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Tutte le salmonelle finiscono in gloria

Pubblicato in Pubblica Evidenza da admin il 11 agosto 2013

​«Mamma, posso fare il bagno?» era, fino a qualche anno fa, l’innocente quesito che il pargolo anelante la frescura delle onde rivolgeva alla propria genitrice, sentendosi rispondere, immancabilmente: «Sì, ma non ti allontanare troppo»; oggi, alla stessa domanda, è probabile che la madre, dopo aver chiesto al figlio qualche secondo per la risposta, si rivolga al marito: «Caro, cosa dicono l’Arpa, l’Asp, la Capitaneria di Porto, i NAS e la Procura sul nostro mare?», e il coniuge: «Dicono che il mare è pulito, tranne nei punti in cui è pieno di colibatteri fecali.»
​Dopo un anno di indagini appassionanti e sequestranti, questa è la massima sintesi dei risultati ottenuti: le nostre acque sono balneabili, tranne che alla foce dei fiumi, in prossimità degli scarichi dei depuratori e nei porti. Conclusione di certo poco tranquillizzante perché, ad eccezione delle acque dei porti per ovvî motivi, non si vede perché dovrebbe essere naturale il superamento della soglia di inquinamento vicino agli scarichi dei depuratori, se non nel caso in cui questi impianti non depurino bene e in prossimità delle foci dei fiumi, se non certificando come fatto notorio che nei canali si butti impunemente ogni genere di porcheria.
​Il Procuratore della Repubblica di Modica, dottor Puleio, ha scritto recentemente ai sindaci del Comprensorio (Scicli, Modica, Pozzallo e Ispica) chiedendo loro cosa abbiano intenzione di fare a fronte di dati preoccupanti sullo stato delle loro coste. I sindaci, dal canto loro, si sono rivolti all’Asp che, tramite il Laboratorio Provinciale d’Igiene Pubblica, ha fatto sapere che il nostro mare è balneabile nei limiti di legge, e che ogni voce contraria – compresa quella della Procura? – è priva di ogni fondamento.
​L’indagine sull’inquinamento dei nostri mari partita un anno fa dopo la denuncia del sindaco di Modica, Antonello Buscema, sembra arrivata al capolinea. Dopo il dissequestro di uno dei tre villaggi, il Marsa Siclà, il mancato ritrovamento di tubi nascosti o di scarichi occulti, l’indagine prosegue con l’analisi dei terreni attraverso una costosa perizia. In realtà, molti quesiti posti dalle indagini avrebbero potuto agevolmente trovare risposta in un documento della Regione Siciliana, datato dicembre 2007, dal titolo: “Piano di Tutela delle Acque della Sicilia”, composto da circa mille pagine dentro alcune delle quali si trovano descritte nel dettaglio tutte le nefandezze del sistema idrico e fognario della fascia costiera che va da Scicli a Capo Passero. Nel “Documento di Sintesi del Piano di Tutela”, alle pagine 239 – 241 (258 – 260 nel documento pdf), si trovano elencate tutte le criticità che presenta il bacino idrografico “Scicli”: dal mancato completamento della rete fognaria in alcune località, allo scarso funzionamento dei depuratori, con perdite nelle condotte; dall’inquinamento da parte dei reflui urbani e industriali, non collettati ai depuratori, nei corsi fluviali superficiali e cattivo funzionamento degli impianti di depurazione alla contaminazione da residui agricoli e pericolo di contaminazione dei pozzi. Non mancano nemmeno riferimenti alle numerose perdite della rete idrica, sia per la cattiva manutenzione che per la vetustà degli impianti.
​Sul reale, alto tasso d’inquinamento delle falde acquifere da parte dei prodotti utilizzati in agricoltura, arriva in soccorso una recentissima pubblicazione, aggiornata a luglio 2013, dell’I.S.P.R.A. (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale), dal titolo: “Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque”. Nel documento, peraltro liberamente scaricabile da Internet, come pure gli altri due documenti citati, nelle pagine 30, 31, 40, 51 e 52 si troveranno delle esaurienti cartine dei luoghi di massimo inquinamento in Sicilia e degli inquinanti trovati. E poiché in Sicilia la provincia di Ragusa costituisce un unicum per quanto riguarda l’agricoltura intensiva, essa è anche la provincia con il più alto tasso d’inquinamento da pesticidi.
​La sana e istruttiva lettura di questi documenti, che consiglio a tutti, soprattutto agli inquirenti e ai periti, dà una radiografia accurata del territorio, poco cambiata dal 2007, anno del documento sullo stato delle acque, tanto più che in quello studio si prevedeva in 92 milioni e 279 mila euro la somma occorrente per sistemare tutte le criticità di questo bacino, della quale non si è finora speso granché, forse nemmeno un tallero.
​La sconfortante conclusione è che la Procura, i Comuni, le aziende sanitarie, i consorzi bonificanti (e da bonificare) nulla possono per la soluzione di un problema che non è contingente, ma sistemico.
​Nel frattempo la pubblica opinione sbanda confusa, siccome gregge aggredito dai lupi dell’informazione; tra chi vuole le coste pulite come la coscienza di un neonato e chi non è di questo parere, tra il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà, troviamo pure l’informazione matematica, di quelle che ti propina il Tg regionale ove qualsiasi cosa tu dichiari, qualsiasi sia l’argomento trattato, di chiunque si parli se ne fa radice quadrata e chi ha voglia di capire capisca quello che vuole. Tanto i secondi disponibili sono sempre centottanta per notizia, sia essa riguardante l’onestà politica di Lombardo (per la quale tre secondi bastano e avanzano), sia un argomento complesso come il sequestro di tre villaggi turistici e 400 famiglie nella… posidonia oceanica, il Tg Tre, imperterrito, lavora di forbici più che di compasso e, alla fine, tutte le salmonelle finiscono in gloria.
​Del resto, dopo aver inanellato, questi Tg, un calo di ascolti che continua ormai da anni, fatti fuori persino gli angeli di Natale per far posto a qualche altra pecorella nel Presepe, cosa volete che sia per questi veri signori il concetto di informazione, ormai opaco e puzzolente come i prati della posidonia?

Fonte: Paolo Oddo da La Pagina

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