro

schema-geiger

 geiger-autocostruito1

Il sondaggio di Repubblica.it sul nucleare. 3 italiani su 4 contrari!

Pubblicato in Varie da admin il 22 marzo 2011

ROMA - E’ un bollettino carico di pessime notizie per il governo il sondaggio sul sentimento degli italiani rispetto al nucleare realizzato dalla Gnresearch. I risultati delle risposte fornite dal campione di mille cittadini rappresentativi dell’intera popolazione nazionale alla società  internazionale di ricerche di mercato pubblicati in anteprima su Repubblica.it fotografano infatti un quadro decisamente negativo non solo per le aspirazioni di un ritorno all’energia atomica, ma anche per le ricadute sul consenso nei confronti della maggioranza. Circa tre italiani su quattro non vogliono infatti la realizzazione di nuovi impianti nucleari, giudicano negativamente le politiche del governo nei confronti delle energie rinnovabili e si dicono pronti ad andare a votare all’imminente referendum per bloccare i piani dell’esecutivo. 

GUARDA LE TABELLE DEL SONDAGGIO 1

Entrando nel dettaglio del sondaggio il dissenso popolare per le scelte energetiche di Palazzo Chigi appare poi ancora più evidente e strutturato. Il 59% degli intervistati si dice “molto contrario” alla costruzione di nuove centrali. A questa opposizione va poi aggiunta quella del 17% che si definisce “abbastanza contrario”, per un totale di oltre il 75%. A preoccupare gli italiani non sono tanto gli eventi “straordinari” come il terremoto giapponese,

ma piuttosto l’ordinaria amministrazione. “L’impatto negativo sull’ambiente e sulla salute dei cittadini, anche in assenza di incidenti o errori umani” è temuto dal 45%, lo “smaltimento delle scorie radioattive” dal 29%, il “rischio di incidenti dovuti ad errori umani” dal 15% e il “rischio di incidenti dovuti ad eventi naturali” dall’11%. Temi che evidentemente condizionano anche i fautori dell’atomo. Circa il 20% di questi ultimi, malgrado il loro consenso al nucleare, si dice infatti “abbastanza” o “molto contrario” all’eventuale costruzione di una centrale nella sua regione. 

Se ben il 90% degli italiani ha comunque ben presente che la nostra dipendenza energetica da altri paesi è un tema “molto” (59%) o “abbastanza” importante (30%), una schiacciante maggioranza del 69% ritiene che la soluzione per risolvere il problema sia il ricorso “esclusivamente alle energie rinnovabili”. Una scelta per la quale il 37% degli italiani sarebbe “certamente” disposto a pagare un qualcosa in più in bolletta e un altro 39% lo sarebbe “probabilmente”.

A fronte di questa predisposizione non meraviglia quindi che il 43% giudichi “molto negativamente” i provvedimenti del governo sulle rinnovabili 2 (leggi decreto Romani) e un altro 29% li ritenga “abbastanza negativi”.

Per far valere queste opinioni gli italiani si dicono quindi in larga maggioranza (70%) pronti a recarsi alle urne in occasione del prossimo referendum sul nucleare mentre un altro 71%, alla domanda “cosa voterebbe nel caso decidesse di andare a votare” risponde “contro il ritorno delle centrali atomiche”.

Davanti a questo quadro davvero pesante non sembrerebbero aver sortito effetti positivi per l’immagine dell’esecutivo neppure le repentine frenate 3 annunciate da diversi esponenti del governo. Per ben il 56% degli intervistati la pausa di riflessione auspicata dai ministri Romani e Prestigiacomo altro non è che “una scelta di convenienza per non perdere consensi”, mentre solo il 39% pensa che la motivazione vada ricercata in una “concreta preoccupazione per la salute e la sicurezza dei cittadini”. Valutazioni che pesano sul giudizio complessivo dato all’operato dei due ministri. Né il responsabile dell’Ambiente né tantomeno quello dello Sviluppo economico superano infatti il 4,5 in pagella.

Le rinnovabili non convengono. A chi?

Pubblicato in Documenti da admin il 21 marzo 2011

….la tesi è che le rinnovabili non sono sostenibili economicamente. Che costerebbero al paese da 5 a 9 Mld di euro all’anno per venti anni (è come la manovra sulla istruzione).
Quindi vanno immediatamente fermate. Il fotovoltaico completamente, le altre con giudizio.

Certo anche la questione centrali conta. E’ ovvio che in un paese in sovracapacità (anche se importiamo per ragioni tariffarie) se le rinnovabili arrivano agli obiettivi (29%) qualcosa va spento. Quindi se si fa subito ci sono contraccolpi (almeno dobbiamo prima recuperare il capitale speso).
I miei dati sono questi: nel 2008 (ante crisi) con 76.000 MW di potenza fossile istallata abbiamo prodotto 255 TWh + 58 TWh da rinnovabili e 40 da importazioni (tot. 353).
Poi la recessione e l’incremento di rinnovabili ed efficienza energetica.
Il Piano d’Azione presentato a Bruxelles indica per l’Italia l’obiettivo di produrre 100 TWh con rinnovabili. Ora 100 + 20 (dimezziamo le importazioni) + 255 fa 375 TWh (+8%) senza nessuna nuova centrale in esercizio.

Ma abbiamo 5.230 MW (ca. + 8%) di nuove centrali in costruzione, 1,100 autorizzate (ca. 2%), altre 4.750 in fase finale di autorizzazione (e guardate che sono storie lunge e costose) (+6%) e ben 10.428 con iter avviato (+16 %).

Per fare tutto bisognerebbe che i consumi energetici crescessero (in barba alle politiche europee) del 40% in dieci anni. Qualcuno deve essere gettato giù dalla torre.”

MANIFESTO PER L’INDIPENDENZA DELL’OMS

Pubblicato in Segnalazioni da admin il 16 marzo 2011

UNA FIRMA PER SMASCHERARE L’IMBROGLIO DI CHERNOBYL
E DI TUTTO IL NUCLEARE

LA STORIA
Il 28 maggio 1959
, all’ inizio del programma “Atomi per la Pace”, l’Assemblea Mondiale per la Sanità adottò un Accordo (legge WHA 12-40) con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA).L’Accordo OMS/AIEA, in pratica, sottomette l’ OMS alle decisioni dell’AIEA, ovvero alle decisioni del promotore del nucleare commerciale, il cui statuto precisa che l’ obiettivo principale è “ l’ accelerazione e la crescita del contributo dell’ energia atomica in favore della pace, la salute e la prosperità in tutto il mondo”. L’AIEA, in virtù dell’accordo stipulato, resta giudice e parte integrante in tutto ciò che concerne i rischi del nucleare per la salute pubblica, giacchè il suo ruolo principale resta quello di promuovere la costruzione di centrali nucleari.

 

A differenza degli accordi di collaborazione stipulati normalmente tra le Agenzie specializzate dell’ ONU, l’ Accordo OMS-AEIA impedisce all’ OMS di agire liberamente nel settore nucleare, se non dietro preventivo assenso dell’AEIA.
L’ articolo I, comma 3, dell’ accordo prevede, in effetti, che per intraprendere un programma od un’ attività in un settore che presenti un interesse rilevante per l’AIEA, l’OMS debba consultare l’AIEA “allo scopo di regolare la questione di comune accordo”. Questo patto, che diventa vincolante in caso si verifichi un conflitto d’interessi, è in contraddizione flagrante con l’articolo 37 della Costituzione dell’ OMS che invece prescrive che “nell’ esercizio delle loro funzioni, il Direttore generale ed il personale [dell’OMS] non dovranno richiedere o sollecitare istruzioni [……]” da parte di alcuna autorità che non sia parte integrante dell’OMS.

Secondo l’Articolo III, inoltre, “ L’OMS e l’AIEA riconoscono di potere essere chiamate a prendere alcune misure restrittive al fine di salvaguardare il carattere confidenziale di alcuni documenti, la cui divulgazione potrebbe compromettere in un qualunque modo il buon andamento dei suoi lavori”.
Continua l’Articolo VII “ l’AEIA e l’ OMS si impegnano ad evitare, nelle loro rispettive attività, i doppi impieghi inutili, nella raccolta, il controllo e la pubblicazione delle statistiche, ed a consultarsi sulle modalità di utilizzare il più efficacemente possibile le informazioni, le risorse e il personale tecnico nel settore statistico, come anche tutti i lavori statistici relativi a questioni d’ interesse comune”.

Sulla carta i diritti ed i doveri sembrerebbero formulati in maniera reciproca: il testo dell’ accordo non sembra stabilire un potere di un’agenzia dell’ONU che prevalga sull’altra. Di fatto, quest’ accordo conferisce un diritto di veto asimmetrico ed unilaterale all’AIEA: è essa soltanto ad esercitare questo diritto, in quanto soltanto essa minaccia la salute pubblica. In caso di incidente lieve o anche grave, l’AIEA ha interesse ad assumere quelle misure restrittive di cui sopra.

Prima di questo Accordo, nel 1956, l’OMS riuniva un gruppo di brillanti esperti nel settore della genetica, compreso il vincitore del Premio Nobel per la genetica, H.J. Muller.
Questo gruppo ha collettivamente messo in guardia la comunità scientifica, nei confronti del rapido sviluppo dell’ industria nucleare commerciale: “ Il patrimonio genetico è il bene più prezioso dell’ essere umano. Esso determina la vita dei nostri discendenti, lo sviluppo sano ed armonioso delle generazioni future. In qualità di esperti, noi affermiamo che la salute delle future generazioni è minacciata dallo sviluppo crescente dell’ industria nucleare e dalle fonti di irraggiamento nucleari…… Stimiamo ugualmente che le nuove mutazioni che si manifestano negli esseri umani avranno un effetto nefasto su di loro e sulla loro discendenza”.

Quest’avvertimento fu vano, in quanto l’ OMS non indugiò a firmare l’Accordo del 1959, contravvenendo al suo mandato, (articolo 2, punti “q” e “r” dello Statuto), cioè “ fornire tutte le informazioni, dare tutti i consigli necessari e tutta l’ assistenza nel settore della sanità pubblica; aiutare a formare, tra i popoli, un’ opinione pubblica che disponga di tutte le informazioni necessarie per quanto riguarda i provvedimenti da adottare in materia di salute pubblica”.
L’accordo AIEA/OMS rappresenta quindi il peccato originale che ha determinato tutto lo sviluppo del nucleare nel mondo e che ha assunto vere e proprie connotazioni di colpevolezza dopo l’incidente di Chernobyl.

Il potere di veto dell’AEIA è venuto particolarmente alla luce durante la Conferenza Internazionale organizzata dal Dott. Hiroshi Nakajima, a Ginevra nel novembre del 1995 e a cui parteciparono settecento esperti e medici, oltre ai ministri della Sanità dei Paesi più colpiti dalle conseguenze della catastrofe nucleare di Chernobyl (Ucraina, Federazione Russa, Bielorussia). L’argomento della conferenza era: “Le conseguenze di Cernobyl e di altri incidenti radiologici sulla salute”. Gli atti di questo congresso erano attesi per il marzo 1996. A quell’epoca avrebbero costituito un “best seller”. Il loro fine, formulato per iscritto da Hiroshi Nakajima, sarebbe stato quello di fissare delle basi in vista della conferenza dell’AIEA a Vienna nel 1996. Questi documenti furono censurati. Fino ad oggi non sono ancora stati pubblicati . Hiroshi Nakajima, ex direttore generale dell’OMS, puntualizzò, alla televisione svizzera di lingua italiana a Kiev nel 2001, che la sospensione di questa pubblicazione derivava dai vincoli giuridici che legavano l’OMS alla AIEA (titolo del reportage : “ Bugie nucleari”- Mensonges nucléaires/ versione tedesca “Atomare Lügen/Nuclear Controversies- di Vladimir Tchertkoff).

>>>CLICCA QUI PER ADERIRE ALLA PETIZIONE

>>>IL GRUPPO “CONTRO LE BUGIE DEL NUCLEARE” SU FACEBOOK

11.3.11. E’ iniziata l’Era Atomica

Pubblicato in Pubblica Evidenza da admin il 15 marzo 2011

fungo-atomico1

Il giorno 11 marzo 2011 il mondo è cambiato. Nulla sarà più come prima. Siamo entrati nel post nucleare. Una nuova era in cui non ci sarà più spazio per i deliri dell’energia dell’atomo. Il Giappone si è immolato per noi, certo non volontariamente, ma è ciò che è successo. Se l’incubo nucleare che ci accompagna dal dopoguerra, da Chernobyl a Three Mile Island, cesserà (e cesserà) lo dovremo al sacrificio di milioni di persone in fuga dalla nube di Fukoshima. Un esodo biblico. Neppure immaginabile.

Il Giappone rischia di diventare l’isola che non c’è, un luogo dove non si entra e non si esce. Una trappola nucleare. Se persino la portaerei Reagan ha abbandonato la sua missione umanitaria, quali flotte accorreranno in soccorso delle popolazioni del l’Est del Giappone? Le merci giapponesi contaminate non potranno più uscire dal Paese.

Le nubi non si fermano. Forse arriveranno fino in Europa se il vento soffierà verso Ovest. Il senso di quello che è successo è troppo grande, troppo profondo per poterlo afferrare, ma qualcosa si può intuire. Le persone hanno capito immediatamente che il nucleare è finito per sempre. Alcuni capi di Stato hanno già preso posizione contro le centrali, sanno che continuare sarebbe la loro fine politica. Succede in Germania, in Svizzera, perfino in Australia che possiede il 30% dell’uranio mondiale.

L’Italia, in questo scenario, recita la parte del giapponese sperduto in un’isola del Pacifico che continua a combattere dopo dieci anni dalla fine della guerra. Personaggi che finiranno presto nel dimenticatoio del ridicolo con le loro affermazioni nucleariste. La Prestigiacomo è l’unico ministro dell’Ambiente nel mondo che vuole nuove centrali nucleari. Lei, Testa, Veronesi, Berlusconi, Cicchitto, Scaroni, Maroni, Casini, Fini, Frattini e i pennivendoli fusi del nocciolino nucleare sono come i fascisti che giravano in divisa da federale dopo il 25 aprile. Le loro dichiarazioni sono da conservare per il futuro, i loro volti, i video, le argomentazioni sono la testimonianza di un preciso momento, l’ultimo. Domani, tra qualche giorno o qualche mese, non potranno più permettersi di sparare stronzate.

L’unico motivo per cui si vuole il nucleare è il debito pubblico di 500 miliardi di euro in mano alla Francia. L’EDF è il mandante, Berlusconi e la Confindustria gli esecutori interessati.

Questa classe politica sarà spazzata via dal referendum del 12 e 13 giugno. Da questa settimana partirà un’iniziativa che durerà fino al referendum: “Spegni il nucleare”. Voglio coinvolgere milioni di italiani, non ci sono alibi. Con il quorum Maroni ci potrà fare il bunga bunga solitario. Il 29 aprile ci sarà l’assemblea dell’ENEL delle centrali nucleari, io ci sarò, il blog ci sarà con la diretta streaming. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

BeppeGrillo.it

Come si è detto, la vita è basata su complesse e grandi molecole organiche, basate sul carbonio. I legami tra queste molecole avvengono attraverso l’interazione tra le nubi di elettroni dei vari atomi e sono legami molto più delicati di quelli che sussistono all’interno dei nuclei.
Ogni radiazione ionizzante, cioè in grado di strappare via gli elettroni da un certo atomo neutro, trasformandolo in ione, è in grado dunque anche di spezzare i legami che esistono all’interno delle molecole organiche, provocando seri danni.
Sono radiazioni ionizzanti sia i raggi alfa che i raggi beta, nonché, se consideriamo la radiazione elettromagnetica, i raggi ultravioletti, i raggi X ed i raggi gamma.
Dunque tutti e tre i tipi di radiazione nucleare (α, β e γ) sono nocivi.
Il danno può consistere nella morte della cellula che contiene la molecola colpita da questi proiettili oppure, se si è sfortunati, nella sua trasformazione in cellula cancerosa, pronta a riprodursi in modo incontrollato. Tutto dipende anche, naturalmente, dalla quantità e qualità delle radiazioni a cui si è esposti, nonché dalla durata dell’esposizione.
Ad esempio, nel corso di una esplosione atomica, si può essere investiti da una quantità di radiazioni tale da provocare la morte di enormi quantità di cellule, per cui l’organismo soccombe immediatamente o in pochissimo tempo.
Viceversa, esposizioni più basse ma prolungate nel tempo, come avviene in chi assorbe sostanze radioattive o vive in ambienti contaminati, può provocare malattie come il cancro o la leucemia, a distanza di tempo.
Se a venire colpita è la molecola del DNA, si potranno inoltre verificare delle mutazioni, cioè modifiche al codice genetico umano che sono trasmissibili alle generazioni future. Ovvero le radiazioni producono la sola forma di danno che si propaga anche ai discendenti.
A Cernobyl si calcola che si avranno ripercussioni genetiche per almeno 20 generazioni future!!

chernobyl

Pantani Longarini Domenica 20 marzo 2011

Pubblicato in Varie da admin il 13 marzo 2011

Pantani della Sicilia sud orientale: una nuova Vendicari è possibile

Iniziativa Regionale domenica 20 Marzo 2011

Visitiamo i Pantani, godiamoci la migrazione degli uccelli e chiediamo con forza l’istituzione della riserva!

 

Cosa sono i Pantani della Sicilia Sud Orientale?

Sono un complesso sistema di zone umide dei territori dei comuni di Ispica, Pachino, Noto e Portopalo

 

Perché sono importanti?

Costituiscono una delle zone più importanti per la migrazione e la nidificazione degli uccelli in Sicilia: dal punto di vista ornitologico risultano superiori perfino alla Riserva di Vendicari. Inseriti nelle convenzioni internazionali di Ramsar, Berna e Bonn, i Pantani sono designati come IBA (Important Bird Areas) dal Ministero dell’Ambiente e dall’Unione Europea, come ZPS (Zona di Protezione Speciale) ai sensi della direttiva europea “Uccelli” e come SIC (Sito d’Importanza Comunitaria), ai sensi della direttiva europea “Habitat”.

 

E’ necessaria una maggiore protezione? Perché?

L’area in questione sarebbe dovuta diventare Riserva Naturale in base al decreto dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente n. 970 del 10/06/1991; nonostante ciò, ancora dopo 20 anni, la Riserva non è stata ancora istituita! Ciò comporta il perdurare di pesanti minacce sulla zona. La più urgente è rappresentata dal bracconaggio; ogni anno infatti non solo viene autorizzata la caccia dalla Regione nonostante il parere negativo dell’ISPRA,  ma “cacciatori illegali” sono attivi già da fine agosto (più di un mese d’anticipo!). Vengono usate anche le reti (vietate perché catturano indiscriminatamente diverse specie protette di uccelli) e si abbattono anche specie particolarmente protette. Pesantissimo è il fenomeno delle discariche abusive: fenomeno che non tende a diminuire e così la zona è punteggiata da rifiuti di ogni genere. Un paesaggio non dignitoso per i cittadini ed un biglietto da visita piuttosto scadente per i turisti. Da non sottovalutare inoltre l’impatto di una agricoltura fortemente intensiva e l’abusivismo edilizio.

 

Qual è il significato dell’iniziativa?

Un impegno ampio e deciso per l’istituzione della Riserva è necessario, innanzitutto per un accurato controllo della zona, lasciato spesso solo al volontariato ambientalista, permettendo di salvaguardare e recuperare una ricchezza inestimabile. Si avrebbe in tal modo, oltre al salvataggio della biodiversità, l’opportunità di incentivare un turismo verde; di attivare progetti di studio e lavoro all’interno della riserva; ma anche più semplicemente di fare una passeggiata per osservare i fenicotteri rosa in un ambiente integro e protetto.

L’attuale Assessore regionale al Territorio ed Ambiente si è mostrato estremamente disposto all’istituzione della riserva. La nostra iniziativa ha il significato di ‘dare una spinta’ forte e, speriamo, definitiva, alla Riserva naturale.

 

Punti di incontro

Ragusa: piazzale campo Sportivo Selvaggio, ore 9

S.Maria del Focallo: piazzale inizio spiaggia (subito dopo foce torrente Favara) , ore 10

Pantano Longarini: slargo tra Pantano Longarini e Pantano Cuba, ore 10,30

 

Adesioni

Legambiente, LIPU. WWF, CAI, Fondo Siciliano per la Natura, Kalura, CIRS, Italia Nostra, EBN Italia, Esplorambiente, Tutela Terre d’Oriente, FAI , Ente Fauna Siciliana, LAV, Sicilia Antica, Attinkitè. Comuni di: Ispica, Noto, Scicli;  si attende la risposta di altre associazioni ed enti.