Ambiente Ibleo - Portale ambientalista del Sud-Est Siciliano

Polizia Provinciale di Ragusa. Sequestrate 70 trappole per conigli per prevenire il fenomeno del bracconaggio.

Pubblicato in Articoli da admin il 30 aprile 2013

Il Nucleo di Vigilanza Venatoria della Polizia Provinciale di Ragusa, nonostante la stagione venatoria sia chiusa da tempo, e perseguendo l’obiettivo di contrastare il fenomeno del bracconaggio, ha proseguito nella sua azione di controllo. Durante i servizi di controllo predisposti dal Comandante della Polizia Provinciale Raffaele Falconieri nelle zone dell’Ipparino e in contrada Fossa Rotonda, territorio del Comune di Chiaramonte Gulfi, sono state rinvenute numerose trappole per la cattura di selvaggina.
Le trappole, abilmente mimetizzate tra la folta vegetazione, erano posizionate ai margini delle tane o nei percorsi obbligati del coniglio selvatico ed erano costituite da lacci in filo di ferro dello stesso spessore con sistema di cappio a “nodo scorsoio” ancorati ai rami dei cespugli o ad altri elementi fissi. Già alcuni conigli erano stati catturati, così si è deciso di disattivare e sequestrare le trappole metalliche, più di 70, mentre si sta battendo tutta la zona alla ricerca, non facile, di altre trappole tra la fitta vegetazione.
La Polizia Provinciale ha svolto altresì azioni di controllo relativamente alla pesca nelle acque interne iblee e, soprattutto, presso l’invaso della diga S. Rosalia.
A seguito di questi controlli sono stati accertati 10 violazioni amministrative (pesca senza licenza o con attrezzi in numero superiore a quello consentito o con attrezzi vietati, ecc.) con sanzioni pecuniarie in alcuni casi sino a 500 euro. In un caso è stato operato anche il sequestro di una rete (che già aveva catturato alcune carpe) e di alcune canne da pesca.
Fonte RTM

Api, l’Ue vieta l’uso di pesticidi-killer: 15 stati a favore, Italia vota contro

Pubblicato in Articoli da admin il 30 aprile 2013
ape_jpg_415368877L’Unione europea cerca di salvaguardare le api dai pesticidi killer che ogni anno causano la moria di milioni di esemplari e il conseguente danno al settore agricolo. La Commissione ha deciso che, a partire dal prossimo primo dicembre, dovranno scattare i divieti di utilizzo, per almeno due anni, di alcuni pesticidi ritenuti potenzialmente letali per la specie. Studi scientifici hanno dimostrato che, quando cariche di nettare e di polline tentano di rientrare nell’alveare, gli insetti “contaminati” perdono l’orientamento e non ritrovano più la strada di “casa”. Così errano per chilometri finché, spossate, muoiono.
La proposta ha provocato una spaccatura tra gli Stati dell’Ue - La proposta della Commissione europea è stata accolta da 15 Paesi, tra cui Francia e Germania. Otto hanno invece votato contro, tra questi anche Italia e Austria. Quattro le astensioni. L’Italia, che solo il 15 marzo si era pronunciata in favore di una moratoria di due anni per tre pesticidi - clothianidin, imidacloprid e thiametoxam - limitatamente a produzioni che attirano le api (mais, colza, girasole e cotone), ora ha fatto un clamoroso dietrofront, rispetto ad un testo che vieta anche i trattamenti fogliari per alberi da frutto. Per la Coldiretti “vietare l’uso dei neonicotinoidi in prefioritura sugli alberi da frutto non ha senso al fine di tutelare le api, soprattutto se sotto i filari del frutteto sono state sfalciate le specie vegetali attraenti per loro, non esiste rischio di tossicità per le api”. La Commissione Ue intende proseguire per la sua strada. Il commissario alla salute Tonio Borg è stato chiaro: “La decisione spetta ora alla Commissione e noi andremo avanti nelle prossime settimane sulla base della nostra proposta”.
Greenpeace: “E’ un altro passo avanti” - Decisione accolta con soddisfazione da Marco Contiero di Greenpeace. Il voto europeo sul bando temporaneo di tre pesticidi nocivi per la salute delle api “è un altro passo verso il bando parziale dei pestici killer delle api e ci dice chiaramente che esiste una forte determinazione a livello scientifico, politico e civile a sostenere il bando. Adesso la Commissione deve fermare immediatamente l’uso di questi pesticidi, il primo passo per proteggere colture ed ecosistemi”. “Qualunque tentennamento - esorta l’associazione ambientalista - significherebbe cedere di fronte alle pressioni di giganti come Bayer e Syngenta”. “Il declino delle api - evidenzia poi Federica Ferrario, responsabile della campagna Agricoltura sostenibile di Greenpeace Italia - è uno degli effetti più visibili e inequivocabili del fallimento dell’agricoltura di stampo industriale, che inquina l’ambiente e distrugge i migliori alleati degli agricoltori, gli insetti impollinatori. E’ ora di smettere di incentivare pratiche agricole intensive basate sull’uso della chimica, per investire, invece, nello sviluppo di un’agricoltura di stampo ecologico e sostenibile sul lungo periodo”.
Legambiente e Unaapi soddisfatte: “Commissione Ue formalizzi la moratoria” - “Salutiamo positivamente la notizia dell’esito della votazione del comitato Ue sulla moratoria di due anni su tre tipi di pesticidi dannosi per molti insetti e in particolare per le api. Nonostante l’Italia sia tra i paesi che hanno votato contro questa decisione, per motivi legati alla maggiore regolamentazione dell’uso di queste molecole, stimiamo positivamente il fatto che il voto a favore espresso dalla maggioranza dei paesi membri corrisponda all’opinione più diffusa tra i cittadini e gli operatori del settore europei”. I presidenti di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, e dell’associazione degli apicoltori Unaapi, Francesco Panella, commentano così la notizia sui pesticidi-killer che arriva da Bruxelles. “Adesso - affermano - attendiamo fiduciosi la formalizzazione della moratoria da parte della Commissione europea”.
30 aprile 2013

Pertini e la nuova resistenza

Pubblicato in Pubblica Evidenza da admin il 28 aprile 2013

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“Oggi la nuova Resistenza in che cosa consiste. Ecco l’appello ai giovani: di difendere queste posizioni che noi abbiamo conquistato; di difendere la Repubblica e la democrazia. E cioè, oggi ci vuole due qualità a mio avviso cari amici: l’onestà e il coraggio. L’onestà… l’onestà… l’onestà. [...] E quindi l’appello che io faccio ai giovani è questo: di cercare di essere onesti, prima di tutto: la politica deve essere fatta con le mani pulite. Se c’è qualche scandalo. Se c’è qualcuno che da’ scandalo; se c’è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato!”
Sandro Pertini

Come Don Chisciotte (Le bugie del governo Monti sul MUOS di Niscemi)

Pubblicato in Articoli da admin il 24 aprile 2013

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Un “disguido”. Cioè un mero errore d’interpretazione o di valutazione degli atti predisposti dalla Regione Siciliana che ha consentito al Pentagono di fare un piccolo passo avanti nella costruzione del terminale terrestre del MUOS di Niscemi. Così, in barba al decreto di revoca delle autorizzazioni ai lavori d’installazione delle tre mega-antenne del nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari all’interno della riserva naturale “Sughereta”, firmato a Palermo lo scorso 29 marzo, tecnici ed operai hanno ottenuto l’Ok a completare pure il terzo traliccio dell’impianto di morte della Marina militare Usa.

Secondo il viceministro degli Esteri Staffan de Mistura e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà, si è trattato però di un semplice malinteso. “I due uomini di governo che abbiamo incontrato a Roma lunedì 15 aprile ci hanno comunicato che c’è stato un disguido con la revoca dei lavori del MUOS”, spiega il sindaco di Niscemi Francesco La Rosa. “Ci hanno però assicurato che i lavori sono stati bloccati almeno fino al prossimo 31 maggio, quando sarà depositato lo studio sull’impatto elettromagnetico delle antenne che è stato commissionato all’Istituto Superiore della Sanità. Sino ad allora verranno garantite solo le attività di manutenzione della stazione di telecomunicazione e gli unici ingressi nella base saranno quelli dei militari statunitensi preposti al suo funzionamento”.

Con o senza revoca, i lavori del MUOS potranno ripartire dunque l’1 giugno se l’ISS darà il suo star bene all’impianto. L’ipotesi di assegnare a quest’organismo l’ultima parola sull’installazione del sistema satellitare è stata fortemente caldeggiata proprio dalla giunta Crocetta, nonostante in tanti avessero espresso dubbi sull’effettiva “indipendenza” dell’istituto noto per le sue posizioni negazioniste in tema di rischio elettromagnetico. I giornalisti Alessio Ramaccioni e Pablo Castellani ricordano nel volume Onde Anomale (Editori Riuniti, Roma, 2012) come Radio Vaticana per difendersi dalle accuse d’inquinamento ambientale nel procedimento penale che l’ha vista poi condannata, si sia affidata alla consulenza tecnica della dottoressa Susanna Lagorio dell’Istituto Superiore di Sanità. Né Rosario Crocetta né il governo Monti hanno poi tenuto conto delle richieste dei No MUOS e del Movimento 5 Stelle di far partecipare ai lavori della commissione il professore Massimo Zucchetti del Politecnico di Torino che insieme al fisico Massimo Coraddu ha provato l’insostenibilità ambientale del MUOS. “Anche se non ne farò parte perché non mi hanno voluto vi scrivo io già ora le conclusioni a cui giungerà la Commissione dell’Istituto Superiore di Sanità”, ironizza il docente del Politecnico. “Allo stato dell’arte, non risulta in letteratura alcuna prova di correlazione dimostrabile fra campi elettromagnetici ed effetti sulla salute. Quindi non vi è il minimo rischio per la popolazione. I rappresentanti istituzionali a livello territoriale si accorgeranno così come da Roma li hanno beffati…”.

L’impegno dell’esecutivo a congelare l’affaire MUOS sino a fine maggio contrasta poi con quanto dichiarato il 10 aprile scorso dal Ministero della Difesa in un comunicato stampa. Dopo aver ribadito che l’installazione delle parabole “potrà iniziare soltanto quando saranno resi noti i risultati dello studio indipendente”, il dicastero retto da Giampaolo Di Paola ha inteso far sapere che a Niscemi proseguiranno comunque i “lavori di predisposizione” del MUOS. Un gioco di parole per mascherare la violazione dello stop alle attività del cantiere concordato a metà marzo da Mario Monti e il presidente Crocetta, violazione documentata con foto e filmati dai militanti e dalle Mamme No MUOS. Con la conseguenza che il Movimento che si oppone al progetto ha dovuto riprendere le azioni di blocco della base militare di contrada Ulmo per impedire l’ingresso degli automezzi delle aziende contractor. “Il successo della grande manifestazione nazionale del 30 marzo a Niscemi ed il provvedimento di revoca delle autorizzazioni da parte della Regione Sicilia non hanno fermato, ma anzi ringalluzzito l’arroganza della Marina militare statunitense nella prosecuzione dei lavori di costruzione del MUOS, umiliando ancora una volta la sovranità popolare e l’ARS”, commenta Alfonso Di Stefano del Comitato No MUOS – No droni di Catania. “Vista l’inefficacia pratica dei provvedimenti istituzionali e giuridici è solo grazie alla vigilanza e alla prosecuzione dei blocchi che è stato impedito in questi giorni il transito dei mezzi, praticando così dal basso la revoca dei lavori”.

La resistenza non violenta dei giovani e delle donne No MUOS ha ridato ancora una volta i suoi frutti. Da alcuni giorni i cantieri sono tornati ad essere deserti. Scortati da decine di volanti della polizia e dei carabinieri solo i furgoni che trasportano i militari hanno fatto ingresso nella Naval Radio Transmitter Facility di Niscemi. Gli attivisti lamentano però la prosecuzione delle azioni di provocazione da parte dei tutori dell’ordine con spintonamenti, identificazioni, schedature di massa e finanche un placcaggio da rugby per bloccare un attivista diretto ai cancelli della base.

“Il fatto che la polizia italiana scorti gli operai che entrano al cantiere, ci fa capire purtroppo che le direttive che partono da Roma vanno nella direzione opposta a quella dell’atto di revoca della Regione Siciliana”, commenta Paola Ottaviano del Comitato No MUOS di Modica. “Quello che davvero ci ha stupito è stato però il silenzio assordante da parte delle istituzioni regionali di fronte alle palesi violazioni del governo. L’assessore all’Ambiente, Maria Lo Bello, anziché spiegare in che modo la Regione avrebbe garantito l’efficacia e la messa in atto della revoca, rivolgendosi alla magistratura dopo aver constatato l’avanzamento dei lavori, si è limitata a chiedere un chiarimento al ministero della difesa. E per supplire per l’ennesima volta alle mancanze degli organi istituzionali, cittadini e attivisti hanno presentato diversi esposti alla Procura di Caltagirone”. Le illegalità verificatesi nei cantieri del MUOS ad aprile sono state stigmatizzate dall’avvocato catanese Sebastiano Papandrea. “I provvedimenti di revoca, pur essendo soggetti all’ordinario termine di impugnazione di 60 giorni, hanno efficacia immediata sin dalla loro notificazione e pertanto, ove essi siano stati regolarmente notificati, appare illegittima la prosecuzione dei lavori che avrebbero dovuto essere immediatamente arrestati”.

Il Movimento No MUOS s’interroga intanto su come rilanciare la lotta contro l’installazione del nuovo sistema di guerra planetario Usa, consapevole che i giri di valzer e le ipocrisie del governo continuano anche per sfiancare le proteste e rafforzare i dispositivi di repressione. Per superare l’empasse e imporre il cambio di rotta sul MUOS è necessario che il Parlamento, prima possibile, si pronunci apertamente sul sistema satellitare e approvi una mozione che dica chiaramente “No” alla sua installazione nel territorio italiano, vincolando l’esecutivo a revocare tutte le autorizzazioni alle forze armate statunitensi. Un pronunciamento dal rilevante valore storico che consentirebbe di riaprire il dibattito politico generale sulla presenza delle installazioni militari Usa e Nato in Italia e sulla loro chiara incostituzionalità.

Non a caso per lanciare la campagna di primavera No MUOS è stata scelta la data simbolica del 25 aprile, giornata di Liberazione dalle basi di guerra. Il Presidio permanente di contrada Ulmo sarà la sede-laboratorio di dibattiti, iniziative ecologiche, artistiche e culturali per valorizzare la riserva orientata protetta, praticare e socializzare il rispetto di un ambiente unico nel Mediterraneo e rendere permanente la mobilitazione popolare contro la militarizzazione e i conflitti che insanguinano il pianeta. La partita è apertissima a condizione di mantenere la massima unità attorno agli obiettivi strategici comuni.

Antonio Mazzeo
21.04.2013

Giornata Mondiale della Terra

Pubblicato in Comunicazioni da admin il 22 aprile 2013

este_22110049_00570La Giornata della Terra (in inglese Earth Day), è il nome usato per indicare il giorno in cui si celebra l’ambiente e la salvaguardia del pianeta Terra. Le nazioni Unite celebrano questa festa ogni anno il 22 aprile, un mese e due giorni dopo l’equinozio di primavera,
Il 22 aprile del 1970, 20 milioni di cittadini americani, rispondendo ad un appello del senatore democratico Gaylord Nelson, si mobilitarono in una storica manifestazione a difesa del nostro pianeta. Tutti, a prescindere dall’etnia, dal sesso, dal reddito, hanno diritto di vivere in un ambiente sano, equilibrato e sostenibile. La Giornata della Terra si basa saldamente su questo principio.
Da movimento universitario, nel tempo, la Giornata della Terra è divenuto un avvenimento educativo ed informativo. I gruppi ecologisti lo utilizzano come occasione per valutare le problematiche del pianeta: l’inquinamento di aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, le migliaia di piante e specie animali che scompaiono, e l’esaurimento delle risorse non rinnovabili. Si insiste in soluzioni che permettano di eliminare gli effetti negativi delle attività dell’uomo; queste soluzioni includono il riciclo dei materiali, la conservazione delle risorse naturali come il petrolio e i gas fossili, il divieto di utilizzare prodotti chimici dannosi, la fine della distruzione di habitat fondamentali come i boschi umidi e la protezione delle specie minacciate.

Earth Day 2013

Ogni anno il 22 aprile, più di un miliardo di persone partecipano alla Giornata della Terra. In tutto il mondo, le singole persone, le comunità, le organizzazioni e i governi riconoscono il meraviglioso pianeta che chiamiamo casa e decidono di fare delle azioni concrete per proteggerlo.
La giornata della Terra 2013: Il Volto del Cambiamento Climatico
Il cambiamento climatico ha molti volti.
Un uomo alle Maldive preoccupato di spostare la sua famiglia a causa dell’aumento del livello dell’oceano, un agricoltore nel Kansas che fatica a sbarcare il lunario nonostante le devastazioni dei suoi raccolti dovute alla prolungata siccità, un pescatore sul fiume Niger le cui reti vengono spesso tirate su vuote, una bambina nel New Jersey che ha perso la sua casa in un tornado, una donna del Bangladesh che non riesce a prendere dell’acqua fresca a causa di inondazioni e cicloni sempre più frequenti …
E non sono solo volti umani.
Sono l’orso polare nello scioglimento dell’artico, la tigre nelle foreste minacciate dell’India, la balena nelle aree povere di plancton nel riscaldamento del Nord Atlantico, l’orango nelle foreste indonesiane frammentate da più frequenti incendi e siccità …
Questi volti del cambiamento climatico si moltiplicano ogni giorno.
Per molti, il cambiamento climatico può spesso apparire remoto e nebuloso – un problema vago e complesso, lontano nel tempo, un problema che saranno i nostri nipoti a dover risolvere. Ma questo solo perché hanno ancora la fortuna di essere isolati dalle sue conseguenze imminenti. Il cambiamento climatico ha effetti reali sulle persone, sugli animali, sugli ecosistemi e sulle risorse naturali da cui tutti dipendiamo. Lasciati senza controllo, questi effetti divamperanno come un incendio.
Per fortuna, anche altri volti del cambiamento climatico si stanno moltiplicando ogni giorno.
Ogni persona che fa la sua parte per risolvere il problema è anche un volto del cambiamento climatico: gli imprenditori che vedono opportunità nel creare la nuova economia verde, gli attivisti che organizzano l’azione comunitaria e campagne di sensibilizzazione, gli ingegneri che progettano tecnologie pulite del futuro, i funzionari pubblici che si battono per le leggi sul cambiamento climatico e per la sua mitigazione, le persone comuni che si impegnano a vivere in modo sostenibile …
Il 22 aprile 2013, più di un miliardo di persone in tutto il mondo prenderanno parte al 43° anniversario della Giornata della Terra. Da Pechino a Il Cairo, da Melbourne a Londra, da Rio a Johannesburg, da New Delhi a New York, le comunità di tutto il mondo esprimeranno le loro preoccupazioni per il pianeta e promuoveranno le loro azioni per proteggerlo. Sfrutteremo questo potere per mostrare al mondo il Volto del Cambiamento Climatico. E richiameremo i nostri leader ad agire con coraggio insieme, come abbiamo fatto noi, in questo anno cruciale.
Da oggi alla Giornata della Terra, raccoglieremo e pubblicheremo le immagini delle persone, degli animali e dei luoghi direttamente colpiti o minacciati dai cambiamenti climatici – così come le immagini delle persone che stanno facendo qualcosa al riguardo. Racconteremo al mondo le loro storie. Ma abbiamo bisogno del vostro aiuto. Abbiamo bisogno di essere dei reporter del clima. Quindi, inviateci le vostre foto e le vostre storie che mostrano Il Volto del Cambiamento Climatico.
Sulla Giornata della Terra, un display interattivo digitale di tutte le immagini sarà mostrato in migliaia di eventi in tutto il mondo, tra cui negli edifici del governo federale nei paesi che producono più inquinamento di anidride carbonica. Il display inoltre sarà sempre a disposizione on-line per tutti coloro che vorranno visualizzarlo o mostrarlo.
Insieme, evidenzieremo le soluzioni e mostreremo il potere collettivo degli individui che agiscono insieme in tutto il mondo. In questo modo, speriamo di ispirare i nostri leader ad agire e noi stessi a raddoppiare i nostri sforzi nella lotta contro il cambiamento climatico.

In Italia dal 2009 il Decrescita Felice Social Network, Partner dell’EARTH DAY NETWORK anche per il 2013,  anima la Giornata della Terra promuovendo e sostenendo piccole e grandi iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi ambientali.

Il Cngei di Ragusa e l’Anfass insieme a Marina di Ragusa per festeggiare la giornata mondiale della terra

Continuano i festeggiamenti per il centenario della fondazione dell’associazione scout Cngei che ha visto impegnata la sezione iblea a Marina di Ragusa durante lo scorso week end. Ragazze e ragazzi del Cngei si sono dati appuntamento nella frazione marinara per svolgere una serie di attività che hanno coinvolto, oltre gli scout del gruppo, anche l’associazione Anfass, diversi diportisti del porto turistico e le tante famiglie. Sabato i ragazzi di Cngei e Anfass nell’ambito del progetto nazionale Earth Day (Giornata mondiale della Terra), hanno piantumato circa 50 alberi tra ulivi, carrubi e pini in un area dismessa del borgo marinaro, tra via Putignano e via Porta Venere, e che adesso diventerà un piccolo parco. Un modo per dare un contributo al miglioramento della propria città. Domenica mattina, presso il Porto Turistico di Marina di Ragusa, è stata invece la volta dello scambio culturale con i diportisti stranieri che ormeggiano al porto. I ragazzi hanno potuto visitare le barche attraccate e approfondire la vita, le pratiche e i piccoli inconvenienti della vita dei veri lupi di mare. Lo scambio è poi proseguito negli stand montati nella piazza del porto con una bella mangiata di cavati al sugo di maiale.
Fonte

Un tranquillo week end di Scie Chimiche

Pubblicato in Pubblica Evidenza da admin il 20 aprile 2013

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Un classico week end caratterizzato da notevoli irrorazioni di scie chimiche in maniera invasiva e persistente. Durante tutta la giornata si è assistito a numerosissimi voli di aerei “irroranti” che hanno finito per trasformare una giornata di pieno sole quasi estivo di metà aprile in una classica giornata di velature chimiche. Un particolare, la nostra richiesta di arcobaleno circolare fatta l’otto aprile è stata esaudita. Si ringraziano gli artefici di questo mirabolante evento.

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Haarp-Muos, guerra climatica: prove tecniche di apocalisse

Pubblicato in Articoli da admin il 18 aprile 2013
Inondazioni, siccità, terremoti e tsunami: dopo le “guerre stellari”, i cataclismi telecomandati? Bomba climatica, un fantasma si aggira per l’Europa: si scrive Muos, si legge Haarp.

Antenne potentissime, in grado di “bombardare” la ionosfera e pilotare “rimbalzi” devastanti su scala mondiale? Per l’economista canadese Michel Chossudovsky, il sistema installato in Alaska è una vera e propria arma di distruzione di massa: oltre a interferire sulle comunicazioni, le sue antenne possono influenzare i circuiti elettrodinamici delle aurore, correnti naturali di elettricità da un milione di megawatt. «E’ possibile utilizzare il vento solare per danneggiare i satelliti e le apparecchiature installate sui sistemi missilistici dei paesi nemici».

Radiazioni ad alta frequenza: il programma di ricerca più controverso al mondo s’incrocia con le attività dell’Nrtf di Niscemi, il sistema “Naval Radio Transmitter Facility” che da più di vent’anni assicura le comunicazioni con navi e sottomarini nucleari. Cui ora si affianca il “Mobile User Objective System”, l’eco-mostro di cui la Sicilia ha paura. Il Muos, nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari della marina Usa, dovrà assicurare il collegamento in tempo reale dell’intera rete militare dispiegata sulla Terra: centri di comando e controllo, logistica, cacciabombardieri, unità navali, sommergibili, reparti operativi, missili Cruise, droni. Obiettivo: decuplicare velocità e quantità delle informazioni trasmesse. C’è chi vede il rischio di un incidente dietro l’angolo: il semplice errore di un computer potrebbe innescare una guerra nucleare, chimica o batteriologica?

Le tre maxi-antenne in costruzione a Niscemi, racconta Antonio Mazzeo sul suo blog, produrranno un mix di onde elettromagnetiche capaci di penetrare la ionosfera con potenziali effetti devastanti per l’ambiente e la salute dell’uomo. Originariamente il progetto era stato previsto per Sigonella, il quartier generale dei droni Usa, ma poi gli americani si sono accorti che le emissioni del Muos avrebbero anche potuto far esplodere per errore gli ordigni della grande base Nato siciliana, celebre dai tempi in cui Craxi osò negare a Reagan la consegna dei dirottatori palestinesi dell’Achille Lauro. Da anni la Sicilia è in allarme: all’iniziale ok del governatore Lombardo è seguito il “no” dell’attuale presidente Crocetta. Sul fronte giudiziario, percorso inverso: prima la richiesta di sequestro del sito da parte della Procura di Caltagirone, poi lo stop imposto dal tribunale di Catania, nonostante la devastazione ambientale inferta all’area protetta della Sughereta di Niscemi. Da lì la nascita del movimento popolare No-Muos, che – sul modello dei No-Tav valsusini – ostacola la vita del cantiere cercando di bloccare la circolazione dei mezzi, sfidando la repressione dei reparti antisommossa. Per il Politecnico di Torino, il Muos è insostenibile: entro i 20 chilometri,  l’esposizione alle radiazioni è pericolosa per la salute e può provocare il cancro, dicono i professori Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu. Inoltre, le onde elettromagnetiche minacciano la sicurezza del traffico aereo civile, interferendo pericolosamente con la strumentazione di Antonio Mazzeobordo. Nel mirino il nuovo aeroporto di Comiso, prossimo all’apertura, ma anche quelli vicini, Catania e Sigonella. «Nel Movimento No-Muos – scrive Mazzeo – si avverte il timore che il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate Usa possa essere in qualche modo legato all’Haarp». Il famigerato “High Frequency Active Auroral Research Program” è il discusso programma di “ricerca attiva aurorale” ad alta frequenza che dal 1994 l’aviazione e la marina statunitensi portano avanti dalla base di Gakona, in Alaska. Per Washington, l’Haarp serve solo a «studiare la ionosfera ed evitare gravi fenomeni atmosferici», ma più di uno studioso ipotizza che i test e le attività della megastazione artica servano invece a creare enormi perturbazioni ambientali e climatiche.

Per il fisico indipendente Corrado Penna, le antenne Muos avrebbero fini non dichiarati di modificazione ambientale in sinergia con il sistema Haarp: secondo Penna, queste tecnologie possono servire «a causare terremoti o altri fenomeni come siccità, uragani e inondazioni, sia Corrado Pennaindirizzando le emissioni sul nucleo della Terra (influendo così sul magnetismo terrestre), sia indirizzandole sulla ionosfera». Non una parola, finora dai governi: il caso Muos non rientra nell’agenda pubblica di Roma e tantomeno in quella di Washington. Idem Bruxelles: silenzio assoluto dall’Unione Europea, che pure detta ogni giorno le sue durissime condizioni agli Stati “vassalli” dell’Eurozona. La questione è stata affrontata solo dal Parlamento Europeo a partire dal ’98, con un’audizione pubblica sull’Haarp a cui la Nato decise di non partecipare. Gli europarlamentari, ricorda Mazzeo, riuscirono comunque a scoprire che i programmi di ricerca sulle radiazioni ad alta frequenza sono condotti dai militari americani in collaborazione con l’Istituto di geofisica dell’università di Fairbanks, in Alaska. Progetti analoghi sarebbero condotti pure in Norvegia, probabilmente in Antartide, e nell’ex Unione Sovietica. «Attraverso impianti basati a terra e una serie di antenne, ciascuna alimentata da un proprio trasmettitore, si riscaldano con potenti onde radio parti della ionosfera dove si trovano enormi campi magnetici protettivi denominati “Fasce di Van Allen”, i quali intercettano protoni, elettroni e Maj Britt Theorinparticelle alfa». L’energia così generata riscalda alcune parti della ionosfera, provocando buchi e lenti artificiali. «L’Haarp può essere impiegato per molti scopi», scrive  la svedese Maj Britt Theorin, fino al 2004 eurodeputata e relatrice della proposta di risoluzione (mai adottata) sull’uso potenziale delle risorse di carattere militare per le strategie ambientali. Secondo l’allora coordinatrice della commissione sulla sicurezza del Parlamento Europeo, «manipolando le proprietà elettriche dell’atmosfera si è in grado di porre sotto controllo forze immani». E usandole come un’arma, a scopo militare, «le conseguenze potrebbero essere devastanti per il nemico». Attraverso l’Haarp «è possibile convogliare in una zona prestabilita energia milioni di volte più intensa di quella che sarebbe possibile inviare con qualsiasi altro trasmettitore tradizionale». Quella stessa energia «può anche essere indirizzata verso un obiettivo mobile, per cui si potrebbe applicare anche contro i missili del nemico».

Forse per questo Washington ha perfezionato la tecnologia Haarp nell’ambito dello “scudo spaziale”, la cosiddetta “Iniziativa di Difesa Strategica” che sviluppa le “guerre stellari” evocate da Reagan per scoraggiare l’Urss alla fine della guerra fredda. Oggi, il terminale Muos di Niscemi potrebbe essere destinato alla guerra fredda di domani, quella con la Cina. Manipolare l’atmosfera a scopo militare? Niente di nuovo, rivela il generale Fabio Mini, già comandante delle forze Nato in Kosovo. I primi esperimenti per alterare la ionosfera, racconta Mini, risalgano perlomeno alla seconda metà degli anni ’50 del secolo scorso: nel 1958 le forze armate Usa fecero esplodere tre ordigni atomici a fissione nella parte inferiore della “Fascia di Van Allen” e due ordigni a fusione nella parte alta dell’atmosfera, alterando l’equilibrio della ionosfera. Esperimenti che continuarono fino al 1962, quando le dirompenti poteste della comunità scientifica internazionale costrinsero Washington a sospenderli.

Nello stesso periodo iniziarono le sperimentazioni nucleari sovietiche nella ionosfera e nelle “Fasce di Van Allen”. «Oggi – afferma Mini – sono proprio i radar meteorologici ad individuare, spesso in corrispondenza di aree colpite da gravi fenomeni atmosferici, le segnature circolari tipiche delle onde elettromagnetiche ad alta frequenza come quelle generate dalle emittenti di onde longitudinali, onde scalari, silent sound e di quelle delle trasmittenti Haarp». In un suo recente saggio sulle guerre climatiche (“Owning the weather”, Limes) il generale Mini rileva come da ormai diversi anni la ricerca militare si sia rivolta sia alle bassissime frequenze (Elf) sia a quelle alte. «In entrambi i casi lo scopo è quello d’interferire con la ionosfera in modo da aumentare o diminuire fino alla soppressione le capacità di trasmissione di segnali radiomagnetici».

Le emissioni dei trasmettitori Haarp, che avvengono quasi regolarmente in quattro periodi dell’anno, sono in grado di inviare nella ionosfera raggi di potenza superiore al gigawatt. «Gli scienziati che si occupano del programma negano che la loro attività abbia una qualsiasi valenza militare o che interferisca con l’ambiente naturale. Tuttavia – puntualizza Mini – il termine “auroral” che fa parte del suo acronimo si riferisce al fenomeno delle aurore boreali che si determinano nella zona di confine tra ionosfera e atmosfera quando emissioni ad altissima energia provenienti dal sole vengono convogliate dal magnetismo terrestre verso i poli e vanno a collidere con le particelle più rarefatte dell’atmosfera». Haarp nega che le sue emissioni siano in grado di produrre artificialmente questo fenomeno. Eppure, «le emissioni sono dirette esattamente verso la stessa Haarpzona e hanno caratteristiche molto simili a quelle ad alta energia provenienti dal sole». Proprio a causa dell’implementazione del sistema Haarp come possibile arma climatica per manipolare l’ambiente, la commissione presieduta da Maj Britt Theorin ha chiesto inutilmente la sospensione di tutte le attività sperimentali.

Senza risultato anche l’altra richiesta dell’ex europarlamentare, intenzionata a sottoporre a un organismo internazionale indipendente l’analisi delle conseguenze giuridiche, ecologiche ed etiche dell’oscura sperimentazione in corso in Alaska. «Tutta una serie di atti normativi internazionali fanno risultare l’Haarp assai dubbio non soltanto dal punto di vista umano e politico, ma anche da quello giuridico», sostiene la Theorin, citando la Convenzione sul divieto dell’utilizzo a scopi militari o ad altri scopi ostili delle tecniche di modificazione dell’ambiente, ma anche il Trattato Atlantico, quello sui principi per il comportamento degli Stati nell’esplorazione dello spazio e la stessa Convenzione dell’Onu sulle leggi del mare. 

Top secret, il terreno è minato: Haarp sarebbe persino in grado di scandagliare a raggi X la Terra per vari chilometri di profondità, con un’apposita tomografia a effetto penetrante, per esplorare campi di petrolio e di gas, ma anche attrezzature militari sotterranee. Radar di potenza inimmaginabile, capaci di vedere oltre l’orizzonte e di definire gli oggetti a grande distanza. E’ accertato che, dalle prime bombe atomiche fatte esplodere nelle “Fasce di Van Allen”, gli Usa sondano gli effetti ad un’altezza così elevata sulle trasmissioni radio e le operazioni radar in virtù dell’intenso impulso elettromagnetico scatenato dalle deflagrazioni. Gli esperimenti hanno creato nuove fasce di radiazione magnetica comprendenti quasi tutto il globo terrestre: «Gli elettroni correvano lungo linee di campo magnetiche creando un’aurora boreale artificiale sopra il Polo Nord», aggiunge Maj Britt Theorin. «Con questi test militari si rischia seriamente di danneggiare per molto tempo la “Fascia di Van Allen”». Secondo scienziati americani, i danni all’atmosfera si ripercuoteranno per secoli. Inoltre, «l’Haarp può anche influenzare tutto l’ecosistema, soprattutto nella sensibile area antartica». E le potenti onde radio «possono causare buchi ionosferici, pregiudicando il sistema che ci protegge dalle radiazioni provenienti dal cosmo».

Fonte: Stampa Libera

A un italiano il «Nobel per l’ambiente»

Pubblicato in Articoli da admin il 15 aprile 2013

IL PREMIO ASSEGNATO A LOS ANGELES
Il Goldman Prize a Rossano Ercolini, fondatore del movimento «Rifiuti Zero»: da 15 anni non vinceva un italiano

«Sono sotto choc. Sapevo che il mio lavoro era conosciuto e seguito da molti, ma non pensavo che lo fosse anche a livello internazionale». Rossano Ercolini, 58 anni, fondatore del movimento «Rifiuti Zero», stenta ancora crederci. Perché vincere il «Goldman Environmental Prize 2013», conosciuto da tutti come il «premio Nobel dell’ecologia», non è cosa da tutti. Lui ci è riuscito lunedì. Erano 15 anni che il riconoscimento non veniva assegnato a un italiano (l’ultima fu Anna Giacobbe, nel 1998): un riconoscimento importante e una somma - 150 mila dollari - che rappresenta ad oggi la più grande somma corrisposta per l’attivismo ambientale di base.

 

IMPEGNO AMBIENTALE - Maestro elementare a Capannori, in provincia di Lucca, l’impegno verde di Ercolini parte oltre quarant’anni fa, negli anni Settanta, quando per la prima volta vennero resi noti i piani per la costruzione di un inceneritore vicino alla scuola dove lavorava. Anni dopo, nel 1994, i progetti di costruire due inceneritori a Lucca, sua città natale, lo convinsero a impegnarsi in prima linea per affrontare il problema dei rifiuti. Ma nel «curriculum» di Ercolini c’è soprattutto «Rifiuti Zero», associazione da lui fondata, che ha portato negli ultimi anni ben 117 Comuni italiani a chiudere i propri inceneritori e a convertirsi al riciclo dei rifiuti. Nel 2011, riuscì a convincere anche il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ad aderire al protocollo internazionale Rifiuti Zero. Un impegno che è stato raccontato nel volume «Zero Rifiuti» (Altreconomia) e in «Rifiuti Zero, una rivoluzione in corso» (Dissensi Edizioni ).

LE MOTIVAZIONI - Come ha spiegato la giuria del Goldman, si è scelto di premiare Ercolini poiché «quando sentì parlare dei progetti di edificazione dell’inceneritore nel suo Comune, ritenne di avere la responsabilità, come educatore, di proteggere il benessere degli studenti e di informare la comunità in merito ai rischi dell’inceneritore e alle soluzioni per la gestione sostenibile dei rifiuti domestici del paese». A partire dai suoi alunni, a cui Ercolini «ha insegnato a riciclare la carta», facendo in modo che la mensa della scuola sostituisse bottiglie e posate di plastica con brocche, bicchieri e posate riutilizzabili».

GLI ALTRI VINCITORI - Tra gli altri vincitori del premio ci sono Jonathan Deal, attivista sudafricano contro il fracking, e Azzam Alwash, ecologista che si è battuto contro la siccità delle paludi irachene. L’elenco completo dei premiati si può vedere sul sito del «Goldman prize».

LA LEGGE IN CASSAZIONE - Intanto, lo scorso 27 marzo è stata depositata in Corte di Cassazione la legge d’iniziativa popolare «Rifiuti Zero», che mira a una riforma organica del sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti e si articola attorno a cinque parole chiave: sostenibilità, ambiente, salute, partecipazione e lavoro. La raccolta firme a sostegno della proposta di legge, per riportare al centro della discussione politica le proposte virtuose nella gestione dei rifiuti, è già partita.

Federica Seneghini
fseneghini@corriere.it

Per fermare la costruzione del Muos a Niscemi i blocchi continuano

Pubblicato in Comunicati Stampa da admin il 13 aprile 2013

Stamattina si è tenuta una conferenza stampa indetta dal comitato di base NoMuos/NoSigonella di Catania, alla quale sono intervenuti Alfonso Di Stefano, Domenico Stimolo, Luca Cangemi , avvocato Sebastiano Papandrea (nostro consulente legale) e Matteo Di Gregorio del comitato NoMuos OndEvitare di Caltagirone.

Nel corso degli interventi si sono evidenziati i seguenti aspetti:

— Il successo della grande manifestazione nazionale del 30 Marzo a Niscemi ed il provvedimento di revoca delle autorizzazioni da parte della Regione Sicilia e del Presidente Crocetta non hanno fermato, ma anzi ringalluzzito l’arroganza della marina militare statunitense nella prosecuzione dei lavori di costruzione del Muos, umiliando ancora una volta la sovranità popolare e l’ARS.

— La vigilanza e la prosecuzione dei blocchi, con la presenza compatta delle mamme NO MOUS di Niscemi, hanno impedito in questi giorni il transito dei mezzi, praticando così dal basso la revoca dei lavori, vista l’inefficacia pratica dei provvedimenti istituzionali e giuridici; inoltre sono stati presentati alcuni esposti per denunciare le gravi violazioni di legge da parte della marina militare Usa, pratica purtroppo consolidata nei decenni da parte degli Usa, che considerano la nostra isola una loro colonia da riempire di basi di guerra

— La costruzione del Muos a Niscemi è parte integrante di un crescente processo di militarizzazione della Sicilia, nella quale la base di Sigonella, a partire dal ’57, ha un ruolo centrale, visto che è diventata la capitale mondiale dei droni, i micidiali aerei senza pilota, che minacciano quotidianamente la sicurezza dei voli civili del vicino aeroporto di Fontanarossa e delle popolazioni circostanti e che seminano morte per le criminali missioni di guerra Usa/Nato

— la centralità della prosecuzione dei blocchi e del presidio permanente in contrada Ulmo è l’unica garanzia per vigilare sulle violazioni dei nostri diritti costituzionali (art.11 ed art.32) sempre più negati dagli Usa e calpestati soprattutto da chi ci ha governato in questi anni a livello nazionale ,regionale e locale. Chiamiamo chi finora solo a parole si è schierato al nostro fianco a sostenere nei fatti le future mobilitazioni di lotta per fermare la costruzione del Muos e per smantellare le 46 antenne Usa NRTF, in difesa della salute, dell’ambiente e per una pacifica cooperazione dei popoli, fino alla completa smilitarizzazione della riserva SIC (Sito d’Interesse Comunitario) della Sughereta.

– Invitiamo il Presidente Rosario Crocetta ad intervenire energicamente e fattivamente per fare rispettare nell’immediato la revoca delle autorizzazioni, palesamene infranta.

Catania 12/4/2013

 Comitato di base NoMuos/NoSigonella

Forti irrorazioni di scie chimiche in provincia di Ragusa

Pubblicato in Pubblica Evidenza da admin il 12 aprile 2013

Sin dalle prime ore della mattina i nostri cieli sono stati teatro di forti irrorazioni di scie chimiche rilasciate da decine di voli aerei che sorvolano la nostra provincia. Le scie giallo-arancioni delle prime ore sono state integrate poi da quelle classiche bianche. Aerei hanno sorvolato con rotte concentriche persino i centri abitati tra lo stupore degli abitanti che pensavano si trattasse di voli acrobatici….

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Che cosa stanno spruzzando?

Pubblicato in Segnalazioni da admin il 10 aprile 2013

What In The World Are They Spraying? è un film/documentario sulle scie chimiche/Geoingegneria della TruthMedia Productions che promette di aumentare l’interesse delle persone verso questo fenomeno. Delle scie chimiche si è già parlato a lungo e il produttore Michael Murphy assieme al regista Paul Wittenberger hanno collaborato con l’autore di fama mondiale e produttore di film documentari G. Edward Griffin per unire le loro competenze e le loro ricerca per porre fine al dibattito sulle scie chimiche. E’ è il primo documentario in assoluto sulle scie chimiche.

Michael Murphy: Il produttore

Michael Murphy è un giornalista indipendente ed attivista politico dalla zona di Los Angeles il cui lavoro si concentra su questioni che vanno ben oltre gli interessi dei media. In questa intervista esclusiva con Suite101, Michael Murphy spiega il suo film:

S101: Lei ha prodotto diversi piccoli film sulle scie chimiche. Qual è stato il fattore decisivo per la produzione di un documentario full-length su questo argomento?

MM: Poco dopo aver prodotto, Io e Paul Wittenberger, Enviromental Deception: The difference between contrails and chemtrails, abbiamo deciso di fare una ricerca più approfondita sulla questione. Nel febbraio del 2010, la nostra curiosità ci ha portato presso il meeting dell’Associazione Americana per il Progresso della Scienza tenutosi a San Diego dove gli scienziati hanno discusso i vari modelli di geoingegneria. Alcuni di quelli includevano aerosol nella stratosfera dove gli scienziati avevano proposto l’irrorazione di 10-20 milioni di tonnellate di alluminio e di altre sostanze in atmosfera per l’obiettivo dichiarato di raffreddare il pianeta. Tutto ciò mi portò a scrivere un articolo “What In The World Are They Spraying?”. Questo articolo è stato il catalizzatore di partenza per il documentario.

S101: A che punto era questo progetto quando G. Edward Griffin è salito a bordo?

MM: Eravamo circa ad un terzo del lavoro quando Edward G. si unì a noi. E’ stato interessante, Paul e io effettivamente siamo andati a casa sua per intervistarlo su una questione diversa quando decisi di chiedere lui circa le scie chimiche/agenda della geoingegneria. Dopo l’intervista, è apparso chiaro che condividevamo le stesse preoccupazioni su questo problema. G. Edward mi chiese di inviarli una prima bozza del film e promise che ci avrebbe aiutato con il finanziamento del film. Circa una settimana più tardi, dopo aver ricevuto la bozza, si offrì di aiutare e diede il via ad una campagna di raccolta fondi. In due giorni avevamo raggiunto i nostri obiettivi di finanziamento.

S101: Durante la raccolta delle informazioni, hai scoperto qualcosa che ti allarmato?

MM: Sì. Se dovessi iniziarne a discutere dovrei andare avanti per una settimana ma voglio condividere una cosa. Durante il nostro viaggio al Monte Shasta nel nord della California, siamo rimasti scioccati dai nostri risultati. Questa zona ha perso le foreste e la vegetazione. Attraverso test, gli scienziati hanno scoperto che il suolo in tutta questa zona era in media, ad un livello di pH che superava di 10 volte l’alcalinità normale. Ci hanno detto che la vita vegetale in questo settore richiede terreni acidi per crescere ma se si aumenta l’alcalinità la vegetazione è destinata a morire. Ulteriori test hanno rivelato una presenza migliaia di volte superiore  alla quantità normale di alluminio e bario. L’ alluminio agisce come un buffer e cambia il pH del terreno in acido quando aggiunto in forma libera. Ironia della sorte, l’ossido di alluminio è un ingrediente dei modelli menzionati di geo-ingegneria.

S101: Lei è stato invitato come relatore ad un simposio internazionale sulle scie chimiche in Belgio all’inizio di quest’anno.  Hai notato una maggiore consapevolezza nelle persone europee rispetto che in quelle americane?

MM: Sì, sicuramente. Abbiamo effettivamente parlato con un sacco di europei. Molti di coloro che abbiamo parlato di credere che gli americani in generale, siano più interessati agli sport e all’intrattenimento piuttosto che a quelle che sono le vere questioni che influenzano la nostra salute e la nostra libertà.

Chemtrails vs contrails

Alcune persone credono che le chemtrails siano delle scie normali lasciate nella scia dei jet che volano ad alta quota. Eppure innumerevoli testimoni hanno osservato aerei da cui usciva una sostanza che si trasformava poi in nuvole, e altri aerei che sembravano volare alla stessa quota, che lasciavano una normale scia di vapore acqueo (che scompariva dopo poco). Gli attivisti delle scie chimiche su Facebook fanno parte di questi testimoni.

Le scie chimiche nelle news

I maggiori media non hanno affrontato le chemtrails come un fatto di cronaca. Tuttavia, una emittente di news non ha solo riportato la notizia ma ha anche condotto dei test. La KSLA News 12 in Louisiana, ha condotto i propri test, che coincidono con ciò che si dice: le scie chimiche stanno rilasciando elevate quantità di bario e alluminio nell’atmosfera che ricadono lentamente a terra. Le scie chimiche non sono nuove. Alive riportò che nell’inverno del 1998, che delle scie chimiche che oscuravano il cielo sono state “osservate da migliaia di testimoni oculari, tra cui piloti, ufficiali di polizia ed ex militari del Canada, Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia e paesi alleati europei“.

Per Approfondimenti
Dossier Scie Chimiche
Video del Dossier

Attivisti no Muos: “Ci sono tecnici al lavoro di nascosto”

Pubblicato in Articoli da admin il 9 aprile 2013

Annunciano che torneranno alle barricate a Niscemi: “Si continua a lavorare al sistema satellitare malgrado la revoca del governo regionale”.

NISCEMI. La tregua rischia di saltare. Gli attivisti No Muos annunciano che torneranno alle barricate, a Niscemi, per impedire il passaggio di uomini e mezzi diretti alla base Usa di contrada Ulmo dove «tecnici continuano a lavorare di nascosto alla costruzione del sistema satellitare ad alta frequenza malgrado le ordinanze di revoca delle autorizzazioni emesse dal governo regionale». A sostegno della tesi il comitato mostra le immagini registrate a distanza dal reporter free-lance nonchè regista Manolo Luppichini che sta realizzando un documentario, sulla stessa linea di quello realizzato in Val di Susa, dal titolo ‘Fratelli di Tav’. Nel filmato, ripreso da diversi siti, si vedono operai in attività vicino alla parabola del Muos, che entrano ed escono da una botola sottostante il grande radar, dove sarebbero stati posati cavi elettrici e realizzati collegamenti. «Ci sentiamo tradite, prese in giro dagli americani che avevano garantito il blocco assoluto dei lavori - dice Concetta Gualato, coordinatrice delle ‘Mamme No Muos’ - Temevamo che fosse tutto un imbroglio perchè già una volta scoprimmo elettricisti di Niscemi viaggiare sui convogli militari travestiti da soldati. Ma ci presero per visionarie e ci denunciarono per i blocchi».  Il movimento ha deciso di convocare, tra domani e mercoledì, a Niscemi, il coordinamento di tutti i gruppi No Muos per concordare iniziative congiunte.  

IL SINDACO DI NISCEMI: “CROCETTA FACCIA RISPETTARE LA REVOCA”. Una copia delle immagini di tecnici che avrebbero continuato a lavorare alla costruzione del Muos, il sistema satellitare ad alta frequenza militare Usa, dopo le ordinanze di revoca delle autorizzazioni emesse dal governo Regionale Siciliano è stata inviata dal sindaco di Niscemi, Francesco La Rosa, al governatore Rosario Crocetta e all’assessore al Territorio, Mariella Lo Bello, e al prefetto di Caltanissetta perchè «intervengano urgentemente». «Il presidente Crocetta - ha affermato il sindaco di Niscemi - deve imporre agli americani il rispetto delle sue ordinanze di revoca, se non lo farà e se non ci sentiremo tutelati ci rivolgeremo alla magistratura».  La Rosa ha anche «lanciato un appello alla mobilitazione ai sindaci del territorio, perchè - ha osservato - non è più tempo di passerelle, ma è l’ora di agire».

Fonte: Giornale di Sicilia

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